Outlaw King: Netflix ha i big money e lo dimostra al mondo – NO Spoiler

Quando vai al cinema e davanti agli occhi ti si palesa il logo di Netflix tutto cinematografico (con le scie colorate e gli effetti super swish) per un attimo la confusione ti assale. Perché è effettivamente strano, ma uno strano che dà soddisfazione. Perché quest’anno, per chi non l’avesse notato, Netflix ha una line-up di film in uscita non indifferente.

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Ma concentriamoci sul film del giorno: Outlaw King, diretto da David MacKenzie, che torna a casa Lessie dopo il successo di Hell or High Water.

Noi non siamo esattamente esperte di storia scozzese, ma la trama dovrebbe essere piò o meno storicamente accurata, sì, più di Braveheart. Molto più di Braveheart. Diciamo che se pensavate che Braveheart fosse storicamente accurato avete vissuto una bugia per molto tempo…

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Ok, ora stiamo divagando. Dicevamo. La trama.

Intorno al 1300 gli inglesi, che non sanno farsi una caterba di fatti loro, decidono di sottomettere la Scozia. E, come potete ben immaginare, gli Scozzesi non sono esattamente entusiasti di essere governati da gente del sud. Uno dei più scontenti per la situazione è Robert Bruce, che decide di riprendersi la sua patria in modo decisamente poco pacifico. Appoggiato dalla chiesa e da alcuni dei clan, viene proclamato Robert I di Scozia dando effettivamente inizio ad una ribellione; attirando le ire di re Edoardo I, che lo dichiara fuorilegge. Da questo momento in poi ha inizio una sanguinosa guerra combattuta su suolo scozzese.

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Il film copre circa 20 anni in poco meno di due ore e se da un lato questo ci permette di comprendere al meglio le dinamiche e i personaggi, dando una buona rappresentazione degli eventi che si sono susseguiti, dall’altro non permette alla storia di avere un’evoluzione costante: parti del film ci sommergono di informazioni, con eventi che si susseguono ad una velocità impressionante, contrapposte a momenti di calma piatta in cui ci sembra che non succeda nulla. E probabilmente avere cinque sceneggiatori a lavorarci su allo stesso tempo non aiuta per nulla a creare un filone narrativo più controllato e dinamico. Riassumendo, la sceneggiatura aveva il potenziale per essere davvero straordinaria, ma si limita a funzionare.

Col cast dobbiamo partire da una premessa: avremmo preferito avere un protagonista scozzese, perché non è che gli attori made in Highlands manchino, MA. MA. Aaaaagoooooonnnnnnyyyyyy Chris Pine e Aaron Taylor-Johnson hanno fatto un gran lavoro sull’accento (again, dimenticatevi il mezzo scozzese di Mel Gibson)  e hanno regalato un’ottima interpretazione. Ad essere oneste il cast in generale è stato davvero straordinario, abbiamo scoperto parecchi nomi interessanti e sorprendentemente solo due di loro hanno recitato in Game of Thrones e Outlander, che credeteci in un film inglese, girato in Scozia è una cosa più unica che rara. Diciamo che la scelta degli attori ha fatto capire a tutti che al momento Netflix ha i soldi necessari per ingaggiare persone di un certo spessore e con un cachet non indifferente.

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Ma è dando uno sguardo al reparto tecnico che si capisce davvero che non hanno badato a spese: il direttore della fotografia ha lavorato a capolavori come The Hurt Locker e Captain Phillips e in Outlaw King non delude le aspettative, regalandoci un’atmosfera davvero straordinaria, che si sposava perfettamente con le scelte registiche di MacKenzie e i paesaggi scozzesi: scoprire che questa è stata la loro prima collaborazione ci ha stupite non poco. Quella col montatore invece è un rapporto iniziato con Hell or High Water e il risultato non ci ha lasciato indifferenti, non era un film facile da mettere insieme: luoghi diversi, filoni narrativi differenti, vasta linea temporale, ma si percepisce che c’è un’idea chiara alla base del processo di montaggio, che non è un elemento da dare per scontato.

I costumi. OMG i costumi. Vogliamo abbracciare la costumista e inchinarci davanti a lei, perché siamo state 5 minuti concentrate solo sul decoro di un mantello.

Abbiamo amato le musiche, che è un attimo che ti ritrovi come Merida a cantare sulla cima di una cascata nel bel mezzo delle Highlands.

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Continua il filone di scene d’azione super dinamiche e super sporche che non ti fanno esattamente capire cosa stia succedendo e qualche pezzo preso dalla Battaglia dei Bastardi non passa inosservato: il campo di battaglia è un ammasso di corpi e fango e sangue, che rende davvero difficile distinguere gli amici dai nemici. E alla fine della scena hai il fiatone pure tu, che sei da un’ora seduto in poltrona.

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In generale, quindi, a noi Outlaw King è piaciuto. Non è il film della vita. Non pensiamo volesse esserlo, ma ha dimostrato una serie di cose da evidenziare:

  1. in Scozia si possono girare film ad alto budget. 130 milioni gente. Non esattamente spicci.
  2. la Scozia vanta una storia che vale la pena essere raccontata. William Wallace non è l’unica alternativa da tenere in considerazione.
  3. Chris Pine potrebbe fingere di essere scozzese e nessuno dubiterebbe neanche per un secondo.
  4. Chris Pine vanta un lato B (e un lato A) non indifferente.

P.s Again, nota finale sul titolo italiano. La necessità di avere come titolo Outlaw King – Il Re Fuorilegge? Lo ripetiamo: la traduzione letterale del titolo non vale come sottotitolo, è solo uno spreco di caratteri tipografici che potrebbe essere evitato. Prendetevi 5 minuti per trovare un’alternativa decente, cioè pure il link della pagina wikipedia su Roberto I di Scozia avrebbe una sua utilità a confronto.

P. P. s

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AAAAAAGOOOOOOOONYYYYYYYYYY!

 

 

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