Black Mirror, il Dio che finge di darci il libero arbitrio

Black Mirror è tornato, dopo l’amaro lasciato in bocca dall’ultima stagione, Netflix ci riprova donandoci un film interattivo sulla serie distopica più amata e temuta del nostro secolo.

Con una buona dose di coraggio (e la copertina di pile che si sa, protegge da tutto ciò che è brutto e cattivo) ho deciso di affrontare la visione dell’episodio totalmente da sola per vivere completamente il libero arbitrio senza alcuna influenza.

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Mentre molti erano gasati dall’idea di poter decidere per i personaggi a me terrorizzava. Al di là della trama e dell’esperimento in sé (di cui parlerò tra un attimo) a spaventarmi era questa nuova maniera di visualizzare un prodotto televisivo, come se la visione dell’episodio di Black Mirror rappresentasse essa stessa un episodio della serie.

La prima cosa che dovete sapere è che l’episodio non è compatibile con tutti i dispositivi. Probabilmente se ieri avete fatto l’accesso a Netflix e invece dell’episodio visualizzavate solo un possibile trailer di 2 minuti, il motivo è questo. Se il vostro PC, quello di vostro fratello e la console di gioco che usate per accedere alla piattaforma di solito, non vi permettono di visualizzarlo, non arrabbiatevi ma prendete il lato positivo della cosa e, come la sottoscritta, gioite del fatto che se il futuro tecnologico malvagio descritto dalla serie è già qui, noi poveri sfigati forse ci stiamo salvando.

Una volta fatta vostra questa buona retorica catapultatevi dai vostri genitori e usate la loro smart TV.

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Cercherò di parlare della puntata senza fare troppi spoiler. Se ritenete uno spoiler il fatto di ribadire che siete voi a dover scegliere lo svolgimento dei fatti, allora fermatevi qua.

Questa volta il futuro ipotetico e malato che c’è sempre stato descritto dalla serie non ci è stato mostrato visivamente, la puntata è infatti ambientata nei tanto amati anni ’80 (” Con gli anni ’80 avete rotto il cazzo “così eh, giusto per), eppure il futuro che temiamo era ben presente. Guardando altri episodi di Black Mirror ci siamo spesso interrogati su quanto quella distopia fosse vicina a noi, questa volta l’abbiamo concretamente incarnata. Nel 2018 abbiamo letteralmente controllato la vita di altre persone attraverso un telecomando. Poco importa che vi sia una geniale sceneggiatura alla base e che si tratti effettivamente di finzione, perché l’episodio è creato in modo da far sentire lo spettatore una sorta di Dio, un essere superiore in grado di controllare direttamente scelte altrui che influenzano effettivamente la vita di persone, anche se personaggi di finzione.

Bandersnatch, questo il titolo dell’episodio, vede come protagonista un giovane programmatore, Stefan, che ispirato da un libro decide di creare un videogioco interattivo in cui è il giocatore a compiere le scelte per il personaggio per il quale si aprono molteplici finali.

Se nel nostro secolo siamo ormai abituati a questo tipo di videogiochi, per il 1984 (l’anno in cui è ambientato appunto l’episodio) era assolutamente qualcosa di innovativo. Ciò a cui effettivamente non eravamo abituati è il far compiere delle scelte ai personaggi di una serie televisiva. Ciò che mi ha spiazzato in un primissimo momento è che il montaggio è studiato in tal modo da non perdere la continuità di un film. Non dà mai l’impressione di star giocando ad un videogioco (come credevo sarebbe stato prima di iniziare l’esperienza), in quei 10 secondi di tempo i personaggi continuano a vivere, il loro tempo non si ferma e dà l’impressione che loro stiano effettivamente riflettendo, come noi spettatori, su quale scelta compiere.

Detto ciò si può vivere l’interattività con spirito diverso. Personalmente ho iniziato l’esperienza volendo immedesimarmi completamente nel protagonista facendo compiere a lui le stesse scelte che avrei preso razionalmente io nella vita reale. Se ciò è possibile e facile nei primi minuti scegliendo la marca di cereali che preferisco, la mia canzone preferita, o accettando il lavoro dei miei sogni, inevitabilmente le cose sono studiate per far compiere scelte irrazionali che si potrebbero semplicemente non compiere o per le quali si potrebbero valutare altre vie.
La condizione di essere costretto a scegliere tra due opzioni fa in modo che tu smetta di essere il protagonista facendoti diventare il suo destino. Lui stesso arriva a rivolgersi a te come un ente superiore.

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CV AGGIORNATO: Dicembre 2018, mansione di Dio presso il divano di casa mia

Fin qua tutto bene, ma riflettiamo un attimo su ciò che abbiamo detto: siamo COSTRETTI a prendere una decisione.Ai personaggi della serie viene negato in qualche modo il libero arbitrio, ma noi siamo sicuri di averlo?
D’altronde all’interno della puntata viene ribadito più volte che non vi è libertà di scelta per nessuno.
A volte, infatti, le nostre scelte sono totalmente ininfluenti. A volte non ci danno nemmeno le due opzioni illudendoci di poter scegliere quando la risposta è ovvia sin dall’inizio (quando ancora non è chiaro il nostro ruolo all’interno dell’episodio): fino alla fine ci viene ribadito che il libero arbitrio non esiste, che non vi è possibilità di scelta e dunque perché questa retorica dovrebbe valere per i personaggi ma non per noi?

Potremmo decidere di non rispondere effettivamente alle domande che ci pongono ma 1. un pochino i personaggi ci fanno pena e non vogliamo che prendano decisioni troppo irrazionali e 2. se smettiamo di prendere decisioni, come lo sfoghiamo tutto l’entusiasmo che si è creato in noi quando ci è stata comunicata la interattività della puntata?

Ecco dunque che siamo diventati succubi noi stessi della serie TV e l’esperienza della visione diventa essa stessa una puntata di Black Mirror.

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PROMEMORIA: Cancellare mansione di Dio dal CV

 

Personalmente lo scambio di potere tra me e Netflix e il sentirmi controllata dalla piattaforma mi ha donato il giusto stato di ansia e turbamento che mi era mancato nell’ultima stagione di Black Mirror. La seria ha dunque riacquistato i punti persi e Netflix torna a indossare la sua coccarda di oro lucido con scritto “DIO”.

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