“Good Omens” e gli elogi, quelli belli. [No Spoiler]

La nuova mini serie targata Gaiman-Amazon è probabilmente la ricompensa che l’Universo mi ha dovuto donare dopo i meandri di orrore di GoT.

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Ma cos’ha di tanto particolare questo Good Omens?  Semplice. L’Anticristo. L’Apocalisse. Paradiso e Inferno che non vedono l’ora di darsele (a discapito della distruzione della Terra). Un angelo e un demone che ritengono la Terra un luogo decisamente troppo piacevole per essere distrutto. Il tutto condito a piacimento con tanto, TANTO, Pratchett.

Una comedy surreale, piena di assurdi e battute sottili, che non sottovaluta lo spettatore, ma lo invita ad impegnarsi, ad aguzzare udito e vista. A cogliere tutti i riferimenti e a ridere insieme a chi scrive – Gaiman- .

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L’aspetto tecnico è eccellente. La direzione costante di Douglas MacKinnon ha permesso un processo di feedback tra regista e sceneggiatore, che mostra i suoi buoni frutti sullo schermo. Il cast, oltre ad avere come protagonisti David Tennant e Michael Sheen (MAGNIFICI. SUBLIMI. INEFFABILI.), in soli sei episodi, raccoglie attori del calibro di John HammBrian Cox, Derek Jacoby, Benedict Cumberbatch, Mark Gatiss, Reece Shearsmith, David Morrissey e tanti altri ancora; dando in più il ruolo di narratrice onniscente a Frances McDormand, aka Dio, di nome e di fatto.

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Abbiamo anche una componente molto “british” di effetti speciali. Non c’è la computer grafica d’ultima generazione, a cui i più si sono adattati; ma una derivazione più surreale, che mette in risalto la dimensione di fiaba onirica che Gaiman aveva in mente, senza tuttavia sfociare nell’esageratamente grottesco.

La sola sigla animata, che mostra i protagonisti attraversare la loro stessa storia, è una piccola opera d’arte. Così come la grandissima colonna sonora, composta da una meravigliosa selezione di brani, coronati in chiusura da Tori Amos, amica di lunga data di Gaiman.

Ma come sappiamo, tutte le buone storie, hanno altrettanti buoni propositi alla base. Così, alcuni anni fa, un Sir Terry Pratchett, già molto malato, chiese a Neil Gaiman di adoperarsi affinché l’unico libro da loro scritto a quattro mani (italianeggiato, Buona Apocalisse a tutti tranqui già stanno ristampando la nuova edizione con il titolo originale) diventasse una serie tv.

Gaiman non fece in tempo a realizzare il tutto, prima della morte di Pratchett nel 2015; tuttavia si ritirò sull’isola di Skye, deciso più che mai a mantenere, anche se in ritardo, quella promessa. Con un’unica premessa, rendere Pratchett orgoglioso.

E quindi, narriamo di una commedia, a tratti melodrammatica; che ci fa ridere, sì,  ma nel giusto, tra follie e contraddizioni, ma sempre nella misura del credibile; cosa che è stata spesso ignorata negli ultimi anni, dove si puntava ad un grottesco delle volte fin troppo esagerato (ad esempio Una Serie Di Sfortunati Eventi).

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Si ride di un demone che ha qualcosa di buono e di un angelo che “in fondo è abbastanza bastardo da far venir voglia di averci a che fare”.  Non si limita a beceri sketch comici, si intona un inno alla speranza, alle nuove generazioni, affinchè sappiano intervenire dove le vecchie sembrano decise a fallire.

Non a caso Crowley e Aziraphale sono gli unici tra gli eterni a voler impedire l’Armagedon; non a caso l’Anticristo veste i panni di un comunissimo Adam; non a caso il Mastino viene subclassato a semplice Cane; non a caso la più caparbia dei Loro è niente di meno che Pippin Galadriel Moonchild.

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Non ci sono i totalmente buoni e totalmente cattivi, ma solo persone che, in quanto tali, compiono scelte, prendono decisioni, tirano i dadi e giocano un ineffabile gioco di probabilità con il mondo.

Ma ci viene anche narrato di una potente per quanto surreale, consolazione: non importa quanto disperata e ingiusta possa sembrare una situazione; ci saranno sempre pazzi mezzi incapaci che faranno qualcosa per impedire il peggio.
E magari ci riusciranno proprio perché sono due pazzi mezzi incapaci.

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Ma, soprattutto, Good Omens è un elogio e una dichiarazione d’amore nei confronti dell’amicizia. Quella tra bambini. Quella tra un angelo e demone. E quella tra un autore che ha deciso di dire addio al suo amico nel modo più glorioso e fedele possibile.

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