Hulk non spacca: Thor Ragnarok-Recensione

Se vi sentite in fibrillazione per il terzo capitolo della saga di Thor e avete prenotato il biglietto, prevediamo che durante il film la vostra espressione sarà più o meno questa:

Sono ormai perduti i tempi del Thor serio e posato e delle storie shakespeariane(vedi anche “kafikano” o “elemento dell’acqua” in GiffoniFilmFestival): siamo ormai nell’era dei toni leggeri e patinati stile Guardiani della Galassia.

Il regista, Taika Waititi, ha dato un’ impronta molto decisa a questo capitolo, indirizzandosi verso un mood leggero e divertente, di puro intrattenimento.

Più che un cinecomic sembra di vedere un cinepanettone. Ilarità e nonsense per tutti i gusti.

Il nostro Thorroncino è prigioniero di Surtur, un esserino non proprio carino il cui destino è distruggere Asgard. Il demone minaccia trasformarsi in un gigante di fuoco, provocando il Ragnarok (= caduta e distruzione di Asgard e degli dei).

Due martellate e viene sconfitto.

Thor allora deve andare a vantarsi col papi e porta il teschio di Surtur ad Asgard

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Odino però non è Odino ma è Loki che ha assunto le sembianze del padre e passa le sue giornate a erigere sue statue e guardare spettacoli che celebrano le sue imprese. Questa cosa è geniale, la soluzione per noi egocentrici che vogliamo passare per umili.

Ovviamente Thor lo sgama. (E figurati).

I due allora vanno a recuperare Odino sulla Terra (in Norvegia lol) ma il Dio sta terminando il suo tempo e deve raggiungere la sua amata Frigga. (Deve morire insomma)

Un momento strappalacrime che sembra portare a un riavvicinamento tra i due fratelli, ma questo è Thor quindi non dura.

Odino li avverte infatti di una nuova minaccia pronta a scatenarsi una volta che lui non ci sarà più:

La sorella maggiore, Hela.

LA DEA DELLA MORTE.

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Nel giro di tre minuti Hela distrugge il martello di Thor (sarebbe stato un bel colpo di scena se non l’avessero messo nel trailer, complimenti Marvel) e vola ad Asgard a seminare terrore.

Ahh, che belle le riunioni di famiglia!

Gli altri due? Nell’attraversare il Bifrost vengono scaraventati a Sakaar, governato dal Gran Maestro, che ha la fissa per i combattimenti, i colori accesi e il collezionismo… di persone (per scopi molto ambigui).

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Thor, catturato da Valchiria, una guerriena asgardiana rinnegata, si ritrova a combattere nell’arena di gladiatori allestita dal Gran Maestro, sempre intento a fangirlare sul suo amatissimo campione.

E chi è questo campione? Hulk. (Anche questo lo sapevamo già grazie al trailer, manco le puntate leakate di GoT)

Thor, Hulk e Valchiria formano i Revengers (stendiamo un velo pietoso sul nome) e cercano di lasciare Sakaar.

Dopo varie vicissitudini, di cui parecchie inutili ed evitabili, i nostri eroi riescono ad approdare ad Asgard, dove si scontrano con una Hela fomentatissima affiancata da un esercito di morti. (Molto GoT)

Messo alle strette, Thor ha un’illuminazione: vi ricordate il teschio di prima? Beh, se lo mettete insieme alla fiamma eterna custodita da Odino, sarà in grado di distruggere Asgard e di conseguenza Hela, in quanto la dea trae i suoi poteri proprio dalla città.

E tutto il casino per non salvare Asgard? No, frà scialla, Asgard esiste finché esiste  il suo popolo, basta salvare quello.

Il film si conclude quindi con tutti gli asgardiani in viaggio verso la Terra, per stabilirsi in Norvegia (doppio lol) con Thor che finalmente accetta il suo ruolo di re.

Insomma, nulla di nuovo. Il solito cattivo da sconfiggere, Thor e Loki che bisticciano, blablabla.
Il problema principale è che succedono troppe cose, ma nessuna di queste viene sviluppata propriamente: Odino non ha neanche il tempo di morire che spunta sua figlia cattiva che rompe il martello di Thor che finisce in un pianeta sperduto che al mercato mio padre comprò.

E’ un montaggio che sta stretto, che non permette di approfondire tematiche importanti per i nostri eroi.

Asgard è stata distrutta, non solo letteralmente: all’inizio del film sembra che tutto ruoti attorno al destino della città, destino che lo spettatore dimentica tra mondi spaziali e incontri demenziali.

Per non parlare delle aspettative deluse per il nuovo villain interpretato da Cate Blanchett: Hela, la dea della morte. Solo questo accostamento ci era bastato per immaginare fuochi d’artificio, ma di fatto si è trattato di una misera fiammella.

Che poi i fuochi d’artificio ci sono stati davvero.

Non fraintendiamoci, per noi Cate Blanchett non ha bisogno di un esercito dei morti per ucciderci con la sua bellezza (ogni sua inquadratura è una benedizione divina), ma bisogna ammettere che il suo personaggio non le ha reso giustizia.

Quella che poteva essere una personalità particolare e complessa, con alle spalle un passato drammatico da figlia ripudiata, si è rivelata essere un cattivo “classico” e stereotipato, visto e rivisto.

E se il personaggio di Hela è una delusione, Hulk è una vera e propria pugnalata al petto.

Mark ovviamente non è colpa tua se ti fanno lavorare con degli incompetenti, tu sei sempre perfetto e noi ti amiamo.

Come si trovi a Sakaar non si è capito, nonostante abbiano dato una mezza spiegazione. Inoltre per due anni Hulk è rimasto nella sua forma verde, cattiva e (come apprendiamo da questo film) stupida. Il bel fusto infatti ha atteggiamenti degni di un bambino di tre anni.

E neanche quando ritorna ad essere Banner la situazione migliora.

Assistiamo qui alla cosa più inverosimile del film, persino peggio di martelli magici e spade che aprono portali: Bruce è nel panico perché non è più sulla Terra.

MA TI PARE? UNO SCIENZIATO HA LA POSSIBILITÀ DI VAGARE PER LO SPAZIO E SI PRENDE PAURA?!?!?!

Insomma, tutto si risolve una battuta, nessuno dei personaggi resta credibile fino in fondo.

E’ tutto così poco credibile che a diventare sensate sono le scene più strane: un esercito di morti sterminato da una mitragliatrice, uno scontro tra divinità potentissime (che il boss finale di un videogioco in confronto è una formichina) con Immigrant Song dei Led Zeppelin come colonna sonora, battaglie a colpi di laser tra navicelle spaziali…

E in questo il film funziona alla grande: non sai bene perché certe cose stiano accadendo, ma è giusto così.

Le scene di azione, in particolare, sono state realizzate con un’ attenzione ai dettagli e alle inquadrature tale da restituire spettacolo puro.

Un altro importante punto di forza è sicuramente dato dalle immagini super aesthetic: colori vividi, luci brillanti,pieno stile anni ’70-’80.

 

HIGHLIGHTS

  • Lo scheletro che a inizio film perde la mascella guardando Thor è la migliore rappresentazione di quello che si prova a guardare Chris Hemsworth.
  • Thor e Loki ricordano un po’ il Team Rocket ma con i cambi d’abito delle Winx. (Bonus: il “chiamate aiuto!”)
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Ecco, così.
  • Ma Hela che somiglia più a Loki che a Thor?? Faranno un quarto film in cui scopriremo che in realtà è il biondone ad essere stato adottato? Ormai non ci stupiremmo.
  • Il pianeta Sakaar è “il luogo di tutte le cose perdute e non amate, come te.”

  • Valchiria vive il sogno: è perennemente sbronza e ha un interruttore per spegnere gli uomini.
  • HELA HA UN METALUPO?!?!?!!?
LA SMETTIAMO CON I RIFERIMENTI A GAME OF THRONES??????
  • “Oh ma Thor non assomiglia a Gale di Hunger Games?” (cit. la collega mutanda che non sapeva che fossero fratelli. NEL 2017. ROBA CHE PURE I COMODINi LO SANNO)
  • I cameo di Benedict Cumberbatch come Doctor Strange, Matt Damon e Luke IMieiFratelliSonoPiùFamosiDiMe Hemsworth nei panni dei finti Loki e Thor, e infine Stan Lee, in versione parrucchiere.
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Il cameo di Benedict.

CONCLUSIONI

Non possiamo dire che sia stata una visione spiacevole: è un film pieno di azione, umorismo e una certa(tanta) dose di ignoranza.

Per cui se cercate una narrazione seria e messaggi profondi, non fa per voi.

Questo film è ideale per passare la serata a bruciare calorie con tante, tantissime risate e non pensare a quanto faccia schifo la vita.

Ma se c’è qualcosa di davvero importante che dobbiamo a questo film, è una consapevolezza:

Non saremo mai capaci di superare la crush per Loki.

 

 

 

 

 

 

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