Top&Flop serie Tv 2020 – L’astinenza da sala cinematografica si fa cinismo da divano

Rieccoci, con i classici di ogni anno. Cosa ha allietato il nostro 2020?

RAGA, NIENTE, DICIAMOCELO: UN ANNO LETTERALMENTE DI MERDA.
Cioè noi dovremmo solo strisciare in ginocchio dal 2016 e chiedergli umilmente perdono per tutte le cose brutte e cattive che gli abbiamo detto, ingiustamente.

Ovviamente non sto neanche qui a chiedervi cosa abbia reso il 2020 nefasto.

Noi, nel nostro piccolo, bandite da sale cinematografiche e drive-in, siamo ricorse al nostro solito coping mechanism, l’unico che possiamo permetterci (visto che come molti non abbiamo una villa a 18 stanze e giardini imperiali, come alcuni vip): Criticare prodotti audiovisivi come capre tibetane che lottano per l’ultimo germoglio della stagione.

Ecco la nostra umile piccola lista di ottime e pessime compagnie seriali, ma prima, le ormai tradizionali premesse:

  • le serie tv prese in considerazione sono quelle già arrivate in Italia, visionate dalla redazione e trasmesse da Settembre 2019 (stagione 19/20) e Dicembre 2020.
  • quando scriviamo top non intendiamo in maniera assoluta e con flop intendiamo prevalentemente i titoli da cui ci aspettavamo di più, che ci hanno deluso, non serie orribili che dovrebbero essere bandite dalle reti televisive a vita.
  • noi non siamo guru delle case di produzione, non possediamo la CW(magari), né tantomeno vantiamo l’intuito di Shonda Rhimes. Ricordate che tutto è relativo.

TOP

Umbrella Academy (season 2)

L’anno scorso avevamo detto che per qualche motivo ‘sta serie funziona.
Riconfermiamo tutto. Ben tornata alla nostra famiglia disfunzionale preferita!

La seconda stagione è stata forse ancora più bella della prima.
Cinque che continua ad essere un mood! Aidan Gallagher a 17 anni, spiccia casa a tutti, raga. Ma tipo a tutta la classe attoriale, ma tipo all’umanità. Sto ragazzino non interpreta Cinque, lui É Cinque. Ha capacità attoriali sovraumane.
E Klaus e la sua setta.!? Una setta. Negli anni ’60! Povero Ben che deve continuamente fargli da babysitter.
Diego e Luther continuano ad essere my two favourite kind of idiots, riconfermando la mia teoria che il numero 1 spettava a Alison, che neanche in un’altra vita riesce ad avere un’esistenza tranquilla. Ovviamente, perchè l’apocalisse sarà sempre causata dalla normalissima esistenza di sua sorella Vanya.

Questo e molti altri colpi di scena ci hanno fatto scervellare per 10 episodi, per farci poi cadere dal divano con il plot-twist finale. Se non l’avete vista, recuperatela adesso!

Unhortodox

Sicuramente la miglior miniserie del 2020.

La storia dell’emancipazione di Esty in pochi episodi racchiude tutta la paura, la rabbia e dolore che costa l’emancipazione da una comunità così soffocante come quella chassidica di Brooklyn.

Si conduce lo spettatore in luoghi e rapporti spesso sconosciuti, in momenti quasi distopici, ma in realtà fortemente quotidiani e attuali. Attraverso il racconto di una semplice ragazza che non riesce più a sopportare il peso, l’ansia, il continuo soffocamento dell’individuo a favore di precetti anacronistici, Shira Haas da perfettamente rappresentazione a ciascuna persona che si sente di vivere una vita incatenata, fittizia, imprigionata in un’esistenza scandita da concetti, che siano essi religiosi o socio-culturali. Insomma, possiamo capirla tutti.

The Great

Raga, è su le righe, sfacciatissimo, patinato, a tratti volgare, ansiogeno, surrealista, rosa shock, in poche parole è bello!

E a chi risponde “Si, ma è storicamente inaccurato!”, sapete cos’altro è inaccurato!? I Medici! In tutte e tre le stagioni! Ma non è che ce ne siamo lamentati tanto, specialmente noi italiani! E quindi huzzah! E fatemi godere Elle Fanning che tenta in tutti i modi di farsi piacere o accoppare il marito (con giusta ragione).

Dei tanti adattamenti fatti su Caterina La Grande, questo è diventato il mio preferito. Come il film di Emma, anche qui si è usata una chiave molto contemporanea nella narrazione, abbandonando le recitazioni opulente dei classici storici. Una vera boccata di aria fresca.

Utopia

Oh Amazon. Quanto male ti vuoi per mettere in onda una serie complottista sui virus NEL 2020!?!

Vi dico solo che sono riuscita a vedere la sigla una singola volta, perchè al solo finire quella, avevi la tachicardia fino a fine episodio. La serie è in realtà un remake statunitense dell’omonimo telefilm inglese: la nuova versione è firmata da Gillian Flynn, sceneggiatrice di Gone Girl e Sharp Objects. La trama racconta di un gruppo di persone che condivide online la passione per un fumetto: Distopia. L’occasione di incontrarsi in carne e ossa giunge grazie alla notizia della comparsa di un secondo volume: Utopia, appunto. Le tavole di questa graphic novel underground e rarissima nascondono testimonianze della creazione in laboratorio di malattie mortali. Alcuni accadimenti inquietanti li convincono che il complotto è reale e che solo loro hanno la possibilità di sventarlo.

In un mondo soggetto a fake news e complottisti incalliti, uno spunto narrativo come questo è oltremodo delicato.

La versione inglese di era affidata ad una smorzata black comedy, che non si prendeva troppo sul serio; mentre il remake ha privilegiato il dramma. Ora, noi l’abbiamo trovato di ottimo intrattenimento, con interessanti spunti narrativi ma ovviamente consigliata esclusivamente ad un pubblico adulto, poichè si approcciano i temi abbastanza violentemente. Tuttavia ….. ci vediamo nell’articolo di domani, và.

La Regina degli Scacchi

Vi sentiamo già urlare: ” certo che è un top, è una delle serie del momento, non si fa che parlare di lei!” E noi siamo d’accordo con voi. Avete completamente ragione! Ma perché a parer nostro è così bella come serie? La regia? Certo! senz’altro ha un’ottima regia. I personaggi? Decisamente sono davvero ben scritti, soprattutto Benny, Harry e Beth. La sceneggiatura? Si! Una serie ben scritta parte già bene e questa miniserie è scritta davvero, davvero bene. E queste tre cose insieme a parer nostro fanno jackpot. Fatevi un regalo e guardatela!

I Am Not Okay with This

Ok, intendiamoci, è roba già vista, ma i personaggi ci sono piaciuti davvero tanto, come anche l’estetica. Di recente c’è questo filone di serie o film dallo stile un po’ retrò, vuoi che siano ambientate negli anni ’80 come Stranger Things oppure che ne richiamino il periodo come Riverdale, Sabrina o Sex Education. Diciamo la verità, quest’estetica ci piace molto! I personaggi in I’m not ok with this, poi, sono molto sui generis, soprattutto Stanley, quel tipo di particolarità che ha però del geniale e non siamo abituati a vedere questo in un prodotto per il piccolo schermo.

Voi direte, può bastare questo per confezionare una buona serie? Non esattamente, anche la sceneggiatura vuole sempre la sua parte e per questo prodotto ci riteniamo soddisfatte.

Non è facile creare dei personaggi scritti bene, purtroppo ci capita spesso di vedere delle serie promettenti ma con personaggi davvero bidimensionali e questo è davvero un peccato.

Se volete una serie strana ma uno strano bello vi consigliamo I’m not ok with this!

His Dark Materials – Queste Oscure Materie (Season 1)

Non eravamo sicure della buona uscita di questa serie, avendo visto in passato l’altra trasposizione del primo libro di Queste Oscure Materia, La bussola d’oro che a parte Eva Green non aveva niente di così stupefacente. Anzi è stato proprio un flop. Questa serie invece ci ha stupite, perché non solo è scritta bene ma anche visivamente è stata realizzata con i controfiocchi. Gli attori manco a dirlo, uno più bravo dell’altro: James McAvoy, Ruth Wilson, un Lin – Manuel Miranda direttamente da Amilton e la promessa degli ultimi anni Dafne Keen. Quindi di che stiamo parlando? Davvero un’ottima serie. A parer nostro, scegliere di optare per una serie anziché un altro film riesce a sviluppare meglio tutte le tematiche e soprattutto la trama, senza tagliare o perdersi pezzi per strada. Se ancora non l’avete vista, ve la consigliamo caldamente, ora che potete anche gustarvi l’inizio della seconda stagione dando il via alle danze del binge watching più sfrenato possibile.

Hunters

La serie tv che vedere Jordan Peele tra i produttori esecutivi è stata una sorpresa inaspettata, partita decisamente sottotono, ma in grado di riuscire in ciò in cui molte serie tv falliscono miseramente: far cambiare idea su di loro. Partendo da fatti storici, l’operazione Paperclip che portò migliaia di scienziati nazisti negli Stati Uniti e figure realmente esistite come il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal, la serie vira dall’attendibilità storica per raccontare una storia di vendetta che ruota attorno all’etica del giovane protagonista che si chiede “è giusto fare cose crudeli per una buona causa?”. Hunters ha il pregio di saper bilanciare temi complessi e difficili con momenti più leggeri e comici che riesce al meglio nel presentare dei personaggi a tutto tondo, che presentano una chiara evoluzione nel corso della serie.

Perry Mason

Premessa: noi adoriamo qualsiasi cosa che Matthew Rhys decida di fare. Ma la serie HBO, reboot di una serie degli anni’50 da cui non potrebbe discostarsi di più, è un noir crudo e senza filtri, in cui il protagonista si ritrova invischiato non solo nelle indagini sulla morte di un bambino, ma anche in insabbiamenti della polizia e comunità religiose dai dubbi scopi. Il crimine però viene ben presto eclissato dalla vasta e variegata serie di personaggi che riescono a dare un’immagine realistica della Los Angeles degli Anni’30, con un cast che porta in scena con grande professionalità i loro dubbi e le loro incertezze.

MotherlandFort Salem

In un presente che unisce distopia alla magia, il processo alle streghe di Salem non è mai accaduto, al suo posto è stato firmato un accordo: coloro che hanno poteri magici non sono più perseguitati, ma in cambio sono obbligati a prestare servizio militare e a difendere il paese. La prima stagione segue l’inizio della vita militare per tre giovani ragazze che arrivano a Fort Salem per cominciare il loro allenamento. Nonostante questa prima stagione funzioni principalmente come introduzione di questo “presente alternativo”, mancando quindi di un approfondimento sugli antagonisti e lasciando molte spiegazioni in sospeso, abbiamo davvero apprezzato l’approccio alla storia e il lavoro fatto per una trasposizione che mantiene un’anima teen, ma si imposta in maniera meno frivola e con scelte stilistiche meno lasciate al caso.

FLOP

Dracula

Iniziamo con una serie che accidenti poteva diventare un gioiello ma che poi ha dovuto strafare e ha un po’ esagerato. Il primo film – episodio era pure interessante, fatto QUASI bene, con le giuste atmosfere dark e tutto, ma poi, a parer nostro, dal secondo c’è stato un declino totale. A noi non è piaciuto ma è solo gusto personale, chi siamo noi per giudicare. Diciamo solo che siamo ormai abituate a allo Sherlock di Moffati e Gatiss, registi anche di Dracula, quindi sappiamo quanto a loro piaccia sperimentare con i classici…però la prossima volta registi, a parer nostro, un pochino meno, MAGARI!

Le Terrificanti Avventure di Sabrina (Part 3)

Dolore, immenso dolore. Perché mandare tutto a quel paese quando le premesse erano buone? La prima parte era davvero interessante e godibile da vedere, la seconda NI, questa parte proprio NO! Delusione forte e ci dispiace tanto perché i personaggi non sono male per niente e nemmeno la storia lo è! Però no, avete messo troppa carne al fuoco in questa terza parte. speriamo davvero che la conclusione in arrivo a fine anno non lasci tutto sospeso perché non siete riusciti a chiudere tutte i file che avete aperto e tirato in ballo! Crediamo ancora in voi, ma basta col trash, per favore! Questa serie non doveva essere trash, l’avete resa voi così.

DISAPPOINTED!

Penny Dreadful – City of Angels

A noi amanti dell’originario, unico e solo Penny Dreadful già la premessa di una serie spin-off ambientata Los Angeles aveva fatto storcere il naso. Il trailer era pure ok ma perchè chiamarlo Penny Dreadful City of Angels? Non ha nulla a che fare con i famosi e realmente esisti libricini da un penny, potevate chiamarlo Santa Muerte, Magda o solo City of Angels e basta. Ci spiace ma se metti il marchio Penny Dreadful, subito lo ricolleghi alla serie originale e ti parte immediatamente il paragone. Hanno sbaglio a livello di marketing? sicuramente, ma oggettivamente la serie non ci ha fatto impazzire, l’incipit non era neanche male ma il risultato è stato noioso e poco sensato. Hanno sbagliato e basta!

Curon

Serie italianissima ambientata nell’omonima Curon Venosta in Trentino – Alto Adige. Con toni dark e tenebrosi ci viene presentata Anna Raina che torna a Curon dopo anni a Milano portando con se il figlio Mauro e la figlia Daria dove gli aspetta un oscuro mistero. Allora, l’idea era carina, molto carina, ma purtroppo non ha funzionato come avrebbe dovuto. Buchi di trama e recitazione un po’ così così hanno avuto la meglio sull’idea di base. Peccato!

Treadstone

Se c’è una cosa che ho imparato dai film di Jason Bourne è che ci vuole ordine per raccontare di intrighi, complotti e programmi segreti della CIA. I film hanno fatto un ottimo lavoro nel dare il giusto numero di informazioni allo spettatore perché capisse le vicende narrate, preferendo ampliare alcuni concetti nei sequel piuttosto che travolgere il pubblico con troppi elementi difficili da collegare. Treadstone invece ha fatto il grosso errore di mettere tutto in campo subito: due linee temporali, tantissimi personaggi, nazioni diverse e fin troppi programmi segreti da ricordare. Lo spettatore comincia a capire cosa stia effettivamente succedendo a metà della stagione, prima che un’altra valanga di informazioni gli piova addosso a ridosso del finale, privandolo della soddisfazione della soluzione del mistero e lasciando alla fine con fin troppe domande e pochissime risposte.

Emily in Paris

Questa nuova commedia Netflix pecca di superficialità. Non tutte le serie devono essere complicate e trattare temi ostici, ma anche nel momento in cui si sceglie di lavorare per creare del puro intrattenimento bisogna farlo attribuendo dei tratti distintivi e non semplicemente mettendo insieme scene di altri film e serie, mischiare il tutto con fin troppi stereotipi e sperare che basti la moda a salvare il tutto. Il carattere di Emily in Paris può essere leggero e spensierato, ma questo non può giustificare il lavoro praticamente non esistente sullo sviluppo dei personaggi e una trama che si limita a barcollare sperando che sia il nome del creatore di Sex and the City a tenere tutto a galla.

Cursed

Ripetiamolo tutti insieme: fare serie fantasy non è facile come sembra. E no, non basta avere un fumetto di uno scrittore famoso come materiale di partenza per far sì che vada tutto bene. La serie manca di ritmo e non riesce mai a trovare una dimensione che sia tutta sua ed alterna momenti teen a momenti fantasy senza mai riuscire a fonderli insieme in modo efficiente e l’impressione è sempre quella di vedere due serie diverse. Infine, nonostante gli sforzi di alcuni degli attori, la sceneggiatura non riesce mai a perdere quell’alone di rigidità che rende tutte le interazioni poco credibili e alla fine l’unico che riesce davvero a lasciare il segno è Father Carden che passa otto episodi a mettermi decisamente a disagio.

October Faction

Se tutta la serie fosse stata dello stesso livello delle interazioni della coppia protagonista avrebbe fatto faville. Abbiamo adorato il fatto che Fred e Deloris, già negli -anta, se ne vadano in giro a cacciare mostri mentre discutono della lista della spesa e della scuola dei figli, ma togliendo questo la serie non riesce davvero a catturare l’attenzione dello spettatore e si limita a circondare la coppia protagonista di una serie di personaggi secondari che non riescono ad essere per nulla incisivi e i cui archi narrativi si concludono con fin troppa facilità.

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