Anna: Luc Besson ci riprova

A Febbraio 2021 è arrivato su Amazon Video, senza passare per la sale, Anna l’ultimo spy-movie firmato Luc Besson.

Dopo due film non esattamente riusciti, Lucy (2014) e Valerian e la Città dei Mille Pianeti (2017) stavolta il regista prova a tornare alle origini, pescando a piene mani, e senza troppe remore, dal suo titolo più famoso: Nikita.

Anna è un’agente del KGB nei primi Anni ’90, che arriva Parigi con una copertura da modella, con il compito di eliminare bersagli e ottenere informazioni sotto la supervisione di Olga. La ragazza, però, non è davvero interessata al lavoro di spia e spera soltanto di poter compiere al più presto il proprio lavoro per ottenere la sua libertà, dopo un passato ricco di traumi e un presente in un organizzazione che fa del controllo il suo caposaldo. Rompere i collegamenti con lo spionaggio si dimostrerà, in un periodo di tensione tra est e ovest sempre più esacerbato, ulteriormente complicato di quanto il suo mentore Alex le avesse fatto credere e Anna si troverà presto al centro della lotta silenziosa tra CIA e KGB.

Il film è un pastiche dei titoli del genere e non solo rimettendo in scena la spia dal passato turbolento di quello che è probabilmente il film più famoso di Besson. Il mondo di Anna è fatto di spie femminili e letali, come Lorraine di Atomic Blonde e fughe rocambolesche alla Jason Bourne, ma anche momenti di burocrazia e noiosa gerarchia in stile La Talpa e scene in cui tutti i riferimenti sopra citati vengono inscenati in maniera poco credibile e quasi comica come si avevamo già visto in Operazione Uncle. Anche da questi elementi si evince che Anna è un film che non si è imposto come prerogativa la credibilità di ciò che viene messo in scena, a partire dall’ambientazione storica decisamente barcollante che colloca le vicende in un non-tempo che dovrebbero essere i primi anni’90, ma che non lo sembrano mai davvero.

La sceneggiatura arranca, le scene d’azioni mancano decisamente di impatto e pescano fin troppo da altre pellicole. Il film fa affidamento fin troppo all’utilizzo di flashback per spiegare o ribaltare ciò che lo spettatore ha appena visto, finendo così per privarlo del gusto di mettere insieme i pezzi del puzzle.

Restano solo i personaggi e le loro interazioni a scuotere gli spettatori. Ad accompagnare la protagonista, che riesce bene nel veicolare l’insofferenza della condizione vissuta, c’è una Helen Mirren, nei panni di Olga, che è una handler a metà strada tra George Smiley(La Talpa) e Alexander Waverly(Operazione Uncle). Controparti maschili Luke Evans e Cillian Murphy, rispettivamente nei panni di Alex e Leonard, espressioni ben sviluppate di due facce dello spionaggio e che trovano nell’essersi invaghiti di Anna l’unico punto in comune.

In conclusione, Besson mette in piedi un fin troppo evidente gioco di scatole cinesi, una struttura a matrioska, che invece di essere incorporata in modo graduale, viene lasciata sotto gli occhi dello spettatore, fino a penetrare nella trama come chiave di lettura.

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