“Hereditary-Le Radici del Male” ovvero succedono cose per 120 minuti – SPOILER

Il vero motivo per cui continuiamo a partecipare a Giffoni Film Festival è la nostra necessità di scrivere male di film brutti prima di altri.

Eccoci qui dunque per (s)consigliarvi la visione del film che ha dato il via alle anteprime di quest’anno: Hereditary.

Il film viene presentato come il nuovo Esorcista, il nuovo The Ring, il nuovo La Madre, ed effettivamente prende da questi film ogni cosa che è trash brutto e mescola tutto insieme, seguendo la nostra ricetta dell’insalata di riso.

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Annie è la protagonista del film, degna di diventare membro onorario di LoserPants, considerando la sfiga che perseguita questa donna. La storia infatti si apre con la morte di sua madre, ma, mentre partecipa ad una serie di incontri per l’elaborazione del lutto, scopriamo che in passato ha perso anche il padre e il fratello.

A questo punto gli sceneggiatori si sono resi conto che alla nostra cara tizia mancava solo un altro famigliare morto per completare la collezione punti e ricevere un set di pentole dall’eurospin e hanno deciso di ammazzarle anche la figlia minore, Charlie.

In preda alla disperazione chiude i rapporti con il figlio Peter, che scopriremo non aver mai voluto e che ritiene anche il diretto responsabile della morte della bambina. Congela anche il rapporto con il marito, con il quale non dorme più perché troppo impegnata a manifestare episodi di sonnambulismo violento nei confronti del figlio o a dormire nella casa sull’albero in giardino da sola. Smette anche di andare agli incontri per l’elaborazione del lutto, ma non prima di averci incontrato un’ex psicopatica amica della madre, Joan.

Le due diventano amiche, condividendo insieme gli aneddoti più divertenti riguardo la morte dei loro amici e famigliari. #BFF. Un giorno Joan racconta a Tizia di aver incontrato una medium.

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Lo so amici, trattenete lo stupore per questo straordinario avvenimento, che siamo sicuri non vi sareste mai aspettati.

In preda all’esaltazione, dunque, invita Tizia a prendere una tazza di thè coi biscotti a casa sua, dove tra un pasticcino di nonna Carla e uno di nonna Rita, possono giocare alle sedute spiritiche. Joan effettivamente invoca lo spirito del nipotino, Annie scappa in preda allo spavento, ma non prima di aver ricevuto dall’amica il kit completo dell’invocazione, che comprende una candela, Fra Martino scritta in aramaico e un oggetto caro al defunto da invocare, che serva da collegamento.

Annie, tanto ingenua e non realmente consapevole della sua sfiga, decide così di giocare alla medium. Essendo poi una persona di buon cuore decide di coinvolgere anche il marito e il figlio. Lo spirito di Charlie sembra manifestarsi davvero: prima sposta un bicchiere, poi disegna la testa del fratello senza gli occhi e infine prende possesso del corpo della madre; figlio e marito super spaventati le chiedono di smetterla, ma ovviamente non pensano di rinchiuderla in un manicomio e di scappare il più lontano possibile.

Peter incomincia a ricevere spesso la visita della sorella, la quale sembra in qualche modo cercare vendetta. TiziAnnie mentre ammira i dei disegni macabri che la piccola amabile e, soprattutto, morta Charlie continua a fare, si rende conto che forse è il caso di chiudere i rapporti con gli inferi e cerca soluzione tra i libri della madre defunta (bel modo per chiudere i rapporti con i morti!).

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La soluzione sembra essere più facile del previsto: bruciare il collegamento con la bambina! Peccato che appena il quaderno da disegno prende fuoco anche la donna cominci ad essere ricoperta da fiamme.

“Perbacco!” direte voi, come avviare a tale problema? Semplice, siccome lei vuole salvare suo figlio, di cui non le fregava un cippa fino alla scena precedente, ritiene sia giusto sacrificarsi per lui e bruciare lo stesso il libro. Ma la paura è tanta, per cui decide di farsi aiutare dal marito, incaricandolo di gettare il quaderno tra le fiamme; non prima di avergli ricordato che è l’unico amore della sua vita e altre cose smielate e patetiche fuori luogo, considerando che è la seconda volta da inizio film che gli rivolge la parola.

Cosparge dunque il quaderno con l’acqua ragia (e qua abbiamo capito che Giffoni ha richiesto l’anteprima solo per mettere in luce come l’acqua possa essere anche elemento crudele della natura matrigna #temadellacqua), il marito però si rifiuta di dar considerazione a tale follia e la donna è costretta a gettare lei stessa l’oggetto maligno nel fuoco, andando incontro ad un suicidio. Peccato che a prendere fuoco sia il marito che muore carbonizzato. Così, random.

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Da questo momento le cose peggiorano in fretta e, soprattutto, la ragazza seduta accanto a me si sveglia e mi chiede di raccontarle cosa si è persa.

Annie cambia improvvisamente espressione. Non si è capito se era l’inizio di un ictus o l’inizio di una possessione.

Il figlio, come la ragazza accanto a me, si sveglia e per chiedere cosa si sia perso, esce dalla camera alla ricerca di mamma e papà. Trova il corpo carbonizzato del padre e la madre impossessata dallo spirito dell’uomo ragno, intenta ad arrampicarsi sui muri per poi attaccarlo alle spalle e tentare di ucciderlo. Nuovamente.

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Il ragazzo scappa e decide di rifugiarsi nel luogo più accogliente e sicuro della casa: la soffitta.

Qui non solo era conservato il corpo della nonnina morta e decapitata e portato là da non abbiamo ben capito chi, ma trova anche simboli satanici, delle yenkee candles che fanno tanto indie e nuovamente delle sue foto. La madre intanto prende a testate la porta della soffitta fino a quando non riesce ad entrare. Una volta dentro decide di decapitarsi con una sega e il ragazzo, che abbiamo capito non brilla di intelligenza, scappa nuovamente.

Dato che ovviamente ha finito i luoghi confortanti dove nascondersi, si lancia dalla finestra.

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Se fosse finito così sarebbe stato un brutto film e basta, invece vi sono persone che vogliono dimostrarci che al peggio non c’è mai fine.

Il ragazzo infatti non è morto. Rivolge lo sguardo alla casa sull’albero, illuminata dall’interno, verso la quale sta fluttuando il corpo decapitato della madre.

Ovviamente cosa fai? Non la segui? Non vai a spegnere la luce che poi arriva la bolletta dell’enel troppo cara da pagare dato che sei appena rimasto orfano e non hai nessuno che ti mantiene?

Peter dunque si alza e si incammina, a giudicare questa sua scelta ridicola oltre a noi vi sono anche una serie di persone/ manichini/ persone morte e nude che lo beffeggiano da dietro una siepe.

Dentro la casetta trova un manichino a sembianze umane con la testa della sorella, accanto ad una sua foto.  Davanti ad esso una serie di persone morte (chi più chi meno) inginocchiate a venerarlo.

Ritorno incredibile della psicopatica amica della nonna prima e della madre poi, che lo incorona e lo proclama Dio degli inferi.

In conclusione ci sentiamo di attribuire l’oscar per i migliori cliché a questo fantastico film del quale salviamo:

-Alex Wolff che come attore risulta bravo come il fratello maggiore;

-La fotografia, che si ci rendiamo conto spesso venga citata solo per fingersi dei finti esperti di cinema, ma che ci assicuriamo essere uno dei pochi elementi che non ci ha fatto pentire delle due ore di visione.

Per il resto l’unica cosa horror era la sceneggiatura scritta con i piedi.

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