Noelle: sì, è cheesy e vista la situazione va bene così

Quest’anno lo spirito di Natale è difficile da trovare.

L’ho cercato. Davvero.

Tra le palline dell’albero, sul fondo della scatola dei pastori del presepe, nel mobiletto delle spezie tra zenzero e cannella e tra il cd natalizio di Michael Bublé e quello di Enya.

Ma niente. Nessuna traccia. Sarà che si prospetta davanti a noi un Natale solitario; no, chiamarlo diverso non ci fa sentire meglio, sarà che non condividere il cibo lo fa sembrare un po’ meno buono e che senza trovare qualcuno con cui cantare, Feliz Navidad non mette allegria come al solito.

In questo clima, che non è che gridi gioia da tutti i pori, il più che prevedibile lieto fine che ci attende in ogni film di Natale che si rispetti non solo è bene accetto, ma è una cosa che ci spetta di diritto: questo Natale è già triste abbastanza e quindi NO, non abbiamo davvero bisogno di un film con un minimo di realismo a peggiorare la situazione. Grazie tante.

Ed è in questo allegro 2020 che su Disney+ arriva Noelle, lungometraggio natalizio del 2019 che è l’unica cosa che segue la tradizione questo Natale.

Noelle è figlia di Babbo Natale. Alla sua morte, suo fratello Nick dovrebbe indossare il cappello rosso e portare avanti l’azienda di famiglia ma, schiacciato dalle responsabilità, decide di partire per una vacanza ad una settimana dal Natale, azione che, come si può ben immaginare, manda l’intero Polo Nord nel panico più totale. La nostra protagonista, che non ha mai messo un pattino fuori dalle terre ghiacciate del nord, ruba la slitta e va a cercare il fratello a Phoenix.

Sì, avete letto bene, una che ha passato la vita al Polo Nord va a farsi un giro in Arizona, con tanto di berretto e muffole. Ad accompagnarla alla ricerca del fratello perduto c’è la tata Polly che, poverina, deve stare ancora dietro a questi due fratelli che hanno chiaramente ancora bisogno della supervisione di un adulto vero.

Noelle, che sprizza spirito natalizio e buoni propositi da tutti i pori si scontra, con renne al seguito, contro la spaventosa vita reale e, accompagnata da un detective privato senza macchia e senza paura, ma con terribili capacità interpersonali, comincia la caccia al Babbo Natale disertore.

Le parti più esilaranti del film sono sicuramente tutti i riferimenti alla tecnologia e al web, con gli elfi che usano Google Translate, la slitta munita di GPS e tutti i “buoni” della lista di Babbo Natale che desiderano un Ipad; che suonano quasi fuori luogo tra elfi che impacchettano doni e renne volanti. Perché Babbo Natale deve restare old school: deve continuare a consegnare i regali con la slitta, non può mica fare come Amazon e la letterina bisogna scriverla a mano, non puoi di certo inviargli una mail. Il rinnovamento si guadagna un ruolo di centralità nel film, che altrimenti procede su canali abbastanza canonici , seppur con qualche sprizzo di fantasia ben calibrato.

L’opinione è di trovarsi davanti ad un film di Natale come gli altri, ma il punto è che quello che ci si aspetta da questi film non è mai l’originalità, ma una rassicurante prevedibilità, quel desiderato e meritato (ora più che mai) momento di conforto dato da un finale zuccherino che ci farebbe stogliere il naso dal 7 gennaio al 30 novembre, ma che è l’unico finale da menzionare durante la bolla natalizia.

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