L’Altra Metà – c’è il teen e c’è il drama, ma con un twist

Il catalogo Netflix fa grande affidamento sulla vasta gamma di produzioni definite Teen Drama: film e serie tv incentrate su adolescenti e giovani adulti, le loro prime relazioni, le loro paure per il futuro e spesso la loro vita scolastica. Questi contenuti, dedicati alla fetta di utenti più corposa della piattaforma, si moltiplicano a vista d’occhio e hanno un seguito non indifferente, su cui Netflix punta parecchio ogni anno.

I teen drama vantano dinamiche ben oleate, offrendo anche dei personaggi interessanti; ma hanno smesso di lasciare un segno da tempo, limitandosi spesso a puntare sulla serialità, piuttosto che sulla qualità e lasciando tutto sulle spalle di attori che, spesso, sembrano tutto tranne che adolescenti.

É forse questo il primo pregio di L’Altra Metà: avere i tre protagonisti che potrebbero effettivamente passare per adolescenti. Ma non è questa l’unica cosa che colpisce del nuovo lungometraggio di Alice Wu, approdato su Netflix il 1° Maggio e che regala agli adolescenti protagonisti una saggezza e una sensibilità di cui il genere aveva un disperato bisogno.

La trama suona abbastanza classica per il genere: Ellie Chu, una liceale brillante, ma solitaria passa le sue giornate  a scrivere saggi scolastici per i suoi compagni di scuola previo compenso. Un giorno viene avvicinata da Paul, giocatore della squadra di football, che le chiede di scrivere per lui una lettera d’amore da indirizzare ad Aster, la ragazza di cui è innamorato. I due formeranno uno strambo sodalizio per conquistare la ragazza, ma tutto comincerà a complicarsi quando Ellie si innamorerà di lei a sua volta.

Nonostante la struttura sia abbastanza classica, ci sono diversi aspetti in cui il film differisce dagli standard del genere. La protagonista Ellie non è un brutto anatroccolo che si trasforma in cigno alla fine della storia: non sente mai il bisogno di omologarsi, non mette in discussione il suo aspetto o le sue capacità. Anche il suo amico Peter non è esattamente il classico jock: gioca solo decentemente a football, ma preferisce cucinare, è sensibile e l’unica cosa di cui è certo sono i suoi sentimenti per Aster.

Gli adolescenti sono, per la prima volta, adolescenti, con tutte la goffaggine che li contraddistingue. Quello che emerge alla fine da L’Altra Metà è un film che si bilancia tra tenerezza e brio; che non punta pienamente a scardinare il genere, ma a fornirne una versione meno smussata e matura, dove non c’è spazio per inutili artifici. Ciò non significa che la narrazione non si pieghi ai classici stereotipi del teen drama, ma che i cliché presenti possono essere accettati al fine di fruire una storia che ha come unico scopo l’autenticità.

2 pensieri su “L’Altra Metà – c’è il teen e c’è il drama, ma con un twist

  1. Il miglior teen drama in assoluto rimarrà sempre il primo, ovvero Beverly Hills 90210. Nel suo periodo di massima popolarità l’ho sempre guardato a spizzichi e bocconi, perché allora non avevo la costanza necessaria per seguire una serie tv giorno per giorno. Crescendo però questa costanza l’ho acquisita, e quindi intorno ai 20 anni mi posi un obiettivo ambiziosissimo: guardare ogni singola puntata di Beverly Hills 90210, dalla prima all’ultima stagione. Ci misi 2 anni e 2 mesi, dal Settembre 2008 al Novembre 2010, ma alla fine ce la feci. E quando guardai l’ultima puntata, provai quel senso di vuoto che sempre ci travolge quando siamo consapevoli che sta finendo qualcosa di bello.
    Le prime 3 stagioni di quella serie tv sono un capolavoro assoluto; la quarta cominciò a mostrare i primi segni di cedimento, e dalla quinta in poi iniziò il vero e proprio declino. Tuttavia, il pubblico amava così tanto Beverly Hills 90210 che continuò a seguirlo per molti anni ancora, e infatti la serie chiuse soltanto alla decima stagione. L’ultima puntata andò in onda nel 2000, a decennio appena concluso: era un segno del destino, Beverly Hills 90210 aveva rappresentato appieno gli anni 90 e lì doveva restare.
    Il successo di questo iconico telefilm si spiega non soltanto con la qualità delle sceneggiature (davvero ottima, almeno all’inizio), ma anche con il fatto che per la prima volta dopo la chiusura di Happy Days una serie tv poneva gli adolescenti al centro della scena, e si focalizzava soltanto su di loro e sul loro mondo. Fino a quel momento (salvo rarissime eccezioni) in tutte le serie tv erano gli adulti gli unici protagonisti, e gli adolescenti erano soltanto dei comprimari che apparivano di sguincio in qualche episodio qua e là: Beverly Hills 90210 ribaltava questo schema, e ritraeva il mondo degli adolescenti con un’efficacia e un’esattezza davvero impressionanti.
    Era anche un programma che lanciava molti messaggi educativi: ad esempio, chi si comportava onestamente riusciva sempre a tirarsi fuori dai guai, chi sbagliava veniva sistematicamente punito, e veniva mostrato che c’è sempre una speranza di pacificazione, anche dopo i litigi più furiosi.
    Inoltre, la serie ha avuto il merito di introdurre i giovani a tanti argomenti di cui non avevano mai discusso con i loro genitori, perché questi ultimi si vergognavano troppo o non avevano gli strumenti per affrontarli: dalla sessualità all’uso delle armi, dall’omosessualità alla droga. Chissà quante adolescenti sarebbero diventate ragazze madri o quanti ragazzi sarebbero andati in overdose senza Beverly Hills 90210.
    Termino questo viaggio nel passato con un aneddoto. Una volta da bambino andai a casa della mia baby – sitter, e vidi sua sorella rapita davanti al televisore. Manco a dirlo, il canale era Italia 1, e il programma era Beverly Hills 90210. Io rimasi colpito dal suo sguardo estasiato, e le chiesi: “Perché ti piace così tanto?” Lei mi rispose: “Perché lì dentro c’è la mia vita”. Quanto aveva ragione. Grazie Beverly Hills 90210 per aver tradotto in immagini tutto ciò che noi adolescenti avevamo dentro. E grazie Luke Perry per essere stato una parte fondamentale di quell’incanto.

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