The Handmaid’s Tale 2 – Season Finale ed Emmy in arrivo [SPOILER]

Rieccoci a parlare di questo piccolo e devastante gioiellino che è Handmaid’s Tale.

Recentemente reduce da ben venti candidature agli Emmy Awards (contando che GoT7 con quale coraggio ne ha avuto ventidue, scusatemi se è poco), questa stagione è stata possibilmente anche più cupa e violenta della precedente. Non che questo ci dispiaccia, anzi! Ma come sempre, faremo prima una valutazione generale della stagione per poi dedicarci ai succosi spoiler perché DAT EPISODIO FINALE!

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Ci eravamo lasciati con il commento dei primi tre episodi e di cose da allora ne sono successe.

Di base, filo conduttore di tutta questa stagione è il tema della maternità.

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Il tutto viene esplicato con un confronto più diretto tra tutta la componente femminile di Gilead; Mogli, Marte e Ancelle svelano man mano le sfaccettature di ogni suo singolo componente, tra segreti e taboo, già accennati nel corso della precedente stagione.

La regia e il comparto attoriale resta di livello più che magistrale, tuttavia ci verrebbe da spendere qualche suggerimento sulla fotografia, eccessivamente cupa in moltissime scene. Si, certo, stiamo pur sempre parlando di un dramma, che per sua natura si sposa benissimo con una fotografia fredda, asettica ed anche un tantino desaturata in alcuni colori, giusto per restituire quell’effetto slavato, che rende Gilead ancora più rarefatta.
Su questo siamo tutti d’accordo, ma i livelli di oscurità di molte scene, specialmente durante le notturne, ha delle volte reso davvero impossibile godersi la storia.
Dopo un po’ diventa fastidioso dover settare la gamma dello schermo a mille pur di riuscir a distinguere a malapena un profilo.
Qualche parolina in più ci sentiamo di spenderla anche sullo scripting di alcuni episodi.
In alcuni punti, la trama infatti ci risulta troppo ridondante o dilatata nei tempi, tanto da intaccare la nostra sospensione dell’incredulità all’interno della storia. Ne parleremo meglio nella sessione dedicata agli spoiler, però al momento ci sentiamo di dire che un’eccessiva ripetizione di determinate situazioni non è mai un bene al fine della storia stessa.

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Necessari e per niente scontati sono invece i dialoghi o i flussi di coscienza che si intervallano con profondi e opprimenti silenzi. Ogni singola battuta è pensata e articolata per andare sempre oltre il suo semplice significato letterario. Basti pensare alle poche e talvolta banali battute della giovane Eden, che svelano una nuova chiave di lettura nell’ultimo episodio; o ancora all’evoluzione dei confronti tra Serena e June, o meglio ancora gli scontri di queste ultime con Fred. Ogni singola parola detta una sua importanza e un suo peso nello scorrere degli eventi.

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Se Gilead è di nuovo meravigliosamente incastonata in cristalline e pulitissime inquadrature; l’occhio dello spettatore, attraverso personaggi secondari (non di certo per importanza), riesce a raggiungere anche l’Oltre: le Colonie e uno scorcio del restante Mondo.

Le terre desolate e radioattive delle Colonie, in cui la dittatura esilia chi la minaccia, sperimentano i colori bruciati e sporchi di una civiltà ormai inesistente, schiacciata da grandi cieli perennemente rannuvolati e sofferenti, come le donne mandate lì a morire.

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Il piccolo ma importante spiraglio riservato al Canada, a Luke e Moira, ci fa sentire a disagio per la sua quotidianità, ci disturba comprendere che quello che stiamo vedendo e quello che viviamo nella normalità siano realtà facilmente confrontabili e paralleli.

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Oltre agli scenari, troviamo anche meravigliose evoluzioni nei personaggi: da Serena, Miss Pichi di Bipolarismo Non Diagnosticato, eterno pendolo tra ‘Devozione volta al bigottismo’ e ‘Amor proprio ormai dimenticato’; fino alla nostra Marta prefeRita che, nel suo volersi estraniare completamente da ogni tipo di coinvolgimento sentimentale, cede davanti alla più ingenua tragedia, scegliendo finalmente da che lato stare. Il tutto ovviamente senza dimenticare la nostra June che, ancora una volta, si dimostra perfettamente umana e sensibile, ma non per questo banale nelle scelte.

 

AVVISO – DA QUI IN POI PARTE LA SESSIONE SPOILER
“ANCELLA AVVISATA, MEZZA SALVATA” cit. Zia Lydia








Questo tredicesimo episodio è stata la conclusione di una stagione capace di regalarci un tumulto di emozioni contrastanti, una qualità sempre eccellente sia del cast che della troupe e quindi ci teniamo a scendere nei dettagli, anche per quanto riguarda le eventuali critiche, sempre costruttive.

LO SCRIPTING: 13 episodi e tre fughe in fumo.

Trovare sempre il modo di interrompere la fuga di June diventa snervante e stressante fino all’esaurimento. In particolare, nell’undicesimo episodio, nonostante l’altissimo livello attoriale, non è totalmente verosimile che dopo tutte le torture, psicologiche e non, June non abbia trovato il coraggio di sparare almeno a Fred. L’occasione era davvero troppo ghiotta per scioglierla con un semplice “Eh, vabbè, lei resta umana”. Appunto, da umana (e madre) oppressa, la sua scelta non regge.
A mancarle non è certo il coraggio.

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EMILY: Oh my Emily!

Emily è un personaggio che in queste due stagioni ne ha passate veramente troppe: separata da sua moglie e suo figlio, costretta a guardare l’impiccagione della Marta con cui aveva intrapreso una relazione, mutilata e sottoposta all’escissione; privata per sempre della sua sessualità e confinata nelle colonie, ritornata ad interpretare il ruolo di ancella, senza dimenticare certamente tutte le sofferenze. Ed è più che giustificabile la sua reazioni alle frecciatine di Zia Lydia.
Il vaso della sopportazione trabocca in una scena degna della musichetta di Psycho, con tante mazzate per la cara zietta. Ma tranquilli, non penso ce ne libereremo così facilmente.

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COMANDANTE JOSEPH LAWERENCE: Cosa ci nascondi?

Lawerence è un personaggio estremamente enigmatico. Presentato come un tiranno oscuro, si scopre soggetto ad un amore sconfinato per la moglie, tanto da essere molto permissivo su diverse regole: richiama Emily quando la trova a leggere, ma è più un avvertimento a non abbassare così facilmente la guardia sulle regole di Gilead; rifiuta e mente a zia Lydia sulla Cerimonia e non meno importante, protegge l’Ancella mettendo a rischio il suo ruolo e facendola fuggire da quel posto.
Sono profondamente convinta che motivo della sua resistenza sia la perdita di una persona cara (magari una figlia). Che sia o meno la mente dietro le Colonie, abbiamo comunque a che fare con un personaggio più che interessante. Non vedo l’ora di scoprirlo nella prossima stagione!

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CASA WATERFORD: Wake me up inside!

Che sta succendendo in sta casa? Non che prima fosse la pubblicità del Mulino Bianco, eh; ma la morte di Eden sembra svegliare tutti. Serena e Nick in primis che sembrano schierarsi apertamente contro Fred per salvare la bambina. E poi Rita, che con due battute in croce, si guadagna il titolo di  sovrana del mondo. A vita.
Spero di riceverli tutti vivi ed integri nel 2019.

MOGLI, MARTE E ANCELLE: La resistenza.

Quest’ultimo episodio ci ha dato un degno paragone tra le categorie di donne di Gilead. Nella stagione precedente, al rifiuto di June di lapidare Janine, le Ancelle si erano mostrate compatte nella resistenza. Parallelamente questa volta tocca alle Mogli fare fronte comune. Ma, alla resistenza intellettuale di Serena davanti ai comandanti, il gruppo si disgrega velocemente. Dimostrazione che, sebbene bistrattate e ridotte a semplici schiave sessuali, le Ancelle stanno diventando il vero esercito della nostra storia, capaci anche all’estremo sacrificio pur di aiutarsi le une con le altre. Le Mogli, cullate dalla loro posizione, non sono capaci neanche di reclamare il bene dei bambini che tanto si ostentano di voler proteggere. Perfino le Marte riescono ad essere più compatte di loro, permettendo almeno alla piccola Nichole di fuggire da quella schiavitù.

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JUNE E SERENA : Le avventure della Bitch Slap Empress and Raptor Queen

L’abbiamo sognata, l’abbiamo desiderata, l’abbiamo chiesta a gran voce ed è finalmente giunta: non penso di aver provato mai soddisfazione maggiore della pizza che June ha riservato a Fred!

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La tenacia della nostra protagonista sembra rafforzarsi sempre più, episodio dopo episodio. June è incapace di sottomettersi totalmente, soprattutto quando a soffrire sono le figure che la circondano: per quanto Serena la disprezzi, non riesce a lasciarla sola nei momenti peggiori; per quanto Eden sia ingenua a livelli nauseanti, tenta di indirizzarla verso la sua felicità (nonostante la triste conclusione); per quanto Janine la metta sempre in pericolo, non le nega mai il suo aiuto.

Se durante le prime fughe era pronta a lasciare indietro Hannah pur di salvare la bambina che doveva ancora venire al mondo, in questo ultimo episodio non ci pensa due volte ad affidare la piccola ad Emily. Comprende che la salvezza di Nichole non dipende più direttamente da lei, diversamente da quella di Hannah, ancora indifesa dentro Gilead. L’ipotetica salvezza di sua figlia la spinge a rinunciare alla sua certa libertà. Una madre mette sempre davanti il bene dei suoi figli e June l’ha ampiamente dimostrato nel corso di questa stagione di The Handmaid’s Tale.

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Simultaneamente, l’esser stata ferita e tradita da Fred, permette un’ulteriore evoluzione in Serena. Dopo quelle movenze da piccolo VelociRaptor a caccia dell’undicesimo episodio; la nostra glaciale bionda, dopo scelte a dir poco nefaste, decide di farne una buona, permettendo a June di fuggire con la piccola. Possiamo solo sperare di vederla unirsi seriamente alla Resistenza.

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In fine, le domande che ci lascia questo finale sono TANTISSIME.
Cosa farà June? Si darà alla macchia o tornerà ad essere una riluttante Ancella per avvicinarsi ad Hannah? Magari proprio per mano del Comandante Lawerence? Che ne è stato di Zia Lydia?  Dove sono dirette Emily e la bambina? Da quando le Marte fanno scappare le Ancelle da Gilead?  Di chi era la casa in fiamme? Il resto del mondo farà attivamente qualcosa per salvare le Ancelle, oltre a sansionare e ammonire Gilead? Riuscirà Nick a togliere il comando a Fred? Serena smetterà di essere na pazza bipolare e sceglierà finalmente da che lato stare? Magari cavalcando con il belloccio giornalista verso il tramonto di Malibù? Risolveremo il triangolo June, Nick, Luke con una relazione poliamorosa “Sense8 Mode”? Ma sopratutto, possiamo moltiplicare gli Emmy così da vincere tutte e venti le candidature? Il nostro cuore è troppo confuso dalla scelta.

Noi chiudiamo qui, ci vediamo nel 2019!

Bless be the fruit loop!

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