1917 – NO Spoiler

La stagione premi è finalmente entrata nel vivo e gli ultimi film papabili per dei riconoscimenti stanno inondando le sale cinematografiche internazionali prima dell’arrivo del giorno X (in Italia la notte tra il 9 e il 10 febbraio).

Dopo Jojo Rabbit in tema Seconda Guerra Mondiale, stavolta qualcuno ha fatto una pazzia e ha ricordato al mondo che esiste anche una Prima Guerra Mondiale su cui è possibile fare film, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato col tempo.

Ma il tema del film non è l’unico particolare degno di nota di 1917.

Procediamo con metodo.

La trama, nonostante sia per lo più inventata, è nata a partire dal racconto di una missione intrapresa dal nonno del regista Sam Mendes durante la Prima Guerra Mondiale.

Nel film due soldati, William Schofield e Tom Blake, sono incaricati di attraversare il fronte occidentale, addentrandosi in territorio nemico, per avvisare centinaia di commilitoni, pronti ad attaccare i tedeschi, che stanno per cadere in una trappola dei nemici. Uno di questi soldati è il fratello maggiore di Tom, che quindi è disposto a tutto pur di arrivare a destinazione ed è seguito di malavoglia da un recalcitrante William, che non sembra troppo disposto a mettersi in una situazione tanto complicata.

Fin qui tutto abbastanza nella norma, decisamente nulla di rivoluzionario, se non per il fatto che il film è girato in modo da sembrare (quasi) un’unica lunga sequenza. E questa decisione ha grandi implicazioni anche a livello narrativo: la camera non lascia mai i protagonisti; li segue, li anticipa, gira intorno a loro, ma non c’è scampo per gli interpreti dal suo sguardo. Questa decisione tecnica quindi dimostra sia un incredibile capacità del direttore della fotografia, Roger Deakins, ma si dimostra anche una prova difficile per il cast, sia fisicamente che emotivamente. E qui va una grande plauso a Sam Mendes che, in quella che possiamo definire un’esemplare collaborazione con Deakins, ha modellato con precisione il film scena per scena, in oltre sei mesi di prove.

Decidere di raccontare la storia come se il tempo di fruizione corrispondesse a quello del racconto è stata sicuramente una scelta azzardata, specialmente considerando che le due ore di film sono state dilatate per coprire l’arco narrativo di circa 18 ore senza intaccare la sospensione dell’incredulità dello spettatore e il ritmo incalzante necessario alla buona riuscita del film. Rischiare, in questo caso, ha ripagato, e il risultato è una storia che fa restare lo spettatore col fiato sospeso fino all’ultimo minuto; senza un attimo di tregua. Non c’è un taglio che permetta di prendere fiato o che interrompa questa costante ansia; anche vedere i due protagonisti camminare in un luogo chiaramente abbandonato ci fa temere per la loro incolumità, perché da spettatori non vediamo oltre ciò che vedono loro, non sappiamo più di quanto sappiano loro. Noi che osserviamo ci sentiamo piccole pedine tanto quanto William e Tom: è nell’attendere la violenza senza poter far nulla che giace la carica emotiva del film e nella consapevolezza che, sia in caso di riuscita che di fallimento, l’orrore della guerra non verrà spazzato via da questa singola missione.

Tornando a Roger Deakins, si può ammettere, senza battere ciglio, che il suo è stato un lavoro straordinario e senza precedenti. Certo, altri film, come Birdman, avevano simulato una narrazione come un unico piano sequenza, ma nessuno si era mai trovato a farlo in un film girato al 90% in esterni, con scene tanto complesse e dinamiche, con continui cambi di scenari e scenografie tanto straordinarie quanto complesse da gestire.

La sceneggiatura e la fotografia sono riuscite a supportarsi a vicenda e questo, insieme l’ottimo lavoro dei due giovani protagonisti, George MacKay (Captain Fantastic, Ophelia) e Dean Charles-Chapman (Il Trono di Spade, The King), ha davvero donato un imprevedibile carattere al film; che ha inoltre potuto giovare di un incredibile lavoro per quanto riguarda il reparto sonoro.

Alla fine non si può fare altro che affermare che l’unica pecca di questo film sta nel trailer, che ha la colpa di spoilerare, ad ogni spettatore anche minimamente più attento, l’intero film. Questo non rende sicuramente 1917 meno godibile, ma priva coloro che guardano dell’apprensione nei confronti della sorte dei protagonisti e della loro missione.

Per questo motivo, come sempre, troverete alla fine dell’articolo il link al trailer, ma noi della redazione Loserpants ci sentiamo di sconsigliarne la visione, per poter apprezzare a pieno un lavoro che può solo essere definito come una prova magistrale di capacità tecniche e artistiche.

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