The Farewell – Una Bugia Buona

Avete presente quel momento in cui state guardando in maniera random video su Youtube?
E non avete uno scopo ben preciso, ma rimbalzate da un link all’altro muovendovi tra canzoni della Disney e video di gattini?

E poi improvvisamente la riproduzione automatica vi colpisce a tradimento che manco Ezio Auditore da Firenze quando assassinava Templari volando giù da Santa Maria del Fiore?

Il primo incontro con il trailer di The Farewell è andato più o meno così. Io davvero non ci volevo avere nulla a che fare, ma questi due minuti mi hanno attaccato alle spalle e non mi hanno più lasciata andare. E non è che sia una cosa tanto positiva se si considera che il trailer internazionale è stato diffuso online circa 8 mesi fa, mesi che ho passato a rivedere gli stessi 2 minuti a cadenza fissa, per ricordare a me stessa che valeva la pena aspettare e soffrire.

E poi è finalmente arrivato il giorno in cui ho finalmente potuto dire che sì, ne è valsa la pena.

Prima premessa: il film, in versione originale, è quasi interamente in mandarino, quindi mettevi l’anima in pace e preparatevi ai sottotitoli.

Seconda premessa: il film, in versione italiana, è stato totalmente doppiato, eliminando la dualità linguistica che è fondamentale ai fini della vera comprensione del film. Consigliamo caldamente la versione in lingua originale.

 

Il film è tratto da alcune delle vicende personali della regista, Lulu Wang, e racconta dell’improvviso viaggio in Cina di Billi, nata a Changchun, ma cresciuta negli Stati Uniti, per passare del tempo con Nai Nai (espressione che sta per nonna paterna) a cui è stato diagnosticato un cancro terminale.

Alla donna sembrano restare pochi mesi di vita e quindi, dopo anni di lontananza, tutta la famiglia si riunisce per passare del tempo insieme. Peccato per un solo particolare: Nai Nai non sa di essere malata e tutta la famiglia, in linea con la tradizione cinese, sembra intenzionata a tenerla all’oscuro di tutto, per farle passare il tempo che le resta in pace e tranquillità. Mentre la nonna è al settimo cielo per questa inaspettata riunione di famiglia, tutti gli altri si fanno volutamente carico di questo enorme segreto, fingendo che tutto vada bene. Ma Billi non riesce a darsi pace e continua a chiedersi “E se la nonna volesse avere il tempo per dire addio?”.

L’intero film si basa su una condizione che per noi è paradossale: è normale in Cina, e a quanto pare legale, mentire ad una persona riguardo le sue condizioni di salute.
Da spettatori, questa premessa sembra davvero fuori dal mondo; serve un po’ per accettarla come veritiera e da quel momento in poi non possiamo fare altro che schierarci senza remore con Billi. La ragazza si trova costretta a reggere il gioco alla sua famiglia e a sostenere una bugia che, per quanto articolata a fin di bene, continua a sembrare sbagliata, non importa da quale angolo si cerchi di vederla.

Coloro che le sono intorno cercano di farle capire le loro motivazioni, che spesso vanno al di là della malattia di Nai Nai e aprono un discorso che ha più a che fare con le differenze culturali tra est e ovest; contrasti che culminano con una frase dello zio di Billi, Haibin, che tentando ancora di giustificare alla nipote le decisioni afferma, in uno dei momenti di maggior pathos del film:

“You think one’s life belongs to oneself. But that’s the difference between the East and the West. In the East, a person’s life is part of a whole. Family.” 

ovvero

“Tu pensi che la vita ci appartenga, ma è questa la differenza fra Oriente e Occidente. In Oriente la vita di una persona è parte di un tutto. La famiglia.”

A contrastare questi momenti drammatici e a bilanciare un film ricco di temi complessi, ci sono piccole perle di comicità, spesso avviate da Billi e Nai Nai, che a volte finiscono per coinvolgere tutta la famiglia. In questi momenti di vita condivisa, quando i personaggi sono tutti insieme in una stanza e cercano di trovare un equilibrio per convivere insieme dopo tanto tempo, paradossalmente l’equilibrio viene trovato proprio a causa di questa bugia comune, che porta a tanti contrasti, ma anche a tante confessioni a cuore aperto.

Tutti i membri della famiglia non sono in scena solo per supportare il rapporto tra Billi e Nai Nai, ma arricchiscono la narrazione con tanti piccoli dettagli che aiutano a collocare il film in una realtà che diamo per vera senza alcun dubbio. Soprattutto perché, in questa famiglia che si riunisce, riflettiamo automaticamente la nostra: negli affetti, nei contrasti, nei litigi non possiamo fare altro che rivedere le nostre dinamiche familiari e alla fine, quando Nai Nai vuole rimpinzare tutti di cibo, ci scappa un tenero sorriso.

Awkwafina, interprete della protagonista Billi, nel film cerca il suo posto negli Stati Uniti, ma allo stesso tempo è alla ricerca delle sue origini in Cina, che sono per lei solo un ricordo sbiadito. Nei tempi comici e negli onesti confronti di cui è protagonista, trova la sua dimensione e crea un personaggio in cui è davvero facile riflettersi, specialmente se si è giovani e si sta cercando di delineare il proprio futuro e dare un senso alle cose.

La regia di Wang è ricca di inquadrature fisse, si sofferma, riflette la protagonista che si guarda intorno in questo ambiente con cui ha perso familiarità, alla ricerca di vecchie memorie, il suo desiderio di assorbire tutto ciò che la circonda, specialmente la nonna, per poterla ricordare a lungo.

A dare tridimensionalità a questo viaggio lungo il viale dei ricordi e a questa, per certi versi, ambigua e tesa riunione di famiglia, ci sono le musiche che incombono sulla pace familiare, quasi a soffocare le bugie e la finta tranquillità.

The Farewell ci offre una storia nuova, ma inserita all’interno di dinamiche in cui ogni spettatore può identificarsi. É in questa semplicità la forza del film, che è capace di abbattere le barriere culturali a favore dell’universale concetto di famiglia.

Visto che è la versione che preferisco, vi lascio il trailer in lingua originale, ma online è possibile trovare anche quello doppiato in italiano.

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