Gli Irregolari di Baker Street – Alla prossima versione di Holmes e Watson una pipa in omaggio

Con il titolo abbiamo scherzato, ma se state effettivamente pensando di dare una possibilità a Gli Irregolari di Baker Street, ultima serie in casa Netflix, per soddisfare la vostra dose mensile dei canonici Sherlock Holmes e John Watson, vi avvisiamo da ora, cambiate aria serie. Ve lo diciamo col cuore, finireste soltanto per innervosirvi, perché gli otto episodi della prima stagione hanno in comune con i libri di Sir Arthur Conan Doyle soltanto la Londra vittoriana e un paio di personaggi.

La storia prende spunto dai gruppi di ragazzini che, per conto di Sherlock Holmes, raccoglievano informazioni tra le strade di Londra. Gli Irregolari, però, sposta l’attenzione dal duo di investigatori, concentrandosi su un gruppo di teenagers alle prese con degli eventi sovrannaturali.

Bea, sua sorella Jessie, Billy e Spike vivono in uno scantinato nei pressi di Baker Street. I quattro vengono ingaggiati da un quantomeno sgarbato John Watson impegnato a risolvere un caso di neonati scomparsi, che assume presto dei tratti paranormali. Al gruppo si unisce anche l’aristocratico Leopold che, con il nome di Leo, cerca di lasciarsi alle spalle la noiosa vita a corte. Il gruppo dovrà cimentarsi con una serie di crimini sempre più cruenti, cercando contemporaneamente di venire a capo degli strani incubi che affliggono Jessie.

A questo punto sento i puristi pronti all’autocombustione, ma prima di urlare al sacrilegio e sottolineare le differenze con i romanzi, Gli Irregolari riesce a sviluppare la sua anima teen, senza però abbandonare una trama che poi così teen non è. Nonostante, infatti, peschi a piene mani da altri titoli Netflix, Stranger Things in testa, si accosta anche a temi più maturi e punta ad una caratterizzazione dei personaggi che non lascia nulla al caso. Le relazioni tra i protagonisti sono articolate e complesse; anche il rapporto tra Holmes e Watson è indagato in maniera meno patinata e la dipendenza da oppiacei del detective è descritta come un problema reale e non semplicemente come il vezzo di una mente straordinaria.

La serie riesce a presentare una storia dalla struttura solida e ricca di colpi di scena ed ha il pregio di non avere cali di ritmo negli otto episodi, che sembra cosa facile, ma non è da dare tanto per scontata. Certo, sono presenti alcuni clichè, ma la serie è spensierata abbastanza da non farceli pesare in maniera eccessiva.

Altro pregio è sicuramente il modo in cui la trama paranormale e quella teen si intrecciano tra loro, preferendo una narrazione fatta di continui incontri delle due facce della serie, piuttosto che presentare al pubblico due rette parallele che non si incontrano mai.

A collaborare alla buona riuscita della serie anche la rappresentazione della Londra vittoriana, ricca di sfaccettature e contraddizioni, fatta dell’opulenza dell’Impero e del grigiore della Rivoluzione Industriale. In questo ambiente i personaggi si incastrano a perfezione e neanche la contemporaneità dei dialoghi sembra intaccare la credibilità di ciò che vediamo.

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