Bridgerton – Can you feel Jane Austen in the air?

Possiamo ammetterlo, Netflix sa come attirare l’attenzione e ne è ben consapevole, scegliendo spesso di distribuire serie e film non natalizi durante l’apice delle festività, fiducioso nelle proprie capacità di sopravvivere mentre tutti i concorrenti si dilettano con Babbo Natale, romanticismo sotto l’albero e lungometraggi animati.

Preferendo tutt’altro tipo di frivolezza il regalo di Natale della piattaforma è la serie Bridgerton, primogenita dell’unione del colosso dello streaming per eccellenza e la regina indiscussa delle serie tv Shonda Rhimes.

Abbandonate le toghe di How to get Away with Murder, gli intrighi della capitale di Scandal e i camici di Grey’s Anatomy la Queen e il suo collaboratore di lunga data Chris Van Dusen posano gli occhi sull’Età della Reggenza vista attraverso i romanzi di Julia Quinn, una serie di 8 libri incentrata sulle vicende amorose della rispettabile famiglia Bridgerton composta da lady Violet, vedova del visconte, e i suoi otto figli: Anthony, Benedict, Colin, Daphne, Eloise, Francesca, Gregory e Hyacinth. I nomi in ordine alfabetico dal maggiore al minore sembreranno eccessivi, ma in realtà questa scelta si è dimostrato un grande supporto in una storia fatta di titoli altisonanti e di nomi fatti per essere dimenticati dieci secondi dopo averli sentiti.

La prima serie si incentra sulla prima delle figlie di Lady Violet, Daphne che debutta in società alla ricerca di un marito sotto la guida di sua madre. Ostacolata da un fratello eccessivamente protettivo che allontana ogni pretendente, si scontra ad una festa con l’aitante duca di Hastings, scapolo d’oro preso d’assalto dalle helicopter mum del tempo con prole in età da marito al seguito, grande amico di suo fratello.

Can you feel Jane Austen in the air?

La convenzioni pero finiscono qui perché i due furbetti decidono di fingere un corteggiamento per ottenere ciò che vogliono: Daphne vuole attirare più pretendenti, il duca vuole essere lasciato in pace ed entrambi vogliono mettere un freno alle parole fin troppo argute di Lady Whistledown, una misteriosa figura che pubblica indiscrezioni senza filtri sull’alta società londinese, guadagnandosi parecchi nemici e qualche ammiratrice. Una gossip girl col calamaio che vanta la soave voce di Julie Andrews.

La serie è intrattenimento puro e non pretende neanche per un secondo di essere nulla di diverso, eppure svolge il suo ruolo con un cast solido e capace e un chiaro sforzo nel rappresentare il periodo storico il modo credibile, seppur più contemporaneo in alcuni aspetti. Degno di nota come la scelta di un cast “color blind” non sia effettivamente tale, ma la conseguenza di un’ucronia che piega il corso degli eventi, seppur lievemente, in una direzione che allontana la realtà dei personaggi da quella effettiva degli inizi del XVIX secolo. E lo fa, con le parole dirette e senza fronzoli di Lady Danbury, che dedica all’intera questione un paio di minuti, ma che comunica con la determinazione di un personaggio che nessuno avrebbe mai il coraggio di contraddire. Noi in redazione vorremo tutte essere Lady Danbury da grandi.

Ma in generale un altro vanto della serie è rappresentare personaggi femminili che sanno sempre quello che vogliono, determinate anche nei loro comportamenti più frivoli. Mentre gli uomini della serie si comportano come un branco di adolescenti sprovveduti con titoli e “doveri da uomo”, facendo una scelta discutibile dopo l’altra e passando episodio dopo episodio a crogiolarsi nelle loro incertezze e nella loro toxic masculinity, i personaggi femminili si muovono con uno scopo preciso e lavorano con metodo per raggiungere i propri obiettivi, sì anche quando quell’obiettivo è trovare marito. Capiscono fin dall’inizio che loro non avranno il lusso di una seconda possibilità e non possono perdere la partita della vita soltanto perché la popolazione maschile attorno a loro ha deciso di annegare il buon senso nell’alcool.

Non è solo il femminismo a far sembrare la serie decisamente più contemporanea, ma sono le conversioni decisamente spicy sulla sessualità, il sesso trattato in modo parecchio più esplicito di quanto Jane Austen sarebbe mai riuscita rendere conto (certi personaggi letteralmente non sanno pensare ad altro, trovatevi un arco narrativo, ve ne prego), la scelta di adattare musica pop in pezzi orchestrali, il tutto incorniciato da costumi(più di 1.700) e scenografie che sono un’ostentata celebrazione dell’Età della Reggenza, un’opulenza ricca di dettagli e fondamentale per caratterizzare i personaggi in un mare di abiti da sera e tiare scintillanti.

Bridgerton vuole solo essere leggero, divertente e romantico e riesce nel suo obiettivo con aplomb, senza cercare di fare il passo più lungo della gamba, riuscendo a fare affezionare ai suoi personaggi in attesa di una seconda ed egualmente affollata seconda stagione.

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