Ava: quando Jessica Chastain non basta

Noi avevamo già discusso in precedenza la nostra venerazione per Jessica Chastain. Per noi resta ancora una delle attrici migliori della sua generazione, anche quando lascia ruoli più drammatici per destreggiarsi in film action, genere in cui i ruoli per i personaggi femminili sono in costante aumento ora che le case di produzione tentano la strada della maggiore inclusione. Dopo la sua partecipazione in X-Men – Dark Phoenix e It – Capitolo Due, e in attesa di The 355, spy-movie ad alto budget della Universal, ha prodotto e recitato in Ava, film d’azione a medio budget che ha visto saltare la distribuzione in sala a causa della pandemia e distribuito in Italia su Netflix dal 15 Gennaio.

La trama segue molti cliché del genere, con la protagonista Ava che per mettersi alle spalle alcolismo e tossicodipendenza si arruola nell’esercito, per poi diventare un’assassina professionista per conto di una misteriosa organizzazione. A ridosso della morte del padre e di alcuni intoppi sul lavoro, che ormai le crea mille dubbi, Ava torna a Boston, sua città di origine, per confrontarsi con la famiglia che non vede da anni e con cui ha un rapporto freddo e a tratti conflittuale. Mentre cerca di risolvere i suoi problemi personali, però, il gruppo per cui lavora comincia a considerarla una mina vagante e ordina la sua eliminazione.

Ava segue le orme di Atomica Bionda e Red Sparrow poi, ma se si ispira alla prima per le intense scene action, prende dalla seconda i problemi di trama e ritmo, che non riescono a far uscire il film dalla mediocrità. Il film è chiaramente retto interamente dalla performance della Chastain, che riesce nel compito di dare sfumature ad un personaggio che non sembra averne, e dalle breve apparizioni di John Malkovich e Colin Farrell, nonostante si limitino comunque a fare il minimo sindacale.

La decisione di condensare l’intera vita della protagonista nei titoli di testa aiuta a guadagnare minuti e a dare una veloce panoramica della sua vita, ma risulta impersonale e freddo, scelta che funziona poco considerando quanto il passato della protagonista influenzi la trama. I dubbi sull’identità di Ava si uniscono a quelli sull’organizzazione per cui lavora, culminando in una trama in cui allo spettatore non è mai davvero chiaro perché certe cose stiano accadendo: non ci sono eventi totalmente senza senso, ma le motivazioni, le scelte e le azioni dei personaggi non riescono mai a vantare una vera solidità.

Ava cerca di compensare i problemi di trama con ottimo cast, scene d’azione col giusto ritmo e un reparto tecnico che, sebbene peschi a piene mani da titoli simili, fa il suo lavoro; senza riuscire però a relegare in un angolo della mente dello spettatore la sensazione di guardare un lavoro incompleto.

Vi lasciamo il trailer come al solito, ma vi avvisiamo, è molto spoiler.

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