Animali Fantastici: I crimini di Grindelwald (che stiamo ancora aspettando)

Lo so, siete confusi. Ma state calme, bestioline, siamo qui per questo.
Eccovi i nostri pareri tecnici e non sul sequel Animali Fantastici, spoiler free almeno fino al trash di fine articolo ♥

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Newt e  la sgangherata compagnia sono tornati e noi ci abbiamo messo esattamente 3 giorni per elaborare tutto, ma TUTTO; perché quando la Rowling ci si mette, che il cielo ci aiuti.

Gli eventi si svolgono nel 1927, alcuni mesi dopo le vicende di New York. L’oscuro mago Gellert Grindelwald (Johnny Depp), evaso di prigione, fugge in Europa alla ricerca di Credence Barebone (Ezra Miller). Arrivato in Francia, comincia a circondarsi di una schiera di fedelissimi, con lo scopo di creare un’esercito da aizzare contro i babbani.

Intanto Newt (Eddie Redmayne), rientrato in patria, non fa in tempo a sgusciare via dall’arruolamento coatto da parte del Ministero e di suo fratello Theseus (Callum Turner), che finisce arruolato dal caro e a sto giro, non tanto vecchio professor Silente (Jude Law), che vuole il suo aiuto per sconfiggere il suo oscuro ex in tutto è per tutto. Ma il nostro pacifico Tassorosso è riluttante a diventare un criminale internazionale solo per correre dietro al primo super cattivo che passa.

Ci mette poco a cambiare idea, basta una visita di Queenie (Alison Sudol) e la fugace notizia che sua sorella Tina (Katherine Waterston) sia a Parigi, per convincere Newt a mollare tutto e partire illegalmente oltre il confine insieme a Jacob (Dan Fogler).

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Già gli ultimi film della saga del mago con la cicatrice a forma di saetta si erano mossi verso tinte più cupe,  ma il secondo capitolo di Animali Fantastici ci catapulta nel pieno di una spy story, che forse ha premuto fin troppo forte il pedale sul dark , rendendo I crimini di Grinderwald un capitolo al quanto confuso e claustrofobico.
Il tutto ci viene raccontato dalla regia di David Yates, che resta ancora una volta un lavoro senza infamia e senza lode, colmo di primi piani ed inquadrature di scarso respiro, che si fanno sentire fin troppo nelle scene finali. Yates si riconferma un mero esecutore, senza un tratto particolarmente brillante o deciso, il film scorre ma non ha nulla di memorabile. La camera è spesso drammaticamente in affanno nelle scene di gruppo, riscontrando seri problemi nella gestione dello spazio sul finale: perdiamo di vista i singoli personaggi, non ci è mai  del tutto chiaro dove siano nella scena, e quando  poi le inquadrature prendono un po’ di respiro e si allargano tutti sembrano stranamente fuori posto, come se non fossero stati lì fino a qualche secondo prima.

Il cast è vario e di tutto rispetto, ma Yates non riesce proprio a farlo brillare, complice anche una sceneggiatura decisamente troppo piena. Ma apparentemente ad Hogwarts non sanno dire di no alle vecchie conoscenze: fossimo state noi, dopo Il Principe Mezzosangue, Yates non lo chiamavamo manco per gli auguri di Natale.

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Ma stavamo parlando del reparto attoriale: ottimo come sempre, ma la sceneggiatura sincopata e la regia mordi e fuggi non riescono a bilanciare i personaggi.

Eddie Redmayne e Katherine Waterson sono eccessivamente sacrificati, sia in singolo che in coppia. Tina in questa storia è praticamente inesistente, sembra stare lì solo per la battuta delle salamandre; Newt viene schiacciato dagli eventi e da nomi ben più grandi del suo e passa quasi da protagonista a spettatore. Ci piace il continuo lavoro di dettagli che Redmayne integra col personaggio, elaborando atteggiamenti e attitudini delicate e assolutamente affini a Newt; ma come protagonista ha avuto un ruolo fin troppo marginale nella trama principale. La storia parla di scoperte di identità, ma che ruolo compre il nostro protagonista, se il tutto si riassume in Depp che arriva bello bello a fine pellicola spiattella tutto in una battuta sui titoli di coda?

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Parlando di Depp, è uno dei pochi che riempie e magnetizza la camera. Occupa le scene con un carisma che mancava da anni. Eravamo pronte ad odiare ogni suo singolo secondo di recitazione nei panni di Gellert e invece è uno dei migliori in scena.
Se Voldemort era una malvagità teatrale ed eccentrica (l’Avada Kedavra con l’accento bielorusso ancora nel cuore fino alla fine), Grindelwald ha più le attitudini gravi e violente del serial killer. Il timore per Voldemort era dettato dalla sua minacciosa influenza, dai rimandi e dalle storie che parlavano di lui; Grindelwald è temibile invece per la sua sola presenza. Di lui ci viene detto poco e nulla eppure, quando entra in stanza, un’aria gelida anticipa le sue vili congetture.

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Carismatico e abilissimo con le parole, Grindelwald è l’incarnazione del male, l’emblema della persuasione: pur essendo mosso dai più meschini intenti, si mostra con tutte le soluzioni a portata di mano. Ciò lo rende giusto e buono anche agli occhi dei più insospettabili, quando il suo solo reale talento è quello di saper manipolare eventi e situazioni a proprio beneficio.

E qui entra in campo la sceneggiatura.

Costruita su conflitti, amori aspri e fredde lotte politiche; la sceneggiatura della Rowling sembra richiamare solo marginalmente l’elemento fantasy, facendo certamente onore alla Warner Bros, che ha deciso di credere per una volta in uno sviluppo diverso, concentrato sui personaggi più che sulle ridondanza da blockbuster.
Ma le buone intenzioni non cancellano i problemi.

Okay, parliamo di un film di passaggio, ma c’è troppa, troppa, troppa carne al fuoco.
La narrazione degli eventi è contorta e schiaccia i nuovi personaggi, che non hanno modo di respirare ed essere presentanti come meritano: rivelazioni, volti vecchi e nuovi, confessioni e colpi di scena si accavallano, togliendo allo spettatore il tempo di elaborare ogni singola situazione. Passato e futuro incastrano la storia in un  lasso di tempo già ben dettato e noto: tutti sappiamo cosa succederà nel 1945, come finirà la storia tra Silente e Grindelwald ma, magistralmente, è proprio qui che il progetto funziona: crea aspettativa in un evento la cui risoluzione è già scritta negli annali della storia. La soluzione è concentrarsi su ciascuna battaglia interiore.

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Bene e male si riflettono in ogni personaggio, ciascuno affascinato o dalle promesse del buio o dalla speranza della luce. Se Grindelwald è conscio del suo oscuro ascendente sugli altri, non da meno è Silente. Jude Law ci regala un giovane Albus a sua volta conscio del potere di attrarre e affascinare gli altri e, nell’ impossibilità di scendere direttamente in capo, decide di usare questo ascendente su Newt. Ma, come abbiamo detto, il personaggio di Scamander non riesce a tenere il passo degli altri due maghi. La sua è quella che verrebbe definita un’anima bella, che sogna un mondo tutto da scoprire e privo di qualsiasi conflitto. La sua incapacità di schierarsi fino alla fine è il tema forse più importante del film: per far si che il male vinca è solamente necessario che i buoni si astengano dal far qualcosa.

 

In conclusione I crimini di Grindelwald resta un film della sospensione, pesantemente dettato dal prosieguo dei successivi atti in arrivo, disposto a sacrificare anche i personaggi più innocenti in nome di rabbia, odio, rancore, malinconia e oppressione.

Viene conferito un peso importante, perfino opprimente, ad ogni singolo evento. Gli indizi si accalcano e moltiplicano, dando più nuove domande che esaustive risposte, rendendo ogni folle teoria assolutamente fattibile. L’intreccio complicato delle singole storie crea una scia di briciole di trama, che spinge lo spettatore a seguire maldestramente gli eventi, senza tuttavia esaurirsi degnamente sul finale. Si crea aspettativa per il futuro, ma si complica anche eccessivamente quella parte di racconto che ha il dovere morale di esaurirsi nelle due ore di pellicola: alla fine manca un quadro completo della situazione.

Contestualizzando le vicende in un momento storico tanto critico, la sceneggiatura guarda fisso e ad occhi sbarrati lo spettatore, quasi a monito e avvertimento, per far in modo che i dolorosi insegnamenti del passato non possano essere spezzati come un semplice incantesimo . Mettendo in luce la nascita dei totalitarismi e il prologo di una delle più devastati guerre di sempre, I crimini di Grinderlwald ci parla del passato, mettendoci in guardia sul futuro e su coloro che usano le parole per manipolare la realtà a proprio vantaggio per seminare disprezzo, emarginazione, odio e disperato orgoglio di appartenenza.

 

E ora il momento da tutti atteso.
La chiusura di recensione cattiva, piena di maiuscole, giffine trash e sopratutto SPOILER ALERT! ♥

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Cominciamo con quello che tutti pensano, ma nessuno ha il coraggio di dire:

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E il web disse, Newton and Theseus Scamander are both The Hot Brother e così fu. 

Quanto so belli sti due fratelli insieme?! Mi ricordano i tempi d’oro, ormai andati.
La dinamica nata tra i due è ancora più sorprendente, visto che Callum è tipo un decennio pìù giovane di Eddie. Tenendo in considerazione ciò, le scene risultano ancora più esilaranti. Chi è che non ha riso quando Newt si è trovato di fronte al fratello un secondo dopo aver preso la pozione Polisucco? Come si fa a non adorarli insieme?

Detto ciò, perchè hanno tutti questi problemi? Perché Newt si rifiuta così tanto di stargli vicino o chiedere il suo aiuto? Cioè Theseus sembra solo il classico fratello maggiore, con troppi pensieri e caffè in corpo, che si comporta da patata iperprotettiva per mezzo film! Sarà per colpa di Leta tutto questo gelo?
– Parlando di Leta: the definition of deserved better, perchè ci viene così sacrificata?

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Oltre a sembrare la rappresentazione vivente del dramma shakespeariano, diteci di più su questa donna! Aveva il potenziale per essere la stella di questo capitolo e invece la releghiamo a scene mordi e fuggi. Che senso ha mostrarmi un singolo flashback di lei e Newt se poi non si fa in tempo ad arricchire la storia? Che è successo tra di loro? Come ci è finita con Theseus?  Che rapporto ha con il fratello Yusuf? Come ci è finita dall’America a Hogwarts? Perchè la risoluzione del suo personaggio è così blanda? E non tiriamo in ballo solo ed esclusivamente la dannata scusa dei sensi di colpa, perchè stavolta non regge.

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E DATEMI QUESTA SCENA!? ERA BELLISSIMA, MISERIACCIA!

-Il finale: la vediamo dura che Credence sia effettivamente un Silente. Dalle carte dell’adozione Credence è nato attorno al 1905. Silente è nato nel 1881, Aberforth nel 1883 e Ariana nel 1885. Si piazzano quindi 23 anni di differenza tra i due ipotetici fratelli, ma come sappiamo Albus era già orfano a 23 anni: suo padre, Percival, è stato rinchiuso ad Azkaban quando Ariana aveva sei anni, quindi nel 1891. Nel 1899 Kendra e Ariana muoiono. Inoltre, il viaggio in nave è datato 1901, mentre sul certificato di adozione di Credence è scritto 1905.

Credence avrebbe il potenziale per essere tutto, ma proprio TUTTO, tranne che un Silente.tenor (4)

Tecnicamente si, potrebbe essere figlio solo di Percival o magari figlio di Honoria, la zia di Silente, ma è molto più probabile che Gellert ci stia riempiendo di palle menzogne, considerando anche come stia utilizzando Queenie per entrare nella mente di Credence.

-Praise be to Lord for Ezra, this majestic child.

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– Ci mancava solo la conga che ballava Disco Samba Megamix, spargendo confetti arcobaleno urlando “GAYYYY!!!” con un megafono nelle scene tra Grindelwald e Silente.

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Come fa la gente a lamentarsi!? La reazione di Silente ai suoi ricordi è totalmente nel personaggio e nella situazione!

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– Poi, quando hanno stretto sto patto Grinderlwald e Silente? Prima della morte di Ariana? E quindi come è avvenuto il combattamento tra i due, quando la ragazza è morta? Allora dopo la morte di Ariana? Ma Silente non me sembra tanto idiota da stringere un patto di sangue con Gellert, non dopo tutto ciò!
-Il libro che Flamel usa per comunicare con il suo piccolo gruppo di sovversivi anti-Grindelwald, non è lo stesso libro che apparteneva a Irma Dugard, la custode di Credence?  Quindi Flamel era in contatto con Irma? Quindi Silente sa effettivamente di più? DATEMI DELLE RISPOSTE!!!

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– Avete 18 anni, 18 ANNI, per darmi tutto, TUTTO. Io voglio vedere Druella Rosier e baby Tom Riddle e baby Hagrid. IO VOGLIO NEWT SCAMANDER, MAGIZOOLOGO, AVERE UN INCONTRO RAVVICINATO DEL TERZO TIPO CON RUBEUS HAGRID, APPASSIONATO ED ENTUSIASTA FUTURO BABY SITTER DI CREATURE FANTASTICHE!

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-Le creature: per un attimo ho temuto il peggio per Snaso (i trumi dell’infanzia non si dimenticano), però è stato solo il best boy della situazione, ciccino bello! E GLI SNASINI, QUANTO SON BELLI GLI SNASINI!? HO GIA’ ORDINATO TUTTE LE MINI POP!

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E QUEL KELPIE? Cioè, somiglia di più ad una testa di un cavallo incollata su un ammasso d’alghe, ma IL KELPIE!

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-Che fino ha fatto Percival???

-Mezzo fandom e comunità asiatica si è ammazzato per mesi su Nagini e invece niente. Nel senso che non c’è nessuna sessualizzazione, sfruttamento o asservimento, ma certo non possiamo dire che si brilli di personalità. Semplicemente al momento Nagini ha fatto molto da cornice, ma poichè è ancora in ballo, ci aspettiamo qualcosa di più nel prossimo capitolo. (So che hai bel potenziale, lo so, Nagini)

-Ci spiegheranno mai la lente anemica nell’occhio di Gellert? Effettivamente le sue previsioni sul futuro sono talmente vivide che fanno sembrare più a vere e proprie visioni. Quindi l’occhio strambo ha una funzionalità?

-Chi è il tipo che prende il posto di Newt al ministero? No, perché sembrano conoscerlo tutti tranne gli spettatori.

-Con chi ha stretto voto Yusuf?

-Chi è il preside di Hogwarts che fa entrare cinque membri del ministero durante una lezione!? Mi scusi, buon uomo, ma il suo mestiere non è tutelare un minimo gli allievi!?

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-Verremmo mai a sapere di più su L’Ordine della Fenice 1.0?

-Chi è la misteriosa McGranitt che compare in scena (perché non ci credo manco per sbaglio all’ errore temporale. Infatti Silente non la chiama per nome, ma solo per cognome). Qua Fenice ci cova.

-il discorso al cimitero di Grindelwald sembrava un comizio della Lega. Okay. L’ho detto.

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