Locke & Key e bambini troppo curiosi che mettono demoni a piede libero

L’arrivo di Locke & Key, nuova serie Netflix approdata sulla piattaforma lo scorso 7 Febbraio,  è ben più travagliato di quanto si possa pensare.

Un primo pilot rifiutato dalla Fox nel 2011, una trilogia di film annunciata dalla Universal nel 2014 ma poi mai realizzata, un nuovo tentativo di Hulu andato in frantumi, e poi ancora un nuovo pilot nel 2018.

Sembrava proprio che il fumetto, pubblicato tra il 2008 e il 2013, di Joe Hill e Gabriel Rodríguez non fosse destinato ad arrivare sullo schermo; ma proprio allora Netflix ha mostrato interesse nel progetto: commissionando, producendo e distribuendo la serie in poco più di 18 mesi.

La storia segue le vicende della famiglia Locke composta da Nina e dai suoi tre figli: Tyler, Kinsey e il piccolo Bode. Dopo l’improvvisa e violenta morte del padre, i ragazzi si trasferiscono insieme alla madre nell’antica casa di famiglia, proprietà dei Locke da generazione, conosciuta da tutti come Key House.
I tre scopriranno presto che le vecchie mura nascondono, letteralmente, delle chiavi magiche, dotate ognuna di un potere differente. Capiranno altrettanto in fretta di non essere gli unici ad essere attirati da questi artefatti e che anche un demone dà loro la caccia. Cercando di proteggere questi oggetti, tanto potenti quanto pericolosi, si ritroveranno a scavare nel misterioso passato del padre; destreggiandosi allo stesso tempo con l’imbarazzo di essere gli ultimi arrivati a scuola, nuove amicizie ed amori e il forte desiderio di non essere “i tipi strani nella casa strana”.

La trama si frammenta in un mix di generi, che sembrano svilupparsi su binari paralleli, ma che non si intersecano mai veramente. Accade quindi che dei filoni siano ben sviluppati e ricchi di spunti interessanti, mentre altri si dimostrino nettamente più deboli e dalle facili conclusioni: tutto ciò non intacca in maniera irreparabile la serie, ma la priva decisamente dell’armonia necessaria a supportare dieci episodi senza cali di attenzione.

Locke & Key strizza, anche se in modo pacato, l’occhio al genere horror; quello con protagonista la casa che vanta una propria identità, fatta di scalinate e punti cechi, di pavimenti scricchiolanti e porte chiuse; dalla bellezza austera, ma dal passato oscuro. Key House, che oscilla tra Psycho e La Famiglia Addams, è porto sicuro, ma anche luogo di insidie; con le pareti che hanno storie da raccontare, porte che conducono in luoghi inimmaginabili e specchi di cui non ci si può fidare.

Ugualmente evidente sin dal principio anche l’elemento fantasy, non sfruttato tanto quanto ci saremmo aspettate, ma che evidenzia un ottimo reparto di effetti speciali; non solo per quanto riguarda gli effetti legati agli utilizzi di ogni singola chiave, ma anche per le scene in cui i giovani protagonisti si scontrano con il demone loro antagonista. Nonostante ciò questo filone è spesso rilegato in secondo piano rispetto alle dinamiche personali dei personaggi e anche l’idea di “casa magica”, che suonava tanto interessante e ricca di spunti all’inizio, è stata abbandonata per uno sviluppo più consueto della trama.

Infatti, è agli elementi legati al teen drama e al family drama che Netflix sembra puntare di più. Molto tempo è dedicato alle interazioni di Tyler e Kinsey con i loro coetanei e tutta la prima stagione si concentra molto su come i due membri della famiglia affronteranno il lutto per la perdita di Rendell. Le loro reazioni sono fatte di assoluti, di azioni drastiche e sensi di colpa senza fondamento, mentre il piccolo Bode, con il suo ottimismo innato, cerca di trovare una missione a cui devolvere tutta la sua attenzione.

Nonostante gli elementi già visti e rivisti e la trama che sarebbe potuto essere condensata più efficacemente in otto episodi, invece di dieci;  Locke & Key riesce ad intrattenere, ci fa temere per i suoi personaggi (intento in cui molti show tendono ultimamente a fallire) e getta spunti interessanti per una possibile seconda stagione.

 

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