The Old Guard: i millenari sono i nuovi giovani.

 In questo triste periodo, in cui i lungometraggi nuovi sono ormai un miraggio, anche un titolo originale Netflix, con i suoi precedenti decisamente altalenanti, scatena un hype non indifferente con il nuovo titolo d’azione The Old Guard.

Basato sull’omonimo fumetto del 2017, il film è stato in grado di attrarre un bel po’ di attenzione a livello internazionale grazie a Charlize Theron, che fa sia da produttrice che da protagonista.

Per amor di onestà diciamo fin da subito che non è stata lei ad aver attirato la nostra attenzione, ma la presenza di Luca Marinelli.

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Andy, Nicki, Joe e Booker sono immortali; nel senso che dopo essere stati brutalmente uccisi una prima volta, sono ritornati in vita, dando inizio ad un loop di morte e resurrezione che, seppur non infinito, è andato avanti fino ai giorni nostri. Un po’ mercenari, un po’ vigilanti, un po’ supereroi, il quartetto ha passato gli anni a “salvare il mondo”, cercando allo stesso tempo di non destare troppa attenzione sulla loro natura tutt’altro che umana. Purtroppo, nulla può durare per sempre e, all’inizio del film, le loro capacità attirano l’interesse del dirigente di una ditta farmaceutica, alla caccia di una formula per sconfiggere la morte. Oltre a questo piccolo impasse, i nostri quattro mercenari cominciano ad avere visioni del ritorno in vita di una nuova immortale, Nile, una Marine uccisa durante una missione in Afghanistan. Consci di essere in pericolo, dovranno recuperare il nuovo membro dell’allegra brigata e sfuggire alle grinfie di un nuovo imprenditore megalomane.

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Ora, come ogni titolo originale Netflix che si rispetti, la storia ha cose che ci piacciono e cose che non ci piacciono.

Le background story, nonostante si prendano un bella porzione del film, fanno la gioia delle patite di dettagli come me e sarei stata 18 ore a sentire i personaggi raccontare aneddoti interessanti dai tempi di Hammurabi fino ai giorni nostri.

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Sicuramente la peculiare condizione in cui si trovano i nostri eroi è ricca di spunti e ben delineata: come in ogni buon fantasy che si rispetti gli elementi sovrannaturali hanno dei paletti ben precisi; i protagonisti non sono esseri invincibili a cui tutto e concesso e anche la loro immortalità ha una data di scadenza. Come ci spiega Booker in modo migliore di quanto io potrò mai fare: “Continuare a vivere non significa non soffrire”, che è un modo elegante di dire “quando ce le suonano di santa ragione, fa male uguale”. Si sottolinea anche molto il fatto che i 4 paladini non sono invincibili e che hanno pure i loro problemi. Questo per dirvi, non aspettatevi Gene Kelly che saltella sotto la pioggia. Quello è un altro film.

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Se questi piccoli accorgimenti permettono allo spettatore di calarsi nella storia, qua e là non mancano scene che fanno decisamente arricciare il naso; come Andy che salta giù da un treno nel bel mezzo del deserto africano per raggiungere l’Afghanistan, o furti di mezzi militari seguiti da fughe da basi militari senza che nessuno sembri notare qualcosa e chiavi elettroniche che aprono praticamente tutte le porte. E non comincio neanche a parlare dell’uso del verbo “Destati”, che sicuramente non rimanda ai toni de “La Gerusalemme Liberata” come sperato.

BisioBoh

Altro problema è sicuramente la decisione di replicare scena per scena, e spesso parola per parola, il fumetto. Capiamo sicuramente il desiderio di conservare l’autenticità della storia, ma ciò non significa che l’adattamento possa semplicemente essere una trascrizione, con battute che cadono nel vuoto alla ricerca di un pathos perso chissà dove e monologhi che, nonostante l’intensità, sembrano incollati al posto sbagliato mentre tutti gli altri in scena stanno semplicemente lì a respirare. Il fatto che i dialoghi funzionino nel fumetto non dà per scontato la loro riuscita sullo schermo.

Riuscite benissimo ,invece, le scene d’azione, che fanno un lavoro credibile non solo nel farci credere che il gruppo di mercenari sia una macchina ben oleata, ma anche che l’ingranaggio funzioni perfettamente da secoli e secoli.

Infine, bellissima e ormai dovuta, la scelta di avere finalmente una coppia omosessuale in una relazione non “lasciata alle impressioni dello spettatore” all’interno del genere fantasy e di supereroi. Nell’Anno Domino 2020.

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