Onward e la Pixar che continua imperterrita a farmi piangere

É ormai dal lontano 1995 che la che la Pixar distribuisce i suoi lungometraggi animati al cinema con un solo ed unico scopo: farci versare un quantitativo non preciso di lacrime.

Non importa che tu abbia fatto gavetta con i film più strappalacrime della storia e che tu sia riuscita a rimanere impassibile guardando  Io & Marley Brokeback Mountain, quando andrai al cinema a vedere un film targato Disney Pixar dovrai o scoppiare in lacrime nel mezzo di una sala in cui l’età media è 8 anni o fare forza sui tuoi dotti lacrimali e trattenerti fino ad avere un colorito tutt’altro che naturale  e il naso che cola.

Onward, ultimo film targato Pixar che si è fatto attendere per circa 6 mesi causa pandemia, non fa eccezione.

Prendi due fratelli, Ian e Barley, decisamente tanto diversi tra loro, un regalo di compleanno che mette in ballo la magia e un viaggio per completare un incantesimo che riporterebbe in vita il padre dei due per un giorno e ditemi voi se, in tutta onestà, non sentite le lacrime nell’aria.

Il film non rappresenta sicuramente l’apice dell’originalità nello studio d’animazione più innovativo della Disney: lontane sono le mille sfumature de Gli Incredibili o i temi decisamente maturi di Up ma, nonostante un’approccio meno audace, Onward non si allontana troppo dagli elementi narrativi che contraddistinguono la Pixar che, da sempre, associa a trame adatte ai più piccoli temi universali che fanno breccia anche tra gli adulti.

La storia che ha come tema centrale la relazione tra i due fratelli e come i due si relazionano alla sfida che si ritrovano ad affrontare è certamente qualcosa di già visto, ma non per questo è meno piacevole assaporare quello che alla fine è un film di formazione con un’ambientazione decisamente atipica; il tutto accompagnato dai soliti standard altissimi del reparto tecnico e una canzone sui titoli di coda che è così dolce da far salire la glicemia.

Onward è un film che getta le sue fondamenta sui difetti dei due giovani protagonisti, la narrazione fa leva sulle loro paure e sulle loro incertezze e sulla loro capacità di affrontare le difficoltà e ciò che ne viene fuori potrà anche essere considerato sdolcinato, ma voltare le spalle ai piccoli difetti per farsi trascinare da tanta tenerezza è stato naturale ed appagante.

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