BlacKkKlansman e i titoli dei film che non riusciamo a pronunciare – Recensione NO Spoiler

A Spike Lee non è mai piaciuto perdersi in convenevoli e, ammettiamolo, ha sempre saputo scegliere argomenti anche abbastanza ostici per i suoi film e BlaKkKlansman non fa di certo eccezione. Quindi, se siete alla ricerca del politicamente corretto questa è l’ora di chiudere questa finestra e cambiare il film del fine-settimana.

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Il film, tratto da una f*****a storia vera (per dirla con le parole del trailer), racconta di Ron Stallworth, primo afro-americano ad entrare nel corpo di polizia di Colorado Springs, che si infiltrò nel Ku Klux Klan.

Si avete letto bene, non vi siete scolati una birra di troppo. KU KLUX KLAN. Tizi bianchi col cappuccio. Loro.

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OfCourseBeautifulJenny

Nel film questo genio di nome Ron, dopo aver visto un annuncio del KKK sul giornale, chiama il numero della sede locale e finge di essere un bianco razzista, riuscendo ad organizzare un incontro con i membri locali del Klan. Ad andare agli incontri in sua vece è il detective Flip Zimmerman, che si infiltra a tutti gli effetti nel gruppo, mentre Stallworth porta avanti i contatti telefonici; tutto per cercare di capire se i membri locali del KKK sono in procinto di fare qualcosa di ben più pericoloso di qualche croce messa a fuoco.

Davvero straordinario il cast, la combo John David Washington/Adam Driver funziona benissimo, regalandoci dei dialoghi davvero belli e quando ai due si unisce Michael Buscemi le risate sono assicurate. Laura Harrier si lascia alle spalle il ruolo di interesse amoroso di Spiderman e regala un’interpretazione degna di essere ricordata come Patrice Dumas, attivista per i diritti degli afro-americani. Menzione speciale sicuramente a Topher Grace, che regala un David Duke straordinario e completamente estraniato dalla realtà, l’epiteto di quello che la Arendt definì “banalità del male”. Ma la standing ovation va a Jasper Pääkkönen che con il suo Felix ha davvero fatto cose straordinarie, perché non è facile fare il pazzo complottista senza sembrare un ossesso.

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Per il reparto tecnico… è un film di Spike Lee prodotto da Jordan Peele. Avete davvero bisogno di conferme?

La fotografia è una favola, i costumi portano alla pace dei sensi e le canzoni ci fanno sentire come un piccolo Groot pronto a scatenarsi nel suo vaso di terra.

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La storia è molto interessante specialmente perché si basa su un presupposto che sappiamo essere vero, come ci è reso noto fin dall’inizio, ma che è completamente assurdo e fuori da ogni logica e questo rende divertente una serie di affermazioni e situazioni che altrimenti ci sembrerebbero spaventose e rivoltanti. Tutto è così assurdo che anche una banda di suprematisti bianchi ci fa ridere. Ed è qui che sta la potenza del film, perché un’idea del genere senza la visione di Lee non avrebbe funzionato altrettanto bene. Qui è il tono che salva dalla noia e dalla ripetitività più che la trama in sé; che comunque viene portata avanti per le lunghe e perde di incisività negli ultimi 20 minuti, quando invece si sarebbe potuto incalzare il ritmo fino all’ultima scena.

Ma nonostante questa piccola pecca Spike Lee torna con un film che diverte, ma che allo stesso tempo punta a provocare una reazione, perché basta uno sguardo per capire che i temi sono decisamente collegati ai nostri giorni e certi dialoghi non sono per nulla casuali.

 

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