Bohemian Rhapsody: ora come facciamo ad essere oggettive? – NO Spoiler

Quando abbiamo sentito che avrebbero fatto un film su Freddie Mercury un attimo l’ansia c’è salita. Diciamocelo, raccontare la storia di un mito non è mai cosa facile e questi progetti si trasformano in tragedia con una certa frequenza. Quindi quando la Fox ha annunciato il film, nel lontano 2013, li abbiamo presi per pazzi suicidi. E infatti gli anni successivi sono stati un loop infinito di recast e cambi alla regia. Le nostre aspettative lentamente sprofondavano. Poi è venuto fuori il nome di Rami Malek nei panni di Mercury e la speranza è tornata a battere nei nostri cuori.

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Le riprese cominciano, spuntano le prime foto, le nostre aspettative partono per un viaggio mentale a Disneyland Paris. Poi, come volevasi dimostrare, la giostra si ferma e a metà film l’ennesimo cambio alla regia; con Bryan Singer che sparisce dal set senza spiegazioni (che, per chi non fosse pratico di come funzioni un set, è praticamente un suicidio lavorativo e una dichiarazione di guerra che manco l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este) e che viene sostituito nel bel mezzo delle riprese da Dexter Fletcher. Quando succedono queste cose non è un buon segno. Diciamo pure che è un pessimo segno; uno che punta verso un burrone o una cascata.

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La trama non ha bisogno di molte parole: il film inizia con la fondazione del gruppo e va avanti fino al Live Aid del 1985, concentrandosi sulla vita di Freddie Mercury.

Il casting, signori. Cosa possiamo dire? Nulla, perché è stato fatto così bene che non ci sono parole. Rami Malek è una visione impressionanete nei panni del cantante: il modo di muoversi, di parlare, di guardarsi intorno, di gesticolare, di camminare. Un lavoro più meticoloso per rappresentare una delle figure più carismatiche di sempre. Ben Hardy, nei panni di Roger Taylor è stata una straordinaria voce comica del film. E vorrei tanto sapere come siano riusciti a trovare qualcuno che somigli tanto a Brian May. Perchè Gwilym Lee con il riccio giusto vanta una somiglianza a dir poco impressionante, non è normale. Sicuri che non siano imparentati? Noi cominciamo a credere che sia solo un nome di facciata e che in realtà la Fox abbia inventato la macchina del tempo per andare indietro negli anni’80 e ingaggiare il vero Brian May, perché non è possibile…

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Infine dal nulla è spuntato Petyr Baelish ad interpretare il primo manager dei Queen. Lucy Boynton, Joseph Mazzello e Allen Leech completano quello che è il cast principale. Tantissimi gli attori che li hanno accompagnati in ruoli minori, primo tra tutti Tom Hollander nei panni di Miami Jim Beach, secondo manager della band. Una stella, che ci ha fatto morire dal ridere semplicemente inarcando il sopracciglio con grande stile.

Per quanto riguarda la regia non c’è molto da sottolineare, non si può ignorare che il film sia passato di mano e quindi manca uno stile ben preciso. Anche la fotografia sarebbe potuta essere più interessante, con un film sui Queen si sarebbe potuto decisamente sperimentare di più, invece che andare sulla classica luce calda per dare l’idea di qualcosa di retrò, che non è una cosa sbagliata di per sé, ma sicuramente non originale. Decisamente ottima la scelta di affidare il montaggio a John Ottman, che è anche compositore, e che quindi è riuscito ad integrare al meglio le scene con una colonna sonora WOW. Possiamo affermare che John ha effettivamente avuto il lavoro della vita, cioè ditemi chi non vorrebbe montare un film e poter piazzare i Queen in ogni dove come colonna sonora.

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E qui entra in gioco la nostalgia che ti frega.

Sì, perché durante la visione, specialmente per quanto riguarda la prima metà, il film scorre in un susseguirsi cadenzato di eventi che non fanno una piega. Tutto sembra funzionare alla perfezione e siamo tutti contenti di andare al cinema e poter fare un sussurrato karaoke.

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Ed ecco che la fissa per Killer Queen torna con la potenza di un uragano.

Ma poi all’improvviso, ti colpisce la consapevolezza che in questo film la drammatizzazione ha raggiunto livelli esagerati.

In ogni biopic vengono cambiati/inseriti elementi per rendere la storia più appetibile al pubblico, è completamente normale, ma in Bohemian Rhapsody è fin troppo evidente che le situazioni sono state smussate e ridefinite, finendo per presentare dei personaggi decisamente piatti con conflitti non realistici. Per farla breve:

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Sempre e comunque

Pure se ci sarebbe stato che si prendessero a mazzate. Perché non sarò una musicista, ma immagino che nelle band ad un certo punto si discuta anche abbastanza animatamente. E invece qui no, giusto mezza presa di posizione anche abbastanza forzata. E questo voler mostrare la band come idilliaca porta il film ad essere incredibilmente privo di spessore: superficiale, che ridà indietro una blanda rappresentazione e nulla più. E i Queen, che sono stati coinvolti nel progetto (Jim Beach, storico manager della band, ha prodotto il film), avrebbero meritato di meglio. Avrebbero meritato una storia realistica, in grado ci colpire una generazione, così come hanno fatto loro. Il desiderio di voler dare l’idea della famigliola felice non ha reso loro giustizia e il cast straordinario, guidato da Rami Malek, e le musiche straordinarie non sono state abbastanza per rimediare.

P.s La parte della nostalgia però funziona che è una favola e quindi scusate, ma ora vado a dar voce all’intera discografia dei Queen sotto la doccia.

 

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