Klaus – I segreti del Natale (spiegati a noi comuni mortali) – NO Spoiler

“Un vero atto di bontà ne ispira sempre un altro”

Signore e signori, la stagione dei cartoni natalizi per noi non inizia mai troppo presto.

E ieri abbiamo inaugurato la stagione in pompa magna godendoci Klaus, piccola perla approdato su Netflix il 15 di Novembre.

Un intero film che ha come unico scopo quello di tentare di dare un origine al mito di Babbo Natale: chi è? Ma perché proprio una slitta volante trainata da renne? E la letterina è davvero necessaria? E com’è che funziona esattamente la lista dei bambini cattivi? E perché dovrei dargli i miei biscotti?

A tutte queste domande viene data una risposta dai bambini dell’isola di Smeerensburg. É su questo puntino nel circolo polare artico che viene mandato Jesper, il peggior allievo che l’accademia postale abbia mai visto, col compito di riuscire a mettere in circolazione seimila lettere nel corso di un anno, pena l’esclusione dalla ricca eredità di famiglia. Peccato che sull’isola in questione ci sia una faida tra due famiglie, i Krum e gli Ellingboes, in corso dall’inizio dei tempi, che impedisce qualsiasi tipo di comunicazione ed interazione. La città è nel caos, i dispetti sono all’ordine del giorno, l’ostilità dilaga. Ma è proprio in questo clima teso che Jesper, intenzionato a raggiungere il suo obiettivo e tornare a casa dalle sue lenzuola di seta, comincerà a consegnare giocattoli ai bambini in cambio di lettere, dopo il fortuito incontro con il falegname Klaus, esperto nella manifattura di giocattoli.

La storia è geniale semplicemente per il fatto che sono i bambini che ricevono i giocattoli a creare la leggenda, limitandosi a dare spiegazioni da bambini a ciò che accade intorno a loro. Le risposte che si danno da soli, scambiandosi bisbigli su questo misterioso Klaus che porta doni scivolando giù dal camino, sono ovvie ed esilaranti, ma sono queste che aggiungono magie alla “normalità”. Questa magia che si costruiscono li spinge ad essere migliori dei loro genitori e a creare, involontariamente, un ambiente meno ostico per tutti gli isolani.

Tutto ciò in 98 minuti in cui si ha sempre il sorriso stampato in faccia perché gli autori sono riusciti a prendere le interazioni più normali, rendendole esilaranti una volta inserite all’interno di questa faida senza senso.

Le animazioni sono bellissime. Quando il 2D incontra il 3D e ne viene fuori qualcosa di straordinario e ogni inquadratura è una gioia per gli occhi. Il character design è la Pixar che incontra i classici Disney e la palette dei colori è un mix di toni caldi e freddi che centrano in pieno lo spirito natalizio che Micheal Bublé levati.

Il doppiaggio italiano non ci ha esattamente entusiasmato, quindi ci sentiamo di consigliare la versione inglese con sottotitoli, che funziona molto meglio e risulta molto più divertente.

Siamo davanti ad una dolcissima storia di redenzione, che è sicuramente un classico natalizio, ma rivisitata riuscendo a creare quello che è uno dei cartoni di Natale più belli, con un messaggio che , per quanto semplice e ovvio, non potrebbe essere più attuale.

P.S. il film ha una mascotte lappone. Si chiama Margu ed è la tenerezza. La adoriamo, anche se non spiaccica una parola che non sia in sami.

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