The Umbrella Academy 2 e la Nuvola di Fantozzi

Alla fine della season 1 di The Umbrella Academydall’alto della mia ingenuità, mi ero detta “peggio di così non può andare”.

Ecco, sono bastati i primi cinque minuti della season 2 a darmi torto perché questi sette (sì, conto anche il fantasma) sono i peggiori catalizzatori di sfiga che io abbia mai visto dai tempi di Harry Potter.

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Voi direte, ma perché mai?

Perché, dopo aver innescato l’apocalisse ed essere scappati nel passato, i fratelli Hargreeves si ritrovano sparpagliati in un lasso di tempo che va dal 1960 al 1963. Five “atterra” il 25 Novembre 1963 e si ritrova nel mezzo della Terza Guerra Mondiale tra l’Unione Sovietica e gli USA a ridosso di un attacco nucleare che causerà, pensate un po’, l’apocalisse. Di nuovo.

Conscio di dover trovare i fratelli per avere la possibilità di salvare il mondo, Five riesce a tornare indietro di dieci giorni e dovrà rintracciare tutti i membri della sua famiglia che, nel frattempo, si sono ricostruiti una vita, pensando di essere stati separati per sempre dagli altri.

Non vi dico neanche in che condizioni li ritroviamo perché, davvero tra Klaus che fonda una setta e Luther che si da agli incontri nelle bische clandestine, mi ritroverei a fare una digressione di 2 pagine soltanto sulle situazioni in cui sono stati in grado di impantanarsi in un lasso di tempo che va da pochi mesi a tre anni. E poi ci chiediamo scandalizzati perché Five sia un fascio di nervi che oscilla tra l’abuso di alcool e quello di caffeina.

La serie riesce a ritagliarsi una sua dimensione anche nella nuova ambientazione, che rappresenta un cambio di rotta non indifferente rispetto alla prima stagione: la storia dei protagonisti si interseca bene con gli elementi storici e riesce a rappresentare una fetta abbastanza ampia della società degli anni’60.

E la necessità dei protagonisti di reinventarsi e di interagire di più con persone al di fuori del loro nucleo familiare, ci dà la possibilità, come spettatori, di conoscerli più a fondo e questo rende la visione decisamente più soddisfacente.

Se i protagonisti acquistano mordente, non si può dire altrettanto degli antagonisti, The Handler ritorna con un ruolo più ampio, anche se privo di eclatanti colpi di scena, e ci sono dei nuovi assassini, made in Commissione, noti come The Three Swedish; ma non giriamoci intorno e ammettiamo che l’evil chaos di Hazel e Cha-Cha ci è mancato terribilmente.

Ma questa season 2 rende ancora più chiaro che non è il semplice binomio protagonisti/antagonisti che rende la serie così interessante e di successo; ma sono le difficoltà personali dei fratelli Hargreeves e i loro scontri familiari il pilastro di The Umbrella Academy, che spinge più che mai sul tema della famiglia disadattata, ma che, nonostante gli scontri, lotta per restare unita. Come Lilo & Sticht insegna dal lontano 2002.

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Vengono smussati e perfezionati, per poi essere reintrodotti con prepotenza, anche tutti quegli elementi che ci avevano fatto adorare la prima stagione: combattimenti a dir poco inverosimili, momenti musicali che fanno quasi dimenticare l’avvicinarsi di un’apocalisse e Ben che anche da morto deve ancora essere la bussola morale del gruppo.

La season 2 di The Umbrella Academy si appoggia ancora sulle dinamiche che hanno portato tanto successo alla prima stagione, ma lo fa con più consapevolezza e con meno paura di proporre un lavoro dall’animo geek e sopra le righe, che però non si prende mai troppo sul serio.

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