“I cugini si fanno per primi” – Recensione Rachel [NO SPOILER]

Buon salve!

Lo scorso giovedì è uscito nei cinema italiani Rachel, un film che non ha per niente deluso le aspettative, che infatti erano basse.

Tratto dal romanzo di Daphne du Maurier, Rachel racconta la storia di Philip Ashley (Sam Clafin) che rimasto orfano va a vivere con suo cugino Ambrose in Cornovaglia. Ambrose (interpretato sempre da Clafin) cresce Philip come se fosse suo figlio, nella sua tenuta dove le uniche donne ammesse sono i loro due cani.

Anni dopo, Ambrose si ammala e per curarsi va a Firenze dove conosce sua cugina Rachel (Rachel Weisz), della quale si innamora e che sposa. Ben presto Philip inizia a ricevere messaggi allarmanti dal cugino, che non si fida né dei medici né di sua moglie e gli chiede di raggiungerlo subito.

Philip arriva a Firenze, dove incontra Enrico Rainaldi (Pierfrancesco Favino) che gli comunica che Ambrose è finalmente morto e Rachel ha lasciato il Paese.

Ciò accresce i sospetti del ragazzo: nonostante lei non sia riportata come erede nel testamento dell’uomo, che lascia tutto a Philip a partire dal suo venticinquesimo compleanno, egli è convinto che sua cugina sia responsabile della morte di Ambrose.

Con questa convinzione Philip torna in Inghilterra, ma non senza aver prima minacciato Rainaldi di vendetta per buona misura.

Ma Philip non rimane da solo per molto: Rachel lo raggiunge e lui se ne invaghisce immediatamente e c’era da aspettarselo.

Rachel non solo è una bella donna, ma è anche intelligente e gelosa della sua indipendenza, caratteristiche che la distanziano dal periodo storico in cui il film è ambientato.

Vediamo quindi come Philip abbia un atteggiamento ambivalente nei confronti di sua cugina: se da un lato è così accecato dall’amore da volerle dare tutto ciò che ha, dall’altro pensa ancora che possa essere stata lei a uccidere Ambrose.

Come storia è un po’ banale e alcuni eventi sono decisamente prevedibili. L’unica cosa che lo rende interessante è questo gioco intorno alla figura di Rachel, che ti fa dubitare di lei per tutto il film (e anche dopo), merito anche della bravura di Rachel Weisz, che porta avanti il film praticamente da sola.

La performance di Sam Clafin invece non è stata molto convincente, in alcuni punti era un po’ forzato, specialmente se confrontato con la Weisz.

Quello che manca in originalità è compensato dai costumi meravigliosi (chi non vorrebbe indossare la collana di perle di Rachel?) e dalla fotografia. Rachel viene spesso inquadrata al buio, illuminata solo dalla luce di una candela, tecnica che riporta ai dipinti di Caravaggio e che conferisce drammaticità al personaggio.

A far da sfondo poi, le scogliere mozzafiato della Cornovaglia, che aprono il film e ritornano per la scena finale, quasi a chiudere un cerchio.

È un film da vedere? Ni GNIGNI.

Ve lo consiglio solo se siete amanti del genere. O se volete vederlo solo per Favino (anche se compare in tipo tre scene).

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