“Darkest Minds” o l’ennesimo young adult di cui non avevamo bisogno – NO SPOILER

Nuova anteprima MadeInGiffoni: “Darkest Minds“! Prima di iniziare, vorrei esporvi una teoria sulle tanto attese anteprime che il Giffoni riesce a strappare alla concorrenza (la sagra di un paese sperduto tra i monti, per intenderci): si parte bene e pian piano si va scemando (Hereditary non esiste shhhhh). Quindi pronti, partenza, via…

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Darkest Minds si presenta già male con il poster (che sembra uno spoiler di Infinity War. Ci avete preso gusto? è una nuova moda?) e con il logo della 20th Century Fox, ma sorvoliamo…

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Il film, diretto da Jennifer Yuh Nelson, è uno young adult ambientato in un futuro distopico (mai sentito prima d’ora, vero?) a tinte dark e fantasy, basato sull’omonimo romanzo scritto da Alexandra Bracken (che noi NON abbiamo letto, quindi per una volta non potrò dire MA IL LIBRO È MEGLIO).
Una malattia uccide il 98% dei bambini del mondo. I pochi sopravvissuti, che non si sa come e perché siano sopravvissuti, sviluppano dei superpoteri che non riescono a controllare e questo li rende estremamente pericolosi agli occhi del Governo (cattivone). Ogni superpotere, e di conseguenza ogni ragazzo è associato a un colore, in base alla sua pericolosità: verde, giallo, blu, rosso e arancione. I più fortunati vengono rinchiusi in campi di concentramento, gli altri uccisi a vista.

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La nostra protagonista, la sedicenne Ruby Daly, fugge dal campo in cui è rinchiusa e si unisce a un gruppo di ragazzi che, come lei, si nascondono dal Governo.
Ruby Daly è interpretata da Amandla Stenberg (Rue in Hunger Games, per chi avesse vissuto sotto una roccia per gli ultimi dieci anni), che appare ormai lanciatissima in questo genere cinematografico. Quindi, se la sua sola vista non vi fa piangere tutte le lacrime in corpo, potrete guardarla finalmente in un ruolo principale e poterla giudicare veramente. In linea generale, appare ancora un po’ acerba (complice una sceneggiatura che non la aiuta affatto), ma in netta crescita. Dove arriverà? Staremo a vedere! Basta che non si trasformi in un Sam Claflin al femminile, che già normalmente le gioie sono poche da queste parti.

Nonostante l’idea di base sia, se non originale (chiari i riferimenti a Hunger Games e Divergent), quantomeno interessante; la sceneggiatura banale e i continui buchi di trama annullano quel che di buono poteva esserci. La prima parte della pellicola apre molte questioni e offre spunti interessanti, ma questi vengono accantonati per far spazio all’azione vera e propria nella seconda parte e restano irrisolti alla fine del film. Insomma, è tutto un susseguirsi di “Chi siamo? Da dove veniamo? Ma soprattutto, dove sono finiti tutti i genitori d’America? I BAMBINI, PERCHÉ NESSUNO PENSA AI BAMBINI?”

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Queste ed altre le domande a cui non avremo mai risposta. Per fortuna, non tutto è perduto! Se ci dovesse essere un sequel (trust me, l’intenzione è quella), potrebbero abilmente rimediare riempiendo i buchi e dandoci le spiegazioni che ci meritiamo (come potrebbero anche non farlo, ma allora sarebbe un suicidio commerciale).

Altra nota negativa è il sempre presente intreccio amoroso: capisco le esigenze derivanti dal target di età a cui il film è destinato, capisco l’ormone impazzito delle quattordicenni; ma avete a disposizione un’eroina giovane e spaccaculi, è davvero necessario scadere nei soliti cliché e affibbiargli il belloccio di turno (Harris Dickinson qui), così, a caso!? Può andar bene la prima volta, una seconda la possiamo tollerare, ma a una certa anche basta!

Per quanto riguarda le scene di azione, il trash regna sovrano, e ce n’è per tutti i gusti: inseguimenti alla Fast & Furious, battaglie alla Twilight… a un certo punto mi aspettavo anche un cameo di Daenerys.

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Menzione d’onore per due personaggi che mi hanno conquistato: Chubs, (tradotto in italiano con CICCIO, are you serious?!), l’unico a strapparci una risata di tanto in tanto (e a dire cose sensate) e Zu, che si fa voler bene anche senza parlare. Tanti cuoricini per loro.

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In conclusione, Darkest Minds è un film che intrattiene (se hai quattordici anni), ma è penalizzato troppo dalla sua sceneggiatura, da uno schema narrativo ormai ultra-collaudato e soprattutto dalla sua derivazione dalle precedenti saghe. Insomma, l’ennesimo young adult distopico di cui non avevamo bisogno.

Però belli gli effetti speciali!

 

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