30° ANNIVERSARIO “Akira” – La società del postapocalittico e la rivincita dei miserabili

Nel 2018, precisamente il 16 luglio, la pellicola “Akira” di Katsuhiro Otomo compirà ben 30 anni. (Assieme ad altri lungometraggi come Il mio vicino Totoro di Miyazaki e Una tomba per lucciole di Takahata, che ci ha recentemente lasciati). Il 1988 fu decisamente un anno iconico per la produzione cinematografica animata giapponese, ma ad oggi, Akira resta la pietra miliare di quel periodo, il capolavoro assoluto di Ōtomo che, con il suo successo, ha donato popolarità all’animazione giapponese in Occidente.

Visto che probabilmente Taika Waititi (Thor: Ragnarok) rovinerà tutto con il suo live action ma-chi-ve-ha-chiesto-niente-americani,-gli-anfiteatri-de-casa-vostra-vi-dovete-fare; procediamo ad una piccola analisi dell’opera di Otomo e a fine articolo una carrellata di citazioni da altre produzioni animate!

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Katsuhiro Otomo nasce come mangaka (e lasciatemelo dire, che mangaka, signori miei), particolarmente interessato allo sci-fi, al paranormale e
ai futuri apocalittici.
Aveva già preso parte a produzioni animate (tra le quali un episodio di Manie-Manie – I racconti del labirinto nel 1987) ma il suo vero ingresso nel mondo dell’animazione è considerato Akira.

 

Il film può essere visto come una continua ricerca d’identità, che attanaglia i ragazzi di Neo-Tokyo, lasciati allo sbaraglio, inconsapevoli della realtà che li circonda; spinti all’egocentrismo tipico dei solitari e degli emarginati. Consci della loro diversità, non hanno intenzione di adattarsi ad una realtà che li rifiuta e li sminuisce; una realtà composta dallo scontro di poteri tra l’oppressione militare, spietata ed autoritaria, e l’identità individuale, schiacciata e sottomessa sin dalla tenera età. Verso la fine della pellicola, tuttavia, la bilancia dei poteri sembra alterarsi: il singolo ottiene potere spropositato, che la società non ha modo di contenere né gestire, perché abituata a sottovalutare gli individui, che invece evidentemente possono andare ben oltre le aspettative.
L’identificazione è anche il filo conduttore della storia di Tetsuo, passato dall’essere il più debole del gruppo ad uno degli esseri più pericolosi del pianeta: egli diviene l’emblema di una generazione alienata di adolescenti.
In crisi, isolato e terrorizzato da sé stesso e dagli altri; per Tetsuo, l’angoscia e la sensazione di intrappolamento sfociano in metamorfosi mostruose, attivate dagli esperimenti a cui viene sottoposto. Sebbene tenti inizialmente di resistere a tali trasformazioni, finisce poi con accettarle, confidando del potere che lo ha reso finalmente migliore dell’amico ed eterno rivale Kaneda.

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E prima che qualcuno faccia partire il meme, lo faccio io perchè se no st’articolo diventa troppo serio

Tetsuo regredisce a fine film ad uno stato di terrore, ritornando ad una dipendenza nei confronti di Kaneda. Sebbene, pochi minuti prima, Tetsuo urli la sua nuova identità svincolata dall’amico, si ritroverà alla fine disperato e in lacrime a chiedere aiuto a Kaneda stesso, ormai impotente a sua volta.

Tetsuo dichiara “Io sono Tetsuo”, suggerendo un nuovo ordina mondiale. Nel manga ciò è ancora più ovvio visto che Tetsuo effettivamente diviene un padrone sulla Terra, un lampante opposto rispetto al suo precedente status sociale da emarginato.
(Susan J.Napier, Anime from Akira to Howl’s Moving Castle: Experiencing Japanese Animation, 2005, p.262)

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Per Tetsuo, la bizzarra mutazione fisica riflette i suoi disordini interiori; il che potrebbe far percepire il cambiamento come una sorta di liberazione; tuttavia la mutazione è possibile solo in seguito alla perdita di ogni tipo legame affettivo-sociale: un isolamento ancor più accentuato di un personaggio già isolato di per sè.

La metamorfosi di Tetsuo ricalca lo sforzo del Giappone nel creare una nuova identità negli anni Ottanta. Questa nuova identità era basata sul potere e il cambiamento, costanti nel nuovo ruolo riconosciuto al Giappone come una superpotenza economica mondiale
(Susan J. Napier, Anime from Akira to Howl’s Moving Castle: Experiencing Japanese Animation, 2005, p.271 )

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Akira è una grossa critica al potere. Mette di fronte alla distruzione a cui si è destinati se si pecca di autocontrollo. Tetsuo giunge all’autodistruzione per un mancato controllo di sé e delle sue capacità; stesso destino quindi è riservato ad una realtà che non fa nulla per arginare ed estirpare il male che la impregna.
Al suo tempo il film divenne la pellicola più costosa di sempre; gli incassi non riuscirono a coprire in un’unica volta i costi di produzione, ma quando, negli anni a venire, uscì nelle sale americane ed europee entrò ben presto nella lista dei cult, non solo di animazione.
Ancora oggi accenni e riferimenti ad Akira sono presenti nelle migliori produzione animate e non.

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Akira diverrà un nuovo punto di riferimento in termini di produzione animata e contemporaneamente contribuirà al blocco dell’industria animata, che si ritroverà divisa tra le alte aspettative degli spettatori e la profonda crisi economica, nota come Lost Decade.

Senza questo titolo prodotti come Evangelion, Ghost in the Shell, Memories non sarebbero stati neanche lontanamente immaginabili; così come supercult a noi più vicini come Devilman Crybaby o Stranger Things. Otomo non riuscirà mai a replicare il successo di Akira, ma un solo titolo gli basterà per entrare negli annali del cinema.

Vi lasciamo con qualche omaggio al film da parte di numerosi cult pop contemporanei e non.

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Michiko e Hatchin
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Adventure Time
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Sfondamento dei cieli Gurren Lagann
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Clone Wars
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Batman
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Pokemon

E per finire vi lasciamo con questo piccolo gioiellino del web, ricordandovi che Akirà tornerà nelle sale cinematografiche italiane solo per oggi (18 aprile)!

 

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