Loki 1×03: da Dio dell’Inganno a Dio del Vino

In ritardo epocale, diamo la colpa ai Signori del Tempo, arriva il recap del terzo episodio di Loki, giusto in tempo per godersi il quarto su Disney+. Vista la tempistica, non c’è tempo per introduzioni e premesse, quindi senza cincischiare, fiondiamoci nell’azione.

Se ci fosse un test del tipo “Sei un Loki o un Thor?”, ecco io sarei decisamente un Thor perché ho la perspicacia di Homer Simpson e ci ho messo un paio di minuti per capire che stavo guardando Lady Loki interrogare C-20 all’interno di una sorta di illusione. Eppure è Loki anche lei, avrei dovuto aspettarmelo.

Apparentemente Lady Loki ha messo in piedi tutto questo teatrino soltanto per poter entrare alla TVA, peccato che nessuno l’avesse avvisata dell’inefficacia della magia all’interno dell edificio. E qui se ne vanno tutti i piani di un approccio stealth, un po come me quando gioco ad Assassin’s Creed e finisco a scappare da un forte con mezzo esercito a corrermi dietro. La tipa, però, non se la cava così male col corpo a corpo e, per ora riesce a farsi strada.

Anche Loki, che ricordiamocelo l’aveva seguita attraverso il portale, arriva alla TVA e, prima di partire all’inseguimento, o quello che pensiamo sia un inseguimento, recupera i suoi pugnali.

A questo punto io sono convinta che nel primo episodio Loki abbia beccato l’unica Minuteman in grado di fare il suo lavoro, perché Lady Loki si fa strada tra loro con grande eleganza e nonchalance.

Le due varianti di Loki si incontrano e, successivamente, scontrano con la stessa intensità di due bimbi che litigano all’asilo per un giocattolo, fino all’arrivo di Ravenna Renslayer, che mette tutti in castigo. Usando uno dei TemPad rubati da Lady Loki, l’altro Loki li trasporta via dalla TVA, facendoli purtroppo atterrare sulla luna Lamentis-1 nel 2077, a ridosso della sua distruzione a causa di uno scontro con un altro pianeta. Certo che Loki e la distruzione di pianeti è uno schema ricorrente, diamine, togliamocelo ‘sto vizio.

Le due varianti cominciano a litigare animatamente tra loro a suon di accento inglese: prima cercano di incantarsi a vicenda, poi di nuovo di trapassarsi con una lama e poi, riconnettendosi con la loro natura di persone intelligenti, capiscono che devono lavorare insieme se vogliono salvarsi dall’ennesima apocalisse: Loki, infatti, ha nascosto il TemPad e Lady Loki, che non vuole essere chiamata così, ma ancora non ha condiviso con noi il nome che preferisce, sa come ricaricarlo. Sì perché, apparentemente, le apparecchiature della TVA utilizzate per salvare la Sacra Linea Temporale si scaricano come il mio smartphone dopo aver passato troppo tempo su Instagram.

Lady Loki vuole essere chiamata Sylvie. Loki ti presento Sylvie. Può funzionare. Andiamo avanti.

Rettifico, non può funzionare. Litigano più di Tony Stark e Cap agli albori della loro turbolenta relazione ed essendo due cinici senza fiducia nel prossimo le cose non possono che peggiorare. Ed infatti entrambi vengono blastati in aria da una signora armata alla quale volevano chiedere informazioni. Prima che la simpatica signora li riduca in polvere, riescono a venire a conoscenza di un treno che porta ad una fantomatica arca, una navicella spaziale d’evacuazione.

Arrivati alla stazione è ormai chiaro che quest’episodio è uno sfoggio delle reciproche abilità per cercare di fare colpo sull’altro e quindi non si rendono neanche conto di aver collaborato in maniera quasi amichevole per riuscire a salire a bordo del treno.

Una volta seduti e dopo aver litigato ancora (vi prego, basta qualcuno li fermi) trovano finalmente un argomento neutrale: la mamma. Ed è sempre bello vedere Loki parlare di Frigga, perché è l’unica che lui ama incondizionatamente, così tanto che quando ne parlo anche io la amo.

Si passa dal puro amore materno all’amore meno puro e a questo punto capiamo che in fondo Loki e Sylvie non si fanno ingannare dall’eteronormatività, ma per sciogliere tutte le riserve sull’amore Loki ha bisogno di alcool.

E niente, l’abbiamo lasciato Dio dell’Inganno e lo ritroviamo Bacco, mentre beve e canta come un degno erede di Meriadoc Brandibuck e Peregrino Tuck.

Ora che è ubriaco come Thor nei suoi momenti migliori, può scogliere i dubbi sull’amore, che nella sua visione è come un coltello immaginario. Non commento neanche, basta l’espressione di Sylvie.

Naturalmente i due non potevano non attirare l’attenzione e concludere il viaggio in caciara, trasformando il viaggio in treno in una rissa da bar, che culmina con Loki che vola fuori da un finestrino e Sylvie che lo segue perché ha bisogno del TemPad.

Piuttosto inutile considerando che Loki ha rotto il TemPad. Loki, che sarà anche un Dio dell’Inganno, ma ha davvero bisogno di una masterclass su come comunicare con le sue varianti, ha l’idea di dirottare l’arca e riuscire a farla partire, nonostante la Sacra Linea Temporale preveda che non riesca a lasciare il pianeta in tempo. Vai, che creiamo l’ennesima anomalia.

E parlando di TVA, Loki, indagando sui poteri di Sylvie scopre che in realtà gli agenti del TVA non sono creati dai Custodi del Tempo, ma sono state tutte Varianti e non sembrano ricordarselo.

A questo punto i due arrivano nella città da dove partirà l’arca, ma prima che possano salire a bordo, in pieno stile Loki, per cui le cose possono sempre andare peggio, la navicella viene distrutta dal frammento del pianeta che è in rotta di collisione con la Lamentis-1.

E così si conclude questo terzo episodio di Loki! Godetevi il quarto che, ricordiamolo, è in uscita oggi. Alla prossima!

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