Anteprima di Stranger Things; quando la sfiga va in vacanza.

Capita, grazie ad inaspettate congiunzioni astrali, che in redazione LoserPants capiti una gioia.

Quella che stiamo per raccontarvi inizia un venerdì sera.

Durante una pausa tra una finta sessione di studi e l’altra.

 

Il Tè sul fuoco.

La copertina della nonna sulle gambe.

Il telefono in mano.

Il pollice che fa scorrere distrattamente e velocemente l’homepage di facebook ( questo social è un po’ come le sigarette, non ti piace sul serio, sei solo abituato al gesto) e infine l’inconscio che forse stremato dal troppo studio e di conseguenza alla ricerca di una scappatoia, frena il gesto automatico solo quando intravede le lettere “N E T F L I X”.

 

Compare, infatti, tra foto di gattini e quelle con black humor dilagante, un post appartenente alla pagina Netflix Lovers (l’unica che ti permette di rimanere davvero e costantemente aggiornato sulle uscite e le scadenze giornaliere del catalogo Netflix) che comunica la possibilità di partecipare all’anteprima del primo episodio della seconda stagione di Stranger Things.

Succede che invio un messaggio, non troppo pieno di speranza ma piuttosto pieno di disperazione:

 

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Succede anche che alla redazione di quella pagina piaccia il mio messaggio. O meglio, riconoscono una certa somiglianza tra la mia disperazione e quella di Joyce quando si mette a parlare con le lucine di Natale e, forse spinti quindi dalla pietà, decidono di cedere a me, mutanda sfigata qualunque, un accredito per l’anteprima.

Incredulità. E la rilettura del loro messaggio per una ventina di volte.

Entusiasmo. Che mi fa confermare la mia presenza ancora prima di verificare la mia effettiva disponibilità.

Razionalità. Con il cervello che ovviamente capisce di dover dare la priorità alle cose importanti e mi fa, dunque, chiudere i libri di sociologia che stavo studiando.

Poi l’ansia. Quella di dover fare un viaggio di 4 ore in autobus da sola, arrivando in una città la cui stazione (solo una delle tante) è grande quasi quanto il paesino in cui vivo. Quella che mi ricorda anche che ho un senso dell’orientamento pari a quello di un pesce rosso cieco che ha vissuto in un piccolo acquario per tre quarti della vita e che viene liberato all’improvviso (e senza ragione) nell’oceano. Ma soprattutto quella che mi dice che è da irresponsabili fare un viaggio fino a Milano con esattamente 2.50 € nel portafoglio.

Ma è finita che quel viaggio me lo sono fatta e che all’anteprima ci sono andata lo stesso. Questo è ciò che è successo.

 

Arrivata con lo “sposta poveri”, detto anche Flixbus (questo perché ci fingiamo persone importanti che vengono invitati ad eventi per ricchi, quando in realtà a mantenerci e pagarci l’affitto di una catapecchia è ancora la mamma) scopro magicamente l’esistenza di più mezzi di trasporto oltre al semplice autobus. Smarrita, infatti, nella stazione in cui il mio bus verde preferito mi ha lasciato, ho capito che avrei dovuto spostarmi con un mezzo fino al cinema. Mi sono recata ad un punto info per chiedere dove si sarebbe fermato l’autobus che avrei voluto prendere. Sbeffeggiata dai due uomini in divisa scopro che a mia disposizione avevo, in realtà, un treno, un taxi e la metro ma nessun autobus.

Sconcerto.

Incredulità

Stupore dinanzi alla scoperta.

Ho optato, saggiamente, per la praticità e prendere dunque un treno.

Incredibilmente sono riuscita a giungere alla stazione giusta. Credevo di essere veramente riuscita a non perdermi. Credenza durata ben poco, in quanto per uscire dalla stazione ho avuto la brillante idea di seguire l’afflusso di persone scese anch’esse dal treno, per poi scoprire che in realtà stavano andando a prendere la metro e non uscendo dalla stazione.

Dopo mezz’ora di camminata, su e giù per le scale, sono riuscita ad uscire dalla stazione.

Raggiungere il cinema è stato, a confronto, una passeggiata.

Ora, voi siete mai stati ad una festa privata in cui il vostro nome è in lista e voi dovete solo presentarvi per entrare? Io no.

E ammetto che la cosa mi ha parecchio esaltato.

Saliti all’effettivo piano ci ritroviamo un angolo di ristoro in cui ci viene donato questo grazioso kit di sopravvivenza personalizzato Stranger Things:

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O anche chiamato “Grazie Netflix per far in modo che io mi cibi pure stasera senza dover cucinare”.

 

E poi: Stand decorati doverosamente con le lucine di Natale;

Poster a ricordarti che la serie sta effettivamente tornando;

Cartelli che ti danno il benvenuto a Hawkins e bici.

 

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Finito di ammirare tutto ciò che c’era da ammirare ci hanno fatto accomodare in sala.

E FINALMENTE POSSO DIRVI QUALCOSA SENZA ALCUNO SPOILER DEL PRIMO EPISODIO DI “COSE STRANE”

L’episodio ha entusiasmato e divertito tutti.

Si nota come vogliano riprendere (fortunatamente) tutte le linee narrative aperte precedentemente. E se ciò da una parte significa che purtroppo Nancy ancora non è stata rapita da alcun demogorgone e per di più frequenta ancora Steve (ho dovuto fare la persona matura e trattenere gli insulti che invece farò appena rivedrò la puntata da sola sul mio divano); dall’altra, significa che qualcuno si ricorda di BARB. Se verrà anche solamente citata in tutte le puntate di questa stagione mi riterrò la persona più felice di questo mondo e smetterò addirittura di lamentarmi della vita.

Punto di merito da assegnare con un bacino sulla fronte va a Jonathan, che parlando con il fratello più sfigato piccolo, Will, tira fuori la solita, ma super apprezzata, pappardella su quanto sia okay essere “strambi”.

E se Jonathan dice che noi strani siamo destinati a fare grandi cose io ci voglio credere.

A intrecciarsi con i vecchi filoni, si aprono anche altre nuove storie e personaggi che ci permetteranno di andare avanti con la storia.

 

Finita la proiezione è seguito un lungo fastidio dovuto all’impossibilità di vedere subito un altro episodio.

 

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Netflix, sentiti in colpa, mi hai abituata troppo bene.

E un’intervista all’ospite a sorpresa: David Harbour

Lo sceriffo più spiato di Hawkins è stato accolto entusiasticamente dal pubblico in sala, entusiasmo ricambiato amorevolmente dallo stesso attore.

Vi riportiamo i punti più divertenti della chiacchierata che è venuta fuori:

– Ci ha ricordato che per girare una stagione ci mettono in media un anno e mezzo, che perciò è stupido “binge-watcharla” concludendola in poche ore.

Sappiamo che è inutile dirvelo e sono certa che almeno un paio di voi l’abbiano già vista tutta.

-E’ molto legato alla serie in quanto gli ricorda la sua adolescenza (per quanto riguarda tutti i riferimenti agli anni ’80) e al suo personaggio, attraverso il quale insegna di andare oltre alle apparenze.

Ha inoltre confessato che lo script della serie è stato uno dei migliori che avesse letto ed è stato onorato del fatto che avessero scelto lui per un personaggio così bello.

-Infine ha svelato che CI SARA’ UNA TERZA STAGIONE! E che la storia sarà ben sviluppata, in quanto i creatori hanno già ben chiaro l’inizio, lo svolgimento e la fine.

Dopo tante belle domande, menzione speciale la merita Rovazzi il quale, presente nel pubblico, ha fatto na domanda demmerda rabbrividire gli appassionati di cinema con il suo commento da tredicenne.

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Ciao Rovazzi, va a volare un po’ più in là (-semicit)

Ci chiediamo come sia possibile che lui riesca a partecipare con tanta facilità ad eventi del genere quando noi dobbiamo attendere i rari momenti in cui gira la fortuna.

 

La giornata si è conclusa con me stessa che ha sfidato la sorte riuscendo non solo a prendere la metro, ma anche a cambiarla.

Per poi riprendere l’autobus e ritornare alla solita vita poco interessante.

 

Voglio ringraziare ancora e immensamente Netflix Lovers per avermi dato la possibilità di partecipare a tale evento.

Le persone che hanno condiviso con me questa esperienza (e che si sono resi disponibili a darmi una mano per non farmi perdere nel caos dei mezzi funzionali di Milano).

Netflix. Che va ringraziato a prescindere.

Rovazzi per avermi fatto sentire una persona intelligente.

 

E, ora possiamo dirlo, vi lasciamo alla vostra maratona di Stranger Things 2!

 

 

 

 

 

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