Deadpool 2, nell’attesa dell’uccidologia – NO Spoiler

Ieri siamo riuscite a vedere Deadpool 2 e come diceva il nostro caro Zingaro…

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E niente, siamo uscite dalla sala in lacrime, piegate in due, con il mal di pancia, ma questo non ci ha fermato dallo svolgere un’analisi critica di un piccolo capolavoro formato cinecomic.
La pellicola ci mette immediatamente a confronto con un dilemma classicissimo nei filoni supereroistici: essere un supereroe o dedicarsi alla famiglia?
Wade Wilson (Ryan Reynolds) dovrà decidere se combattere la criminalità organizzata in tacchi a spillo, parrucca e battutacce o se coltivare la relazione con Vanessa (Morena Baccarin).

Tra un’esplosione e uno sbudellamento non ci viene dato il tempo di elaborare quanto questa premessa sia semplice e a tratti forse anche banale. Le prime scene si susseguono troppo velocemente per dare modo al nostro cervello di elaborare nel dettaglio tutte le situazioni che si vengono a creare, che ripetiamo, nella loro semplicità, creano un incalzante ritmo narrativo; il quale, nel momento in cui rallenta per qualche istante, ha già accalappiato lo sguardo e la mente dello spettatore, ormai troppo coinvolto per rendersi conto di come la pellicola si regga su tematiche di base viste e riveste; ma in questo caso forvianti proprio perché immerse in una comicità frontata. La volontà è quella di cercare la risata in praticamente ogni scene: Deadpool è irriverente, difficilmente si prende sul serio e non si stanca mai di rompere la quarta parete per commentarsi da solo una sceneggiatura davvero molto basica, che tuttavia diventa accattivante proprio nel suo rendersi conto di essere un film comico con dei tratti drammatici.

In un altro contesto temi come la morte, la perdita, l’abbandono o la malattia non risulterebbero affatto leggeri o divertenti: l’abilità di DP sta invece proprio in questo.

Per la seconda volta, utilizzando sapientemente questi ingredienti, il film da nuova vita a gag che in qualsiasi altro contesto avrebbero suscitato irritazione, piuttosto che divertimento.

La trama a tratti immerge i personaggi in situazioni serie ed emotivamente difficili, mentre altre volte tratta eventi al limite del surrealismo; si regola su un gioco di contrappunti: si dondola perennemente tra la poca serietà del protagonista e la realistica veridicità degli altri personaggi, che non esitano a criticare Deadpool o a reagire negativamente alle gag più estreme, rendendo lo spettatore più convolto negli eventi.

Nonostante Deadpool sia generalmente un solista, si ritrova costretto a reclutare altri supereroi: un gruppo progressista, come definito da lui stesso, gli X-Force, dove figurano personaggi come Bedlam (Terry Crews), Zeitgeist (Bill Skarsgård), Shatterstar (Lewis Tan), l’incredibile Peter (Rob Delaney) e la fantastica Domino (Zazie Beets); affiancati nell’evenienza dagli storici Colosso (Andre Tricoteux) e Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand) con la neo arrivata fidanzata di quest’ultima, Yukio (Shiori Kutsuna) . E FINALMENTE CI REGALANO LA PRIMA COPPIA OMOSESSUALE!
Ma le fanno stare in scena per talmente pochi minuti che li posso contare sulle dita ………..

 

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Non molto spazio è dato a Cable (Josh Brolin), che al momento risulta confinato nel ruolo di spalla burbera di DP, ma ovviamente la speranza è che la proficua collaborazione editoriale dei due possa tradursi presto in una chimica cinematografica di più ampio respiro per il prossimo capitolo. Al momento, ci accontentiamo degli accorati auspici del WinterSoldierDeiPoveri verso FreddieKrugerBoccaLarga, ovvero …

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Una lode però ci sentimao di farla alla vastità di minoranze presenti nel cast: un piccolo passo per un film, un grande passo per l’universo dei supereroi.

Ma passiamo alla colonna sonora, un mix classici e composizioni originali Tyler Bates ( se il nome risulta familiare è colpa dei Guardiani) assolutamente fantastico e completamente coerente con il mood del film. Non da meno è la regia di David Leitch, una garanzia nelle coreografie dei combattimenti, con delle scene di azione sempre pulite e spettacolari. Gli effetti speciali rientrano nella media del genere, però belli gli slow motion.

Il doppiaggio non è stato devastante come gli ultimi film da noi recensiti (*coffcoff* Black Panter *coffcoff*). I giochi di parole e le battutacce sono state rese abbastanza bene, nel compenso.

In conclusione, per quanto il film sia di per sè curato sotto tutti gli aspetti, è il carisma del protagonista a trascinare il tutto, ancora una volta.

Reynolds è Deadpool. Non un semplice interprete. L’attore possiede e controlla pienamente il personaggio, creando un legame emotivo stabile e saldo con lo spettatore.

Irrispettoso, anticonformista, ma a tratti quasi compassionevole e sentimentale, Deadpool diviene una ventata di aria fresca in un genere cinematografico spesso troppo dominato dallo stereotipo dell’eroe virile fino alla nausea.

Reynolds è riuscito a inserire (finalmente) il vero Deadpool, quello fatto di inchiostro, dubbia sessualità e colori vivacissimi, in un contesto cinematografico di alto livello; portando nelle sale un cinecomic di spessore, in grado di valorizzare adeguatamente un personaggio dalle grandi potenzialità espressive, conservandone al contempo la graffiante ironia.

Abbiamo davvero scritto una recensione totalmente positiva?

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No, ragazzi miei, proprio non ci riusciamo.
Perchè neanche Deadpool è perfetto.

O meglio, si era messo sulla buona strada con la prima pellicola, dall’animo sperimentale, che si spingeva oltre il limite di decenza e morale, che non aveva paura di dare spazio all’ultraviolenza e alla sessualità esplicita; un’opera capace di abbandonare i classicismi del MCU e di Stan Lee, per ritrovarsi in qualcosa di innovativo ed estremamente personale, capace di lasciare il segno in un’epoca ormai satura di paladini dal cuore d’oro. L’esordiente Tim Miller voleva segnare questo tipo di nuovo corso.

Ma Deadpool 2 ha paura di spingere sul vero acceleratore, sui lati più sgradevoli del suo protagonista. Nel suo voler essere “rivoluzionario”, in realtà si scopre più politically correct del previsto. E questa cosa ci dà da pensare per i capitoli venturi.

 

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