Widows – c’è Viola Davis e già va bene così (NO Spoiler)

Quando sono andata a vedere questo film ero rilassata. Ma proprio tanto.

Mi sono seduta in poltrona con la consapevolezza che sarebbe stato molto improbabile che questo film mi deludesse. E lo so che dovremmo tutti andare al cinema senza preconcetti, ma ammettiamo che è alla fine un’idea di come andranno le cose ce la facciamo tutti.

Ma penseremo dopo alle considerazioni finali. Cominciamo dall’inizio. Dalla trama, naturalmente.

Una banda di rapinatori resta uccisa dopo un colpo andato male: il gruppo aveva rubato 2 milioni di dollari a Jamal Manning, un criminale locale che aveva in mente di usare i soldi per la sua campagna elettorale contro Jack Mulligan, erede di una famiglia in politica da generazioni.

Jamal rivuole i suoi soldi e quindi minaccia Veronica, moglie di Harry, leader della banda, per riavere i suoi soldi. La donna, dopo aver recuperato il diario con gli appunti sul prossimo colpo del marito, decide di mettere in atto la rapina per poter recuperare i soldi necessari per ripagare il criminale e quindi contatta le altre vedove degli altri rapinatori. Due di loro accettano di portare avanti il colpo: Linda e Alice. Da questo momento in poi le tre donne cominciano a pianificare la loro prima rapina, mentre cercano di elaborare il lutto.

Una combo esplosiva.

Ma passiamo al cast e qui ci rimarremo per un po’ perché, quanta gente c’è in questo film?

Cominciamo da lei, dalla sola, dall’unica, Viola Davis; perché effettivamente c’è ben poco da dire su di lei: perfetta.

Michelle Rodriguez è stata una buona spalla e Cynthia Erivo fa un ottimo debutto cinematografico e si ritaglia il suo spazio. Ma in questo cast femminile, Elizabeth Debicki brilla come un diamante e dimostra al mondo di meritare di più.

Colin Farrell incarna bene la figura da politico di vecchia generazione,  incredibilmente cinico ma deluso dal sistema (rappresentato da suo padre). Nelle scene con quest’ultimo, brilla anche Brian Tyree Henry . Daniel Kaluuya si riconferma un attore straordinario, decisamente uno dei miei preferiti negli ultimi anni: lascia davvero senza parole nei panni del fratello di Jamal, con un personaggio che parla poco, ma che dice tanto.

Lo storico trio regia/fotografia/montaggio, che lavora insieme dai tempi di Hunger, non delude e tutto funziona come una macchina ben oleata e questo, insieme ad un ottima sceneggiatura, fa davvero scivolare via il film senza una piega. Davvero una pacchia da guardare, non c’è un momento di distrazione, un momento di fatica per capire cosa stia succedendo. Il più grande pregio di questa pellicola è di essere incredibilmente chiara: fa porre domande quando ci si deve porre domande e ci dà riposte quando ci servono risposte; non c’è un solo momento di irritazione perché gli eventi si susseguono con un ritmo fluido e preciso. Tutto ha un senso.

Guardare Widows è un piacere per gli occhi e per la mente.

É una storia di rivalsa femminile che si muove su uno sfondo politico, che è anche sociale ed etnico. Con una contrapposizione tra il privilegio politico bianco e quello nero, proveniente   dal ghetto; entrambi tuttavia parimente negativi. A noi questa campagna politica poco interessa, così come interessa poco alle protagoniste, che vogliono solo lasciarsi alle spalle i problemi dei mariti; ma McQueen riesce comunque a trasmettere una sua visione sociale in poche scene chiave, senza forzarle all’interno della storia, rendendole soltanto una sorta di eco lontano.

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