Handmaid’s Tale e recuperi obbligatori

Okay, finalmente l’abbiamo fatto.

Abbiamo recuperato Handmaid’s Tale.

Perché non prima?
Per lo stesso motivo per cui la Quattro Salti in Padella ancora non è fallita e c’è ancora quotidianamente gente sui bus di linea iper-affollati, che fa domande esistenziali al proprio riflesso nel finestrino; ovvero la nostra essenza di universitarie medie.

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Ma non tergiversiamo sulla nostra indegna esistenza da studenti disperati, perché alla fine niente è peggio della realtà distopica in cui si ritrova a vivere la nostra June Osborne (Elisabeth Moss).

Non è la prima volta che la distopia mette in luce il ruolo subalterno della donna, trattata dalla società come mero oggetto sessuale, incatenata tra due soli ruoli: madre o prostituta.

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E poiché “TuTTi i fiLm pRImA DeL 2000 SoNo TRpp Out” ci teniamo a ricordare di  Fritz Lang e del suo Metropolis (1921)

Nel modernissimo facciamo finta di crederci 2017, ci ha pensato Hulu a darci a portata di laptop una storia colma di misogenia e sessismo, devastante e terribilmente umana.

Tratto dal celebre romanzo di Margaret Atwood  (Il racconto dell’ancella, 1985), la serie  The Handmaid’s Tale racconta un mondo devastato da guerre, rifiuti tossici ed un drastico calo di nascituri; il tutto in un tempo non ben specificato, ma che potrebbe essere benissimo un futuro molto prossimo all’attuale situazione mondiale (non a caso vengono citati Uber, Isis e smartphone).
Dove una volta sorgevano gli Stati Uniti d’America, ora c’è il governo di Gilead, un gruppo di estremisti religiosi cristiani, con l’unico desiderio di creare uno stato nel quale le donne hanno zero diritti.

Per ovviare alla penuria di nascituri, questo gruppo di squinternati, mostruoso mix tra un villaggio di Amish e una comunità di Puritani, decide di fare un colpo di stato, crearsi il suo nuovo governo teocratico totalitario, rapire le donne fertili e chiuderle in un istituto per addestrarle come Ancelle, un modo carino da dare a queste madri surrogate non consenzienti.

Ogni ancella, alla pari di una schiava, è costretta ad avere rapporti sessuali con uno dei capi del nuovo governo, i Comandanti, al solo fine di procreare.
Il tutto, ovviamente, è umanizzato e giustificato dal governo stesso poiché, come più volte viene ricordato,”il meglio non è sempre il meglio per tutti” e, dopo tutto, se viene fatta la stessa cosa nella Genesi, non può essere così male usare una persona come animale da riproduzione, no?

Voglio dire, lo dice la Bibbia!

14.

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June nella speranza di rivedere sua figlia e suo marito è costretta ad annullare la propria personalità, a sottostare ai capricci del Comandante, alla la furia repressa di Serena, moglie di quest’ultimo; alle ripercussioni, punizioni e torture degli Occhi e delle Zie, guardiani del rigore morale delle Ancelle e repressori di ogni più minima forma di dubbio ed esitazione verso la “sacra missione”.

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*my Helena sense is tingling*

Ovviamente la nostra June (detta anche Offred/Difredd) è solo una delle ancelle, che hanno dovuto dire addio alla loro vita, al loro lavoro, alle loro famiglie e persino alla propria identità: Offred (o come è stato reso in italiano Difredd) è il nome che viene dato a June per privarla del suo diritto di individualità, indicandola come semplice possesso, una schiava, un “proprietà di” questo o quel Comandante, dal quale verrà mensilmente stuprata, con l’aiuto di tutto un sistema fatto di mogli, giardinieri e cameriere, nella sola speranza di fecondarla.

Parlando del sistema:  certo, le Ancelle sono quelle che se la passano peggio, ma il giogo tocca tutte le donne di Gilead. Tutte sono proprietà degli uomini e a loro totalmente asservite. Una donna non può leggere, non può uscire da sola, né lavorare o tanto meno prendere parola se non è interpellata. E la cosa che fa totalmente gelare il sangue, è che dietro tutta questa ideologia c’è una donna, Serena Waterford (Yvonne Strahovski), moglie del Comandante alla quale June viene affidata.

 

È qui che la storia, che la Atwood delineava già in modo terrificante, prende le pieghe di vero terrore, da quanto tutto sia reso estremamente verosimile e a tratti profetico.

Molti degli episodi del passato di June sono tremendamente attuali per la nostra quotidianità: proteste lgbt, repressioni sociali, relazioni extraconiugali, leggi contro la libertà della donne fatte da soli uomini (ciao Trump, sto guardando te), politiche invasate che richiamano agli splendori arcaici della donna angelo del focolare domestico ( con l’unica differenza che Yvonne recita e invece Giorgia Meloni ce la dobbiamo sorbire sul serio), attacchi di donne contro altre donne e molto molto altro.

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Non a caso, dopo l’uscita del libro, per lungo tempo si polemizzò sulla durezza degli argomenti, al punto da considerarne il bando in alcuni licei americani.
Atwood dichiarò più volte che ogni singolo sopruso raccontato, tutte le pratiche barbare, dalla lapidazione alla mutilazione genitale, erano (e sono) realtà messe in atto contro le donne.

Il romanzo funziona proprio perché si focalizza totalmente sulle donne.
Il cuore del romanzo è femminile, è di denuncia, è di critica verso i fanatismi religiosi e politici, verso l’ignoranza e l’indifferenza sociale.

Il telefilm, specialmente nella prima parte, è molto fedele al testo originale, riuscendo a tratteggiare la stategia del terrore di Gilead con estrema efficacia, ma nel corso della serie, il presente si alterna con numerosi flashback, sia sulla protagonista che su vari personaggi secondari.

E qui si ritrova la prima importante differenza con il romanzo.

Nello show viene dato maggiore spazio a Serena, allo stesso tempo vittima e fautrice del sistema; a Moira (Samira Wiley), amica dell’università di June e anche costretta ad essere un’Ancella e al marito di June, Luke (O. T. Fagbenle). Spiccano comunque molto di più i ruoli femminili, prime su tutte,  Madeline BrewerAlexis Bledel che si strappa da dosso definitivamente il ruolo di Rory Gilmore.

Da questa differenza nascono le due facce della medaglia: se da un lato ampliare la narrazione ad altri personaggi spesso allenta la tensione e il coinvolgimento emotivo; dall’altro ci rende molto più chiara e nitida la situazione al di fuori del potere dei Comandanti.

Tuttavia, il bilancio complessivo non ne risente; questa nuova trasposizione di The Handmaid’s Tale resta assolutamente positiva, nonostante le licenze poetiche che Hulu si è concesso.
Attendiamo con ansia una seconda stagione, in arrivo nell’Aprile del 2018,

A quanto pare la Atwood sarà convolta nella stesura dei prossimi episodi, poichè il finale di stagione, coincide con il finale del romanzo. La scrittrice aveva già pensato in precedenza ad un possibile sequel del racconto e questa potrebbe essere la volta buona per narrare il continuo di Gilead e dei suoi personaggi.

Intanto vi lasciamo il breve e inquietantissimo teaser della seconda stagione

 

PS: nel dubbio, ricordiamo che per quanto sia stronza Serena Waterford, Yvonne Strahovski è in realtà una principessa Disney

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Biancaneve al massimo le spiccia casa

 

 

 

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