Ant-Man and the Wasp: Michael Peña racconta – NO spoiler

Primo attesissimo film del MCU dopo il gigantesco Infinity War, Ant-Man and the Wasp è stato presentato in anteprima nazionale al Giffoni Film Festival, dopo il posticipo dell’uscita per non creare conflitti con i mondiali di calcio in corso (perché si sa che calcio e Marvel hanno molto in comune, no?).  Entrare in sala è stato come prendere parte alla Battaglia dei Bastardi, ma armate solo di determinazione (le spade, purtroppo anche se di plastica, ce le hanno sequestrate tutte) siamo riuscite ad infiltrarci in sala, che manco Diabolik ed Eva Kant.

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Il primo film, nonostante non sia stato un capolavoro, ci aveva piacevolmente sorpreso, presentandoci un supereroe un po’ imbranato, confusionario e con una vita (quasi) regolare una volta tolta la sosta in prigione dal curriculum; insomma parecchio lontano dagli standard da tragedia greca di Captain America.

Questo secondo capitolo, ambientato prima di Infinity War, inizia con uno Scott Lang agli arresti domiciliari dopo aver preso parte a quella grande caciara che è Civil War: inventa giochi strambi con la figlia Cassie, lavora insieme a Luis sulla loro società di sicurezza (il cui nome è totalmente fuori luogo), viene costantemente annoiato dall’FBI (che purtroppo non vanta il protagonista di The Mentalist tra le sue fila) e non vede più Hank e Hope, divenuti ricercati per colpa sua, da anni. Un giorno però si ritrova ad avere una sorta di sogno (o visione) sulla madre di Hope, scomparsa nel regno subatomico 30 anni prima. Questo avvenimento riporterà la squadra insieme per cercare di salvare la donna (una sempre bellissima Michelle Pfeiffer, che resta nell’Olimpo delle dee senza tempo), ma attirerà le attenzioni del Fantasma, una figura con poteri straordinari, che sembra essere interessata al regno quantico quanto loro; ma che a differenza dei protagonisti è effettivamente in grado di picchiare gente.

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Questo secondo capitolo dedicato ad Ant-Man funziona anche meglio del primo, un film Marvel incredibilmente focalizzato sulla sceneggiatura rispetto ad altri titoli del franchise, mantenendo una forte vena comica; non tantissime le scene d’azione, che però non sono mai scontate ed esaltano al meglio le caratteristiche dei personaggi in scena, con utilizzi davvero particolari e di altissima resa dei loro poteri.

E la Marvel dimostra ancora, dopo Thanos e Killmonger, di essere finalmente in grado di tirare fuori antagonisti di un certo spessore e non le solite macchiette che sono cattive solo perché qualcuno il lavoro sporco deve pur farlo: Fantasma è un avversario che colpisce dalla prima apparizione, se non altro resta impresso per la “maschera” e le movenze fuori dal comune e di straordinario effetto.

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Funziona benissimo il cast, a partire da Paul Rudd, che ha messo mano alla sceneggiatura di persona, guadagnando un controllo assoluto del suo personaggio ed un’ottima chimica con Michael Douglas, dando vita a questo improbabile duo. Anche Michael Peña resta un genio in ogni scena. Quando c’è, non si può non ridere, e le sue battute restano le più esileranti di tutta la pellicola. Interessanti anche i personaggi interpretati da Laurence Fishbourne e Hannah John-Kamen. La Lilly divide equamente lo spazio con la sua controparte maschile ed è protagonista di interessanti scene di combattimento, anche se sembra sentire un po’ la pressione del ruolo in alcune scene del film, ma nulla a cui non si possa porre rimedio nella sua prossima apparizione. D’altronde non è facile essere una supereroina.

Gestito con i soliti standard il reparto tecnico, con ottimi effetti speciali e una colonna sonora orecchiabile e divertente, che accompagna al meglio il tono giocoso del film.

In conclusione Ant-Man and the Wasp è puro intrattenimento, con protagonista un eroe fuori dagli schemi pieno d’inventiva. Un secondo capitolo avvincente e che non ha nulla da invidiare al film precedente e che saprà conquistare i fan ancora una volta.

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