Chiamami col tuo Nome (basta che mi chiami)- NO SPOILER

In questi tanti anni da cinefila di recensioni ne ho scritte davvero tante, su film più o meno belli con argomenti più o meno controversi e aspettative che andavano da 100 a -99, ma mai, fino ad oggi, un film mi aveva messo tanto in difficoltà come Chiamami col tuo Nome. Comincio, quindi, la mia recensione con la premessa che mi sarà difficile dare un’opinione completa e interamente veritiera senza dare anticipazioni e per questo vi avviso sulla presenza di una piccola sezione spoiler alla fine dell’articolo, che mi premurerò di segnalare ancora in seguito. Non si tratterà di un vero è proprio svelamento della trama, ma di una considerazione che potrebbe essere percepita come tale, che però ritengo necessaria per una recensione quanto più onesta e completa possibile.

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Il film è tratto dal romanzo di André Aciman e narra la storia di Elio, diciassettenne colto e appassionato di musica, figlio di un professore universitario; che passa le vacanze con la famiglia nelle campagne cremasche, dove giunge Oliver, dottorando americano che è in Italia per lavorare col professore alla tesi di dottorato. Siamo negli anni ’80 e la loro amicizia si trasformerà presto in un sentimento molto più forte.

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Onestamente il loro rapporto, all’inizio del film, è tutto fuorché idilliaco; Elio si sente minacciato da una persona che sembra non solo intelligente come lui, ma che si presenta anche come un bronzo di Riace (mamma Hammer, grazie per averci donato un bel pezzo di ragazzo): sa di non poter competere a livello fisico e si sente incredibilmente minacciato a livello intellettivo. Cocktail perfetto per la gelosia adolescenziale.

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Eppure a parte questo Elio è un adolescente decisamente atipico, intriso di una bella dose di cinismo lì dove Oliver mantiene una serie di tratti bambineschi nel modo di relazionarsi col mondo: i suoi occhi sono perennemente pieni di meraviglia e lui sembra trarre gioia anche dalle cose più elementari. Il protagonista è invece un essere umano decisamente più complesso, più rigido, ma incredibilmente amato dalla sua famiglia, che esprime amore nei suoi confronti tramite l’elargizione di conoscenza; e se da un lato ciò lo rende incredibilmente brillante, dall’altro lo allontana dai suoi coetanei e da un americano che a lui sembra probabilmente superficiale e sopravvalutato.

 

Questa separazione tra i due va avanti e si riflette anche a livello spaziale: tra loro ci sono muri, statue, porte. Guadagnino costruisce l’attesa dell’intimità molto bene, nonostante i tempi incredibilmente dilatati. Il momento del contatto intimo tra i due personaggi è tanto agognato, che quando finalmente arriva crea nello spettatore una sorta di voyeuristica soddisfazione. E’ un momento tanto delicato che quasi ci sentiamo in colpa a spiarli, ma in fondo non possiamo fare altro che provare un malizioso piacere. E’ piacere è una parola incredibilmente adatta; ricordate la pubblicità che recitava “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”? Qui è l’attesa dell’atto erotico a creare erotismo, a comprovare che le scene che rappresentano al meglio un rapporto sessuale, sono quelle che non hanno bisogno di esplicitare il tutto. Non ci sono scene di nudo frontale eppure tutto il film trasuda tensione sessuale, fino quasi a confonderci.

Il film è sensuale e sessuale non perché rivolge eccessivamente intorno al sesso, ma per questa attrazione sempre presente. C’è qualcosa di incredibilmente accattivante in ciò che vediamo, ma allo stesso tempo in tutte le azioni percepiamo una sorta di dolcezza, che avvolge ogni cosa. E alla tensione sessuale e a questa morbidezza si accosta però una nota brusca, uno sfogo per una relazione che deve essere tenuta nascosta.

La colonna sonora è magistrale e i colori non fanno altro che incorniciare una storia che ha trovato la sua massima espressione in questo film.

Un mix di sensazioni ed emozioni che alla fine ci lascia come bambini, un po’ persi, impossibilitati a trarre qualunque tipo di conclusione.

Chiamami col tuo nome è onestamente tutto quello che mi ero aspettata e anche di più e quindi ammetto di non poter essere e di non essere stata oggettiva in questa recensione, ma credetemi quando dico che quando un film ti lascia indifeso e senza parole è senz’altro quello giusto. E quindi ora sono qui, dolorante e malinconica, a consigliarvelo in modo deciso, come non mi era mai capitato di fare fino ad ora.

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SPOILER (?)

Concludo con la nota che potrebbe essere considerata una sorta di anticipazione sul finale, anche se personalmente non la considero tale. Ci tenevo ad esporre quest’ultima nota positiva sul film.

Sapete, aleggia dal primo momento la consapevolezza che il racconto non potrà avere un lieto fine e non tanto perché la storia sia prevedibile, ma perché in tutto questo calore che impermea il film c’è un ombra onnipresente, un’amarezza che aleggia implacabile, che ci prende al cuore sin dai primi minuti, che è lì e che vorremo poter ignorare. Ma è proprio questa sensazione che da ulteriore significato ad un film già magistrale e che alla fine vi farà trarre le considerazioni più interessanti.

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