His Dark Materials (Season 2)

Appena terminata la seconda stagione su Sky Atlantic, His Dark Materials si conferma una delle serie di punta della HBO, che non solo si prende l’onere di portare sullo schermo una serie di romanzi mai, fino ad ora, adattati con successo; ma lo fa anche con uno sforzo produttivo non indifferente che, anche in confronto alla prima stagione, si prefigge standard sempre più alti.

La seconda stagione ha inizio esattamente dove si era fermata la prima: in una valle di lacrime con alle spalle una montagna di guai.

Asriel ha attraversato l’anomalia che ha aperto sacrificando il povero Roger, Lyra l’ha seguito, Marisa cerca Lyra, il Magisterium assilla Marisa, l’odio delle streghe per il Magisterium si moltiplica e Lee Scoresby si preoccupa. Mentre, in una Oxford parallela a quella di Lyra, Will Parry attraversa a sua volta un varco. I nostri due giovani protagonisti si ritrovano, quindi, a Cittagazze, una sorta di crocevia tra i mondi, e dopo un inizio un po’ traballante, uniscono le forze per sopravvivere in una città fantasma e assediata da spettri e raggiungere i propri obiettivi: Lyra spera di ottenere nuove informazioni sulla polvere nella Oxford di Will e il ragazzo, invece, vorrebbe tanto non farsi arrestare dalla polizia, che è alla ricerca della corrispondenza di suo padre John. Nel frattempo, Lee Scoresby parte alla ricerca di Stanislaus Grumman, che potrebbe aiutarlo a proteggere Lyra, e Marisa cerca sua figlia, tutto questo mentre il controllo del Magisterium si inasprisce e le streghe cominciano a mal sopportare le loro angherie.

In tutto questo macello, di Asriel manco l’ombra. Figuriamoci.

Non siamo in grado di fare paragoni con i libri, ma la storia è stata sviluppata con la massima accuratezza possibile in soli sette episodi, anche se l’impressione è che dieci episodi sarebbero stati più adatti per seguire al meglio tutti i filoni narrativi e sviluppare al meglio le nuove relazioni che si sono andate a formare tra i personaggi. Inoltre l’episodio incentrato su Asriel, cancellato a causa della pandemia, sarebbe stato decisamente utile a capire meglio dinamiche che, alla fine, sono state solamente accennate e che dovranno essere introdotte nella terza stagione, togliendo spazio al materiale dell’ultimo libro.

Nonostante il tempo non sia stato dalla sua parte, la serie riesce comunque a brillare grazie ad altri fattori. Sicuramente interessante come questa seconda stagione, più della prima, crea un ampio spettro di personaggi definibili “antagonistici”: lontane le figure rassicuranti dei Gyziani e lasciata alle spalle la protezione di Yorek Byrnison, sono le nature egoistiche di personaggi come Marisa Coulter e Lord Boreal a dominare lo schermo, insieme alle vedute ristrette dei membri del Magisterium e agli spettri che dominano una città fantasma. Improvvisamente anche i bambini si inaspriscono e fanno più paura. Rappresentano tutti delle minacce per i due protagonisti, anche se con connotazioni incredibilmente variegate, elemento raro nei romanzi fantasy che preferiscono spesso omologare i “cattivi” e differenziare i “buoni”. Anche alcuni personaggi, se non direttamente ostili, si collocano più in una sorta di area neutrale e finiscono per aiutare Will e Lyra in nome di profezie e scopi decisamente meno altruistici.

Tra i pochi baluardi di abnegazione resta Lee Scoresby, che ha un arco narrativo decisamente ricco in questa stagione e che riesce davvero a regalare momenti intensi, brillando, forse più di tutti, nelle interazioni con il suo daemon Hester. Nella seconda stagione viene introdotto, infine, anche il personaggio di Mary Malone, studiosa di Oxford che ritroveremo nella prossima stagione e che lascia una profonda impressione sia su Lyra che su Marisa, che vede in questa donna tutto ciò che lei sarebbe potuta essere in un mondo privo del controllo del Magisterium.

Gran parte degli episodi si focalizzano sull’evoluzione del rapporto tra Will e Lyra che, ormai rimasti soli, diventano l’uno il punto di riferimento dell’altro, costruendo un legame solido che è alla base del successo delle loro avventure. Ci si abitua così in fretta a vederli cooperare che pensare ad una terza stagione che li vedrà, almeno all’inizio, separati risulta decisamente strano.

Resta impressionante la resa dei daemon e la decisione di ricreare Cittagazze in studio, invece che cercare uno scorcio mediterraneo adatto alla produzione, si è dimostrato vincente. L’ambiente è allo stesso tempo riconoscibile ed unico, ricco di carattere e di dettagli, un luogo dove ogni strada ha una storia da raccontare.

Questa seconda stagione, nonostante proceda a tratti con un ritmo molto serrato, riesce a dare più spazio alla crescita personale dei giovani protagonisti e alle relazioni tra i personaggi, che lasciano quasi tutti alle spalle percorsi solitari e che condividono le loro avventure con nuovi e vecchi alleati.

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