Tre Manifesti sul comò – Recensione Tre Manifesti a Ebbing, Missouri [NO SPOILER]

Bentrovati!
Continuiamo la nostra rassegna dedicata agli Oscars con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, candidato a 7 premi Oscar (2 vinti), 6 Golden Globes (4 vinti), 4 SAG Awards (3 vinti) e 9 BAFTA (5 vinti).

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Il film è ispirato a fatti realmente accaduti e racconta la storia di Mildred Hayes (Frances McDormand) che decide di attirare l’attenzione sull’omicidio e stupro di sua figlia Angela affittando tre manifesti con messaggi provocatori rivolti alla polizia: “STUPRATA MENTRE MORIVA / E ANCORA NESSUN ARRESTO? / COME MAI, SCERIFFO WILLOUGHBY?

Sono infatti passati sette mesi dall’accaduto e la polizia non ha ancora risolto il caso, perché nessun campione di DNA combaciava con quello del colpevole.

I manifesti ovviamente provocano non poco scalpore tra i cittadini che capiscono le ragioni della donna, ma allo stesso tempo non accettano le accuse allo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson). Non le accetta neanche l’agente Dixon (Sam Rockwell), che vede lo sceriffo come un mentore e cercherà di rimuovere quei manifesti con ogni mezzo (legale o meno che sia).

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Nella città di Ebbing (che in realtà non esiste) sembra che il tempo si sia fermato: se non fosse per la presenza di smartphone in qualche scena, il film sarebbe potuto tranquillamente essere ambientato anche negli anni ’90. Anche la scelta della colonna sonora, composta soprattutto da brani di genere folk e americana, contribuisce a dare un’aria un po’ vintage al tutto.

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Con una storia del genere il rischio di un film lento è dietro l’angolo, ma il grande lavoro di montaggio rende tutto molto più scorrevole, destreggiando diversi archi narrativi che non sono mai lì per caso, ma contribuiscono a darci una visione a 360 gradi dei personaggi e delle loro vite.

E sono i personaggi il vero punto di forza del film: il regista Martin McDonagh ha proprio ideato i ruoli di Mildred e Dixon basandosi sugli attori che li avrebbero interpretati: il risultato è un successo. Entrambi ci hanno regalato due delle migliori interpretazioni di quest’anno, come dimostrano la sfilza di premi vinti dai due.

Mildred è distrutta dalla perdita di sua figlia e porta avanti la sua battaglia caparbiamente (anche troppo). Man mano che la storia va avanti appare chiaro come tutto ciò sia dettato anche da un forte senso di colpa. Non è un’eroina né tanto meno una madre modello, ma spera che facendo giustizia riesca a riscattarsi come madre e ad ottenere il perdono dalla figlia.

N.d.A. Quanto è figa la bandana?!?! Esigo che diventi la moda del momento, Ferragni datti da fare!

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Dixon ci viene presentato come un poliziotto razzista che ha torturato persone di colore, inimicandosi subito lo spettatore medio (a meno che questo non faccia parte del 17% che ha votato Salvini). Poi entrano in gioco i manifesti e l’odio sale perché per intimidire Mildred si accanisce su chi le è vicino (non che a lei importi, lei ha solo una cosa in mente) come la sua amica Denise o Red Welby, che le ha affittato i manifesti. Ovviamente non serve una laurea in psicologia per capire come in realtà Dixon sia profondamente insicuro: vive ancora con sua mamma, con la quale ha un rapporto quasi morboso, si ubriaca ogni sera, se la prende con la gente di colore e tormenta costantemente Welby (per cui forse prova qualcosa?) perché gay.

Poi accade qualcosa (non posso dire cosa senza fare spoiler) e lui smette di piangersi addosso e inizia a comportarsi come un vero agente, arrivando anche a trovare una nuova pista per il caso di Angela Haynes. Non si tratta di un percorso di redenzione, svolta poco realistica; Dixon non è ancora una brava persona, probabilmente non lo sarà mai, ma anche le persone “cattive” possono compiere buone azioni.

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Non va dimenticato lo sceriffo Willoughby, che più o meno direttamente sconvolge la storia. Haymitch Woody Harrelson è strabiliante ed è riuscito a guadagnarsi la nomination agli Oscars, ma ahimè solo uno sopravvive si porta a casa la stauetta e l’interpretazione di Rockwell è stata superiore.

Willoughby è il bersaglio principale di Mildred, in quanto a capo delle indagini, ma non è un antagonista: è un uomo buono, che ha la compassione della comunità quando gli viene diagnosticato un cancro. Bill capisce la rabbia della donna, ma al tempo stesso ha perso la speranza di trovare il colpevole e vuole concentrarsi sulla sua famiglia per quel poco che gli rimane da vivere.

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Menzione speciale per James (Peter Dinklage), che durante tutto il film beve e salva il cul sedere alla gente, in perfetto stile Tyrion Lannister.

Probabilmente il più bel film dell’anno, Tre Manifesti è un film vero, senza eroi né donne che si innamorano di un pesce cattivi, senza vincitori ma dove tutti sono un po’ sconfitti dalla vita. Se ne avete l’occasione, vedetelo perché merita davvero.

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