Diario di bordo di una Mutanda

Ieri è giunta al termine la 47° edizione del Giffoni Film festival.

Su questo evento potete trovare le più svariate informazioni in ogni dove, ma cosa significa vivere tale esperienza? Noi Loser Pants abbiamo deciso di tenere aggiornato un diario giornaliero, raccogliendo sia le emozioni date dagli incontri coi tanti ospiti, sia le sfighe che ci accomunano (e che ci hanno donato parte del nostro nome).

Non vi risparmieremo i momenti commoventi, le critiche all’organizzazione e i momenti non-sense.

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Giffoni, day 1.
-Nel caso l’indicazione della giornata del festival non vi bastasse, e vorreste un riferimento temporale concreto, sappiate che il giorno ufficiale d’inizio, quest’anno, è caduto sul 14 Luglio.

Tuttavia, quando sei un giurato proveniente dall’estremo nord, e per di più uno studente (e dunque di conseguenza povero) per te il festival inizia un giorno prima, in quanto hai un viaggio di 11 ore, da affrontare in autobus. Il tutto accompagnato da: solo tre fermate per fare pipì, pagata; un’insalata super salata del Pam (giusto per ribadire la povertà accennata prima); e due ore complessive di sonno passate a pregare di trovare una posizione meno scomoda di altre.

Una volta arrivata a Salerno e scesa dall’autobus, mi sono ritrovata con le mie colleghe di sfiga con le quali sono dovuta risalire su un altro autobus il quale ci ha condotto a Giffoni.

Ovviamente, la navetta è arrivata con un’ora di ritardo regalandoci così il primo cazziatone del festival.

-L’unico pensiero fisso che ci ha fatto tirare avanti per tutta la mattina, è stato il desiderio di un cornetto caldo e, soprattutto, GRATIS, offerto da uno degli sponsor del GFF che gli anni precedenti aveva lo stand fuori dalla sala nella quale visioniamo i film. Sorprendentemente non lo abbiamo trovato, ma possedendo la stessa tenacia che Harry Potter possiede nel desiderio di mettersi nei guai, abbiamo rinviato la ricerca alla giornata successiva.

-Non essendo questo il nostro primo anno, c’è una cosa che appena arrivi ti rendi conto ti sia mancata parecchio. Il “jingle” di Giffoni. Ovvero il Waltz no. 2 dalla Suite for Variety Orchestra di Shostakovich.
Esso ti costringe ad abbandonare qualunque attività manuale per battere le mani a tempo.
E se in un primo momento sei felice di riascoltarlo, arrivi alla fine del festival che lo hai sentito talmente tante volte che ormai quando provi a parlare, ti esce solo un mugugno che riproduce il motivetto.

-Sarà che quest’anno tra gli ospiti c’è Kit Harington, ma quando provi a fare qualche domanda riguardante l’organizzazione del festival, nessuno sa mai niente.
Giffoni is the new Jon Snow.

-Abbiamo visto cars 3 e ho avuto il coraggio non solo di addormentarmi ma anche di sognare cricchetto che comunicava a saetta che il photocall era ufficialmente aperto, invitandolo a farsi il blue carpet per riacquistare fama.
Nel complesso il film è stato piacevole, ma non all’altezza del cortometraggio iniziale, “LOU”.
-La prima giornata si è conclusa con la paura di essere rimaste chiuse fuori casa poiché l’unica coinquilina ad essere uscita, non ci apriva il portone.
Dopo quasi tre quarti d’ora a suonare e a chiamarla, scopriamo che in realtà era uscita.
Si è presentata con non chalance chiedendoci chi stessimo aspettando.

 

Day 2
-Il secondo giorno si è aperto con la vana ricerca ai cornetti gratis. Una fonte indiscreta, ci ha comunicato che lo stand in questione, era stato spostato al giardino degli aranci (un parchetto non troppo lontano dalla cittadella, ma comunque non di strada).

-Dopo il secondo cortometraggio e il secondo film, abbiamo colto un filo conduttore (oltre quello importantissimo dell’acqua individuato dai nostri colleghi giurati) ed è la morte degli animali. Dopo la morte di Chicken del primo giorno, infatti, oggi è toccata alla morte di Cat-y-perry (La redazione provvederà ad adottare un gatto solo per poter usare questo nome geniale.)

Tutti poeti e neanche un animalista che se la prenda per queste morte ingiustificate.
-A Giffoni, scambiare i biglietti dei meet è come partecipare agli Hunger Games. Esempio che cade a pennello dal momento che molti conosco Julianne Moore solo per questa saga.

La cosa però non ci stupisce più del dovuto, in quanto c’è chi conosce Amy Adams solo per “Come d’incanto”.

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Day 3
-Si è conclusa, con un insuccesso, la ricerca dei cornetti. Ci siamo svegliate presto per arrivare al giardino degli aranci e scoprire che la nostra fonte mentiva.
-La strage degli animali morti nei film, continua. Un cinghiale è rimasto ucciso nel cortometraggio della mattina.
-Il film di questo terzo giorno era un mix tra il trash di Pretty Little Liars e gli incesti di Game of thrones, senza però spargimenti di sangue (purtroppo).
Con nostra grande sorpresa, è riuscito però a salvarsi all’ultimo.
– Le gambe di una ventenne. I capelli di una ventenne. Il sorriso di una ventenne. Il fisico di una ventenne. E noi a vent’anni non abbiamo una di queste cose. Julianne Moore è una delle donne più belle che io abbia avuto l’onore di incontrare.
-A dimostrazione che la sfiga ci perseguita, due di noi all’uscita dalla sala si sono messe in fila allo stand dello zucchero filato. Quando mancavano solo altre 3 bambini, la macchina si è rotta.
BENE.
Andiamo a recuperare il biglietto del meet con la Moore e scopro che sono stati buttati.
BENISSIMO.
Ci riavviamo verso casa e scopriamo che hanno aggiustato la macchina dello zucchero filato. Ci rimettiamo in fila e ci comunicano che hanno finito lo zucchero.
-La nostra cena è stata accompagnata da un inseguimento di un mulo sotto casa.
-Il festival quest’anno ha deciso di eliminare i concerti e sostituirli con varie manifestazioni in piazza, peccato non abbia capito che, ad esempio, noi siamo troppo vecchie per partecipare a feste come l’Holi Color.
Day 4
-La giornata è iniziata con una delle mie coinquiline che si è scusata per essersi asciugata i capelli in camera mentre stavo dormendo, e un’altra che mi ha informata che parlo nel sonno.
Io ho dormito profondamente senza accorgermi di nulla.
-L’incontro con i The Jackal si può riassumere con: termostato.
(E con “manca Fru”)
-La ragazza che tra noi è chiamata Alessandro Borghese dei poveri della casa del grande giurato, per le sue doti culinarie, ha dimostrato che anche il miglior chef può sbagliare ed ha bruciato il riso.
– Abbiamo deciso di finanziare un Giallini late show.

 

Day 5
Quando il film e il cortometraggio giornaliero decidono di risparmiare l’uccisione dell’animale del giorno, il festival deve comunque trovare un’anima innocente da torturare.
La scelta è ricaduta sui giurati.
Prima li ha costretti a rimanere seduti per 3 ore e mezza.

“Vuoi andare in bagno?
Non puoi, perché arriva l’ospite.
Vuoi spostarti di posto perché la fila davanti alla tua è vuota e ti piacerebbe stare più avanti?
Non puoi, perché arriva l’ospite.
Vuoi semplicemente alzarti per cambiare posizione e provare se le tue gambe riescono ancora a reggere il tuo peso?
Non puoi, perché arriva l’ospite.”

Quando poi l’ospite se ne è andato, il programma prevedeva un’anteprima nella stessa sala in cui i giurati già erano.
Ma al festival non piacciono le cose semplici, dunque non è stato permesso ai poveri animali in gabbia di rimanere dentro. Hanno preferito invece, dare inizio all’esodo del gregge. Viaggio dall’interno della sala, all’entrata della stessa, non uscendo però dalla porta principale, ma da quella laterale facendo dunque il giro dell’intera Cittadella, passando da Londra fino a Bangkok.
Una volta giunti all’entrata, c’era nell’aria la speranza di poter entrare subito, per andare finalmente al bagno, (meta ormai più desiderata del trono di spade).
Si ritenta nuovamente un colloquio con chi di dovere:
“Scusa, posso andare al bagno?
No, c’è l’anteprima.
Scusa, posso comprare una bottiglietta d’acqua che non bevo da ore?
No, c’è l’anteprima.
Scusa, possiamo entrare per l’anteprima che doveva iniziare mezz’ora fa?
No, c’è la fila prima dell’anteprima.”

I giurati ormai stremati, dopo mezz’ora di fila riescono a rientrare in sala. Prendono dunque posto e si avviano prima verso il bagno, poi verso il bar.
Ma davanti ogni porta trovano almeno un monitor che con la stessa autorità di Gandalf fermano il giurato esclamando “Tu non puoi passare”.

Con ormai le lacrime agli occhi, il giurato si mette in ginocchio:

“Posso, per favore, andare in bagno?
Quando inizia il film.
Posso comprare dell’acqua?
Quando inizia il film
Posso comprarmi dei viveri che è da mezzogiorno che non mangio?
Quando inizia il film
Sa dirmi più o meno quando inizierà il film?
Il film inizierà quando inizia il film.”

DUNQUE, nonostante sia un festival del cinema, hanno sul serio fatto perdere l’inizio dell’anteprima perché non hanno permesso di muoversi prima dell’inizio di esso.

Tuttavia forse era un messaggio che avrei dovuto cogliere, “vai al bagno appena inizia il film, perché fa cagare”, e in effetti dopo appena venti minuti di visione avrei voluto strapparmi occhi e orecchie.

Ah l’anteprima di cui parlo è “Prima di domani” (di cui presto pubblicheremo una recensione). Titolo suggestivo, perché tra i tanti difetti sto film è pure lento e ogni minuto di sceneggiatura (che risulta più banale della tua recita scolastica della terza elementare), ti auguri che il film finisca, effettivamente, prima di domani.

Cosa ha però salvato il quinto giorno di festival:
-Amy Adams che è una fatina principesca
-Amendola che è uno dei pochi personaggi sinceri, nel mondo dello spettacolo.
-Salvare una di noi dalla proiezione delle 10 di “prima di domani”
-Il vino.

 

Day 6.

L’inverno è arrivato. Ma a riscaldarci ci ha pensato lo stesso Jon Snow con il suo amico d’eccezione:

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Seriamente, se questi, caro Kit, sono gli effetti delle sfogliatelle e i babà, ti preghiamo di:

  1. Venirci a trovare più spesso;
  2. Condividere con noi il tuo segreto.

 

Day 7

-Bryan Cranston è un attore straordinario con un bagaglio cinematografico stupendo ma ciò non lo ha per nulla rovinato umanamente.

-A dimostrazione che il prossimo anno possiamo entrare anche noi a far parte dello staff vi è la nostra conoscenza sufficiente della lingua inglese. O almeno quel poco che basta per conoscere la differenza tra Cock e cook. La quale veniva ignorata da un ragazzo dello staff di quest’anno.

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Day 8

Giffoni anche quest’anno ha deciso di ricordarci di che grandi personalità del cinema l’Italia possiede, portandoci in sala Salvatores, il quale, con grande approvazione da parte di tutti noi, si è autoproclamato nostro padre.

Con lui ci ha raggiunto anche il protagonista de “Il ragazzo invisibile” il quale sta crescendo super bene, il che è un piacere per gli occhi, ma una sfortuna in quanto ancora non ha raggiunto la maggior età e ciò ci renderebbe penalmente perseguibili.

E a proposito di ragazzini cresciuti bene, ci ha raggiunto anche Nick Robinson per presentarci in anteprima il suo ultimo film “Noi siamo tutto”. Inizialmente ha ricevuto un paio di sentenze di morte degne di un Gus molto incazzato; in quanto, per permettergli di far visita allo stand della Warner Bros, hanno bloccato metà Cittadella, ma che poi tutto è passato appena si è mostrato ai nostri occhi. #complimentiallamamma

 

Day 9

Incredibilmente il nono giorno giunge. Il festival si conclude anche quest’anno.

Chiusura caratterizzata da:
-L’emozione dell’essere sbattute fuori di casa;

-I pianti all’entrata della sala Truffaut causati dal fatto che almeno per un anno non ci saremmo rientrate

-I saluti mancati alle persone dello staff importunate nei giorni precedenti.

-Le ultime foto di gruppo

-2 ore di cortometraggi, i quali metà erano un trip di funghetti e assenzio.

-Di nuovo pianti all’uscita della sala, causata dalla realizzazione che il festival si è concluso sul serio.

E ancora: la navetta presa di corsa, le valigie trascinate, il racconto dei ricordi più belli che rivivi come fossero i momenti più belli della vita di un personaggio di un film drammatico che sta per morire e ovviamente l’immancabile appuntamento fissato per l’anno successivo, nonostante ci fossimo tutti promessi che questo sarebbe stato il nostro ultimo anno.

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Il rapporto con questo festival si basa sul principio dell’odi et amo, passi tre quarti della durata di esso a lamentarti e ad insultare scelte folli dell’organizzazione, ma alla fine ti rendi conto che hai voluto talmente bene ai tuoi compagni d’avventura che non puoi non essere riconoscente al festival.

Alla prossima recensione!

 

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