MIB International e due ore di potenziale sprecato – NO Spoiler

Se non siete nuovi alle pagine di critiche (più o meno oggettive) di Loserpants saprete bene che noi non siamo grandi apprezzatrici di tutta la questione remake/live-action/reboot: solitamente mancano di trama, mancano di mordente e mancano di originalità. Non tutti, è chiaro, ma Men In Black International segue i canoni generali e fa un triplo salto carpiato nell’oceano dei film che “l’originale era molto meglio”.

Certo, questa frase è ovvia come il consiglio di restare idratati del telegiornale a ferragosto, ma in questo caso ci sentiamo di dire che fa più male perché i presupposti c’erano proprio tutti e invece niente.

Zero.

NADA.

Cioè in confronto Frozen ha più plot twists.

La trama, questa sconosciuta, si concentra su Molly (Tessa Thompson), che aveva visto I MIB in azione da bambina ed è da allora decisa a seguire le loro orme. Dopo aver passato vent’anni della sua vita a cercare un’organizzazione fantasma, riesce a farsi reclutare (da una Emma Thompson che è l’unico spiraglio di luce in due ore e che si prende il titolo di personaggio più interessante in 3 scene in croce, 5 battute e 4 espressioni facciali).

Molly diventa l’agente M.

*INIZIO DELLA DIGRESSIONE*

che poi, domanda che ci facciamo da 4 film, se le lettere dell’alfabeto sono 26 le altre centordici persone come le chiamiamo? A¹? Z³? E quando devi reclutare di nuovo devi necessariamente cercare una persona col nome che cominci con quella lettera? Non è discriminazione? Cara Sony, siamo in attesa di risposte.

*FINE DELLA DIGRESSIONE*

Dicevamo, Molly diventa l’agente M e viene mandata, per la sua prima missione, nella divisione di Londra. All’interno della baracca l’agente di punta è H (Chris Hemsworth), che è venerato come un eroe dopo aver salvato il mondo insieme a High T (Liam Neeson), capo della sezione inglese.

H, impigrito e decisamente poco concentrato sul lavoro, si ritrova a lavorare con M, che sarà pure una novellina ma vuole essere una stella, ad un caso importante.

E poi raga, è MIB, lo sapete che succede: minaccia aliena, la terra in pericolo, ordine intergalattico sull’orlo del baratro, pistole che sembrano giocattoli che polverizzano esseri di galassie varie ed eventuali… Il solito.

Ecco, forse troppo “solito”. Così troppo “solito” che dopo aver tratto le nostre conclusioni sul finale a circa venti minuti dall’inizio del film (fidatevi del vostro istinto, possiamo assicurarvi che avete ragione) abbiamo passato il resto del film a crogiolarci nella nostra finta ignoranza aspettando l’inevitabile. La storia non solo non crea un minimo di tensione, ma è in grado di prendere quei pochi elementi che potrebbero funzionare e gettarli alle ortiche.

Tipo l’ottimo duo comico formato da Chris Hemsworth e Tessa Thompson.

L’idea di rimettere i due insieme dopo Thor Ragnarok non era affatto male. Come sapete, a noi il terzo film del franchise di Thor ha fatto storcere un po’ il naso, ma non possiamo negare che i due avessero un’ottima chimica e che abbiano messo in piedi gag decisamente divertenti nelle scene del film che sicuramente funzionano meglio.

Ma in MIB International la loro stella è stata oscurata a causa di una sceneggiatura decisamente mediocre e le poche risate sono dovute più a determinate reazioni ed espressioni facciali, che a dei dialoghi veri e propri. È in questi momenti che si intravede quello che il film sarebbe potuto essere e questo non fa altro che aumentare l’irritazione nei confronti del risultato finale.

Neanche gli effetti speciali riescono a distogliere l’attenzione dalla trama che arranca. Naturalmente il miglioramento degli effetti speciali rispetto a MIB 3 è evidente, ma anche qui si sarebbe potuto fare di meglio. Gli effetti speciali ci sono e funzionano, ma senza nulla che tolga davvero il fiato e che ci faccia inchinare alla bravura del team che ha lavorato alla post-produzione. Soprattutto per quanto riguarda gli alieni, il film mancava di una caratterizzazione maggiore per i personaggi non umani, che ci hanno lasciate totalmente indifferenti. Non sarebbe stato male prestare un po’ meno attenzione alle automobili e un po’ di più a tutto il resto.

Il reparto tecnico in generale si è dimostrato senza infamia e senza lode: privo dei guizzi di originalità che ci aspettavamo dal franchise, ma che ha almeno evitato gli errori maldestri.

In conclusione MIB International è stato il film delle occasioni mancate, che non si è preso abbastanza rischi e che ha preferito presentare un film basato su dinamiche già ben oleate (e trite e ritrite) piuttosto che rischiare di creare qualcosa fuori dagli schemi. Questo primo capitolo di quella che si presuppone sarà una nuova trilogia (che viste le recensioni negative potrebbe finire ancora prima di cominciare) parte male, ma la presenza di Hemsworth e della Thompson ci fa sperare in un secondo capitolo col mordente necessario.

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