Le Mans ’66 e la celebrazione del cinema classico – NO Spoiler

In un anno in cui il cinema è stato incredibilmente inconsistente, pieno di alti e bassi, delusioni e sorprese inaspettate “Le Mans ’66” ha rappresentato probabilmente l’unico film su cui non ho mai avuto dubbi. L’unico per cui sono entrata in sala rilassata, sapendo esattamente a cosa andavo incontro e con la certezza che, nonostante i gusti personali, avrei visto un film di qualità, che, visti gli ultimi mesi, non è una cosa da dare per scontata.

“Le Mans ’66” è un film che più classico non si può, ma ha proprio in questo la sua forza: è, paradossalmente, una boccata d’aria fresca.

La trama è incredibilmente semplice: a metà degli anni ’60, una Ford ormai in crisi e con praticamente zero esperienza nella progettazione di auto da corsa, si affida al progettista Carroll Shelby e al pilota Ken Miles per vincere la famigerata 24 Ore di Le Mans e interrompere il dominio della Ferrari nelle corse automobilistiche.

Il film risulterà, ad un pubblico europeo, incredibilmente autocelebrativo: è la storia americana per eccellenza, che dipinge la Ferrari, ed in particolare Enzo Ferrari, come simbolo di artigianato, eleganza e velocità, ma anche come nemico elitario che è destinato a soccombere davanti allo “spirito di squadra” nazional popolare della casa automobilistica americana per antonomasia.

Ma più che un film sportivo, “Le Mans 66” è un film su due uomini, accumunati dalla stessa passione per le corse, ma totalmente diversi tra loro: Shelby, l’eroe a stelle e strisce per eccellenza, il primo americano a vincere la Le Mans, un cowboy su quattro ruote; e Miles, il genio incompreso, scontroso, difficile, ma determinato e pieno di talento. Il film è tutto costruito sulla loro collaborazione, sui loro incontri e scontri.

E Damon e Bale, così diversi tra di loro, ma così in sintonia, sono la scelta perfetta per dare un volto a questi personaggi. Visti i risultati, entrambi gli attori sono vicini ad una nomination come Migliore Attore Protagonista agli Academy Awards: in caso riuscissero ad essere nella short list sarebbe la prima volta, dai tempi di Thelma e Louise nel 1991, in cui due attori si ritrovino a competere come protagonisti dello stesso film.

É stato straordinario vedere come Damon si guadagni la sua nomination negli ultimi, inaspettati, 5 minuti del film, che si conclude in modo semplice, ma significativo, conrfermando che il regista, James Mangold, era più interessato ad una storia di un collaborazione e fiducia tra due esseri umani che alla vicenda sportiva in sé. La struttura del film esalta questa insolita amicizia più di qualsiasi altra cosa.

Ciò non significa però le che scene di corsa siano state tralasciate, anzi il film riesce ad esprimere benissimo non solo il concetto di velocità ma, considerando le condizioni in cui si corre la 24 ore, anche di resistenza che sia la macchina che il pilota devono avere per restare in gara.

“Le Mans ’66” risulta entusiasmante perché è esattamente ciò che promette che sarà e non fa pesare allo spettatore la lunghezza, complici anche le scene di corsa: è un moderno western ricco di patriottismo, che esaspera solo fino ad un certo punto, ma che esalta il suo cast e che punta l’attenzione su questo insolito duo legato a filo doppio dalla velocità e dall’olio dei motori.

 

 

 

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