“Resta con me” e i film di Claflin che c’hanno sempre lo stesso titolo- NO Spoiler

Nuovo giorno, nuova recensione di un’anteprima!

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Ed oggi tocca proprio all’annuale film MadeInGiffoni, distruttore di dotti lacrimari e dignità: Resta con me, chiamato così perchè chiamare un’altra pellicola “Alla deriva” poi rischiava di essere spoiler (spoiler che il nostro carissimo Sam Claflin si è premurato comunque di farci giungere forte e chiaro a fine intervista pre-anteprima….Grazie, gioia.)

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La storia oscilla tra il survival e il drama, quasi totalmente ambientato su una barca. Shailene Woodley e Sam Claflin vestono rispettivamente i panni di Tami e Richard, che salpano in un avventuroso viaggio da Tahiti a San Diego, che si prospetta nefasto già dalla prima inquadratura del film. La giovane coppia si ritrova così alla deriva su una sgangherata barca a vela, dispersa nell’Oceano più isolato, dove dovranno ingegnarsi per capire come riuscire a sopravvivere fino alla fine dell’incubo.

Ora, parlando del reparto tecnico, avete presente tutti quei film che parlano di disastri nell’oceano? Titanic? La tempesta perfetta? L’episodio dei Simpson dei delfini assassini?

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Ecco, “Adrift” è molto molto, MOLTO più devastante. Si rischia davvero un attacco di panico durante i vasti e sconfinati totali sull’Oceano, che annullano completamente la presenza dei due personaggi. La resa della CGI è davvero una piccola chicca, il mare diventa protagonista attivo della storia.

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Mi ci vorranno anni di analisi per dimenticare questa scena .

Per una volta, Shailene riesce effettivamente a dominare la scena, infondendo nel suo personaggio un caledoscopio di emozioni che toccano nel profondo lo spettatore (anche se Tami, tesoro mio, siete in una barca persa nell’oceano, non puoi metterti a fare l’esame di coscienza per ogni singolo pesciolino che te magni per non morire di stenti. Okay il rispetto per la natura, ma fino ad un certo punto).
Sam Clafin ci ha incantate come sempre, anche quando se ne stà steso al sole per mezza pellicola, ma ci sta bene così.

 

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I nostri più sentiti complimenti vanno però a Baltasar Kormákur, che è riuscito a non rendere mai banale nè noiosa una pellicola difficile da gestire, soprattutto per le inquadrature. Il rischio di cadere nel clichè e nella noia era sempre presente, ma la regia è risulta pulita, ben calibrata e metodica; capace di narrare pienamente il pericolo e l’isolamento del racconto. Dopo Everest e The Deep, il cineasta islandese ci racconta ancora una volta un dramma sincero ed estremamente umano, alle prese con una natura crudele e con una precisa e angosciante ricostruzione dei fatti.

Okay, adesso passiamo alla parte divertente, ovvero le critiche:

Il cast: calmi, calmi, calmi. Li adoriamo, li lodiamo, li glorifichiamo; ma …. come potete lontamente pensare che io possa guardare un poster con Shei e Sam, tutti piccioncini, con UNA CATASTROFE GIGANTOSCOPICA alle spalle e uscirmene con “Che bel film! Sono sicura che staranno tutti bene alla fine!“. Non so se vi è chiaro che siamo la generazione di Hunger Games, Io prima di te e Colpa delle Stelle, NON CREDIAMO PIU’ AI LIETO FINE, soprattutto quando nel cast ci sono sti due sfigatelli.

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Inevitabilmente la storia si incanala sin da subito in un melodramma sentimentale dalla forte presa emotiva, ma non per questo privo di avvezze atmosfere ed inevitabili ridondanze del genere. Ma lo stupore iniziale passa, una volta scoperti gli sceneggiatori…

Sceneggiatori molto AQUA: Okay, non perchè sia ridicola o scritta male, ma qualcuno mi spiega come vi è saltato in mente di dare la storia ad Aaron e Jordan Kandell ? Si, okay c’era anche un semisconosciuto David Branson Smith, ma esattamente cosa vi ha fatto pensare “Lo sai chi potrebbe scrivere un gran bel dramma romantico nel bel mezzo di un uragano in pieno Oceano? GLI SCENEGGIATORI DI OCEANIA MOANA! 

Il finale: Ad una quarantina di minuti dalla fine, nel buio della sala, per una battuta ho spoilerato a mezza fila il finale (di cui non ero neanche a conoscenza, visto che non sapevo si trattasse di una storia vera).
Mi sono beccata mute sentenze di morte fino ai titoli di coda,  dove finalmente si sono degnati di farmi capire che Tami e Richard non erano frutto di una mente malata, desiderosa di farsi il bagno nelle tue lacrime, no! Erano veri! Tutto era vero! Con tanto di foto e video di archivio che facevano piangere più di tutto il film!

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E quindi niente, mi sono beccata sguardi di fuoco per una storia risaputa e manco un cesto di frutta per chiedermi scusa.

#dispertaeaffranta

 

 

 

 

 

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