Beautiful Boy o come essere troppo scioccate per un sottotitolo -NO Spoiler

Non sappiamo perché, ma tutti i film con Timothée finiscono per metterci in difficoltà. Per Chiamami col Tuo Nome avevamo avuto bisogno di giorni per elaborare un pensiero coerente; con Beautiful Boy, anche ora che stiamo scrivendo, mettere insieme le nostre idee si sta dimostrando un’impresa alquanto ardua. Ad essere oneste, queste prime quattro righe sono procastinazione allo stato puro. Ma ad un certo punto dovremo pur iniziare. Quindi, prima di cambiare nuovamente idea, fiondiamoci sulla trama.

Cominciamo dicendo che Beautiful Boy è tratto da una storia vera, tratta da due libri. Racconta di David Sheff, che diventa testimone impotente della dipendenza da metanfetamina del figlio Nic, in un ciclo continuo di riabilitazione e ricadute. L’amore sconfinato che l’uomo nutre per suo figlio verrà messo alla prova da tutte le azioni e i comportamenti sconsiderati che il giovane perpetuerà sotto l’effetto di droghe, mettendo in pericolo se stesso e gli altri.

Il film, al di là del risultato finale, è di un’onestà disarmante, non è un racconto di riabilitazione, ma mostra gli alti e bassi di questo padre e questo figlio che lottano contro qualcosa di impalpabile, che si insinua nel loro rapporto, creando una crepa che si allarga e si riduce continuamente durante il film. Tutto si percepisce senza alcun tipo di filtro o manipolazione: l’esasperazione, il senso di colpa, l’instabilità e anche la ripetività. Si perché il film è un ciclo che si ripete, perché molto spesso anche la dipendenza lo è. Aiuta molto a comprendere che allontanarsi dalle droghe (o dall’alcool o anche semplicemente smettere di fumare) non è un processo che avviene dalla sera alla mattina come per magia e alla fine si è tutti come prima. É un percorso tutto in salita e ogni tanto si scivola indietro e la cima non si raggiunge mai del tutto. Rende anche molto chiaro il fatto che sballarsi “solo per una volta” potrebbe portare a conseguenze inaspettate, non soltanto per i diretti interessati, ma per tutti coloro che li circondano: la dipendenza di Nic ha effetti disastrosi su tutta la sua famiglia.

Chalamet e Carell reggono tutto il film sulle loro spalle e le interazioni con i personaggi sencondari sembrano arrangiate ad arte soltanto per darci un po’ di respiro da questa relazione padre-figlio che richiede tutta la nostra attenzione e uno sforzo emotivo non indifferenti, che alla fine del film ci lascia quasi esauste.

I due protagonisti riescono a dare vita a due personaggi complessi, che non sprofondano nel cliqué, che in questi film è dietro l’angolo; il fatto che una storia di droga sia inserita all’interno di un contesto familiare e sociale decisamente borghese da vita ad una serie di dinamiche diverse, che hanno poco a che fare con la strada e molto a che vedere con centri di riabilitazione e gli sperduti paesaggi californiani. Il film è concentrato all’interno di una bolla, che non vuole fare una riflessione generale sul problema della dipendenza, ma focalizzarsi su un dramma personale. A drogarsi è un ragazzo che, in un certo senso, ha tutto e questo ha provocato reazioni contrastanti, soprattutto per quanto riguarda l’empatia che proviamo nei suoi confronti: capiamo che c’è qualcosa che deve averlo spinto all’interno di questa spirale discendente, ma allo stesso tempo non riusciamo a capire come mai Nic senta il bisogno di distaccarsi da tutto questo usando la metanfetamina.

A livello tecnico non siamo davanti a un film innovativo, ma sicuramente la colonna sonora è molto interessante e vanta un repertorio musicale di tutto rispetto. Il montaggio, soprattutto all’inizio del film, risulta un po’ rigido e nei primi minuti risulta molto difficile addentrarsi nella trama. Questo senso di spaesamento, però, presto sparisce e l’unica cosa che resta è la spirale discendente di questo ragazzo e la rassegnazione di questo padre, che ritornano in un loop continuo. Questo continuo ritorno di situazioni non rende la trama fluida, ma è parte della rappresentazione quanto più realistica di ciò che è davvero successo a questi due personaggi; modificare le loro storie per il solo fine di rendere la visione più piacevole è un compromesso che il regista, giustamente, ha rifiutato.

Per farla breve, quindi, Beautiful Boy non sarà un film straordinario, ma sicuramente rientra nella lista di quelli di cui abbiamo bisogno.

Un pensiero su “Beautiful Boy o come essere troppo scioccate per un sottotitolo -NO Spoiler

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...