“Chiamatemi Anna” e chiamatemi Netflix, perchè dobbiamo parlare.

Ci è voluta esattamente una congiunzione cosmica di scadenze a breve termine e necessità di isolarmi dal caldo di questa rovente estate per convincermi a iniziare “Anne with an e” (o banalmente tradotto “Chiamatemi Anna”)

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Che è sempre meglio di Anna dai capelli rossi o Anna dei Tetti Verdi….

Per commentare brevemente: Wow.

Maledico la mia infanzia, che mi tormenta ancora con un ricordo slavato di nome Anna dai capelli rossi. Ho sinceramente detestato quell’anime come poche altre cose nella mia vita (Takahata mi perdoni) e ai ricordi erano legate anche le remore verso la nuova serie targata Netflix, giunta ormai alla seconda stagione.

Ed invece eccomi qui, dopo aver finito in meno di due giorni tutta la serie, con una sola, unica, umile domanda: PERCHE’ NETFLIX!?

Perchè ogni volta che riesci a creare prodotti interessanti, con personaggi secondari altamente carismatici e ben strutturati, con una regia sublime ed una fotografia meravigliosa, ci lasci poi sempre intravedere all’orizzonte il Fantasma della Cancellazione!?

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Niente è ancora sicuro, ma le prospettive non sono apparentemente delle migliori. Quindi, molto umilmente, ci siamo sentite in dovere di scrivere due parole su questa piccola gemma: ecco a voi i motivi per guardare e salvare Anna di Green Gables!

 

1)Amybeth McNurthy

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Semplicemente perchè Amybeth McNurthy, piccola canadese di origini irlandesi, tutta capelli color fuoco e lentiggini, è Anne Shirley Cuthbert. Semplicemente perchè non sappiamo per quale motivo non sia stata scoperta prima. Semplicemente perchè merita di brillare ancora. Questa odierna sedicenne è nata per essere una star, dalla gestione dei monologhi alle scene più drammatiche. Nulla per lei sembra impossibile da interpretare.

 

2) Moira Walley-Beckett

Onore e gloria a te, o divina!

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Moira Walley-Beckett è riuscita a rendere tremendamente attuali personaggi di un classico del 1908. Ha gestito temi come il bullismo, il razzismo, l’isolamento, il diritto all’infanzia, l’omofobia, la rivalsa della figura femminile con freschezza e modernità; ma ha soprattutto reso Anne un personaggio forte, che si interroga sul ruolo della donna e che crede nelle proprie risorse e potenzialità.

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PS: se il nome vi risulta familiare è perchè ha scritto di questo fantastico soggetto.

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3) Gilbert “Man of My Dreams” Blythe

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Fatti da parte Mr. Darcy, è Gilbert l’uomo dei nostri sogni.

Dalla sua prima comparsa Mr. Blythe conquista i nostri cuori e le nostre menti.
Cavalleresco, intelligente, con una lingua biforcuta che riesce in qualche modo a tirarlo sempre fuori dai guai. Non si lascia trascinare dagli altri ragazzi, anzi più volte si scontra apertamente con il bullo di turno, senza tuttavia rifiutargli un aiuto nel momento del bisogno. Si prende una cotta stratosferica per Anne in 0,3 secondi e non demorde davanti ai rifiuti di lei, limitandosi tuttavia a qualche frecciatina e rispettosi sguardi languidi.

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Insomma, sarebbe decisamente carino vedere la crescita del rapporto tra Mister Blythe e Miss Shirley Cuthbert, anche se non sono partiti proprio con il piede giusto; ma dopo tutto stiamo parlando pur sempre di poco più che bambini, quindi diamo loro tempo.

Per adesso ne appreziamo apertamente le qualità intellettuali, ma di certo il ragazzino ha del potenziale. Tanto.

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4)La sigla

Potrebbe sembrare un elemento scontato, un dettaglio secondario, ma una buona sigla può esaltare, se non salvare, una serie.

Cosa sarebbe GoT senza la sua sigla? Black Sails? O Breaking Bad?
La presentazione è tutto e quelli di Imaginary Forces (lo stesso team che ha creato la sigla di Stranger Things) sembrano averlo capito.
Partendo da otto dipinti, realizzati da Brad Kunkle, si è voluta ricreare la crescita emotiva e non di Anne, in un mix di arte e simbolismo, dalla bellezza più unica che rara.

 

5) Dramma, nostalgia e non solo

In ultima analisi, stiamo parlando sinceramente di uno show all’apparenza leggero, ma con temi in realtà notevolmente corposi, come l’approccio di bambini alla sessualità e all’identità di genere, affrontata in modo decisamente brillante e agile.

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Ogni singolo dramma e problema non fa altro che rendere la storia perfetta nelle sue piccole falle: semplicemente si sta raccontando di una bambina, che come ogni suo coetaneo commette errori, che a volte possono sembrare banali agli occhi di un adulto, ma sono pienamente giustificati dal percorso di crescita.

Personalmente ritroviamo molta più innovazione in questo rinnovato classico, che in altri prodotti che Netflix continua a propinarci incessantemente ed innecessariamente. Speriamo rinsavisca, dandoci la possibilità di seguire ancora le vincende di Avonlea. Certo, se siete minimamente consapevoli di come va avanti la storia, saprete che dietro l’angolo ci aspettano anche avvenimenti non molto lieti, ma ciò non toglie che questa serie meriti di essere rinnovata almeno per un’altra stagione!

Cosa possiamo fare noi poveri teleaddicted per salvare Anne? Far sentire la nostra voce a suoni di hashtag! Credetemi, non è inutile perorare i salvataggi di serie tv, specialmente tramite twitter! (fonte: una che ha ancora le falangi sanguinanti per il #SaveLucifer)

Quindi, mano alle tastiere e twittate #WakeUpAndWatchAnne

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