The Witcher: Nightmare of the Wolf a.k.a. anche Vesemir aveva una vita sociale

Dopo il successo della prima stagione di The Witcher, Netflix ha immediatamente cominciato a lavorare con lo scopo di ampliare la presenza del mondo di Sapkowski sulla piattaforma. D’altronde, l’universo con protagonista Geralt di Rivia ha dimostrato, sin dal successo della trilogia videoludica, di essere in grado di permeare con incredibile facilità i linguaggi più disparati, raggiungendo sempre degli ottimi risultati. Con questi ottimi precedenti, supportati dal successo di serie come Castlevania, anche l’idea di far incontrare la mitologia slava con l’animazione giapponese deve aver fatto molta meno paura.

Il lungometraggio introduce un personaggio inedito nella serie, ma ben conosciuto dai fan dei romanzi e dei videogiochi come mentore di Geralt. Il protagonista di Nightmare of the Wolf è un giovane(70 anni o giù di lì) Vesemir, all’apice della sua carriera da strigo. A ridosso del suo ritorno alla fortezza di Kaer Morhen per l’inverno, però, si imbatte in una presenza misteriosa nella foresta di Kaedwen. A questa nuova minaccia da affrontare, si unisce la campagna di diffamazione contro i witcher della maga Tetra, che fa di tutto per spingere il re a sterminare i cacciatori di mostri. Vesemir, quindi, non dovrà soltanto affrontare qualunque cosa si agiti tra gli alberi, tra le macerie lasciate indietro dagli elfi, ma anche ripulire la sua reputazione e quella dei suoi fratelli, tacciati di essere dei mercenari imbroglioni e senza scrupoli e creature nate da una magia perversa.

Nightmare of the Wolf parte da premesse totalmente differenti rispetto a quelle introdotte dalla serie tv. Se The Witcher voleva essere una serie fantasy adatto, più o meno, a tutti; questo lungometraggio inizia sì come stratagemma meno pedissequo per colmare alcune lacune lasciate dalla season 1, ma passa presto da spin-off informativo a prequel di approfondimento decisamente più macabro.

Se Geralt è sempre stato uno strigo, per certi versi, reticente, Vesemir ha scelto questa strada volontariamente, per quanto un ragazzino possa fare e, nonostante i suoi momenti di incertezza, è soddisfatto della sua vita fatta di decapitazione di mostri, monete d’oro e tanto alcool. É fiero di quello che fa e si gode il suo posto nel mondo con una certa spavalderia, tenendosi lontano dai problemi degli uomini, perché comprende e accetta il fatto di essere tollerato soltanto in funzione del suo ruolo di sterminatore di mostri. Non è privo di morale, ma quel che ne è rimasto dopo la prova delle erbe procede di pari passo col suo arrivismo; necessario quando mezzo mondo vuole ucciderti e quelli che restano vogliono fregarti. Non è un bel posto la terra di Nightmare of the Wolf, carica d’odio, straripante di corruzione, dove la legge del più forte non lascia scampo e tutto questo viene comunicato a livello visivo dai toni cupi dell’animazione e da scene d’azione incredibilmente cruente, che lasciano in primo piano sangue e violenza.

Nightmare of the Wolf dedica molto più spazio alle ripercussioni etiche che si celano dietro la creazione dei Witcher, processo dai toni decisamente sinistri, che nella serie, ma anche nei videogiochi e nei romanzi, lascia un po’ il tempo che trova. Non solo una transizione violenta fatta su ragazzini a stento consenzienti, costretti al sacrificio a causa della povertà in cui sono cresciuti, ma anche una mutazione che colloca i sopravvissuti in un limbo: non sono umani, non sono mostri, non sono maghi; una incrocio che li condanna ad essere rifiutati da tutti e tollerati solo per un tornaconto o per paura.

Il lungometraggio è una lunga digressione sull’odio e il rifiuto del diverso, temi che vanno a braccetto con l’ambientazione medievale, ma che in fondo strizzano l’occhio anche al dilagare degli estremismi contemporanei e ai rischi di una propaganda cieca e diffamatoria, che aizza contro tutto ciò che non si conforma ad uno status quo predefinito.

The Witcher: Nightmare of the Wolf presenta Vesemir in una veste tutta nuova, attirando gli appassionati di lunga durata delle avventure degli strighi, incuriositi dalle origini di un personaggio tanto amato. Allo stesso tempo sposta l’attenzione sui dilemmi etici e morali che sono alla base dei videogiochi e dei libri e a cui i fan sono da tempo abituati; ma che, per necessità, erano stati soltanto accennati nella prima stagione dello show. In conclusione, con quest’anime Netflix decide di alzare la posta in gioco, con ottimi risultati.

P.S. Solita, ma doverosa nota sul doppiaggio: guardatelo in inglese.

3 pensieri su “The Witcher: Nightmare of the Wolf a.k.a. anche Vesemir aveva una vita sociale

      1. Grazie a voi per la risposta! Anche se non vale nulla rispetto al vostro, anch’io ho appena pubblicato un nuovo post, in cui racconto una storia molto bella e molto commovente… spero che vi piaccia! 🙂

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